Pechino nega la storia
“Mao dittatore:” anche il Real Madrid s’inginocchia alla Cina e si scusa per le parole di Mbappè
Il club si è scusato pubblicamente per le parole del calciatore a margine del Pallone d'oro, che aveva definito Mao Tse Tung come un «dittatore». Nulla di sbagliato dal punto di vista della definizione, ma il Real ha comunque deciso di fare ammenda
Cronaca - di Gabriele Caramelli - 28 Ottobre 2026 alle 14:39
L’ingerenza del Dragone, anche stavolta, si è fatta sentire forte e chiara persino negli ambienti del calcio spagnolo. Dopo l’uscita di Kylian Mbappè su Mao Zedong, con il commento a un meme sul corpo dell’ex segretario comunista cinese, a margine dell’evento per il conferimento del Pallone d’oro, ben tre sponsor cinesi avevano deciso di abbandonare il calciatore. A Kylian Mbappè è bastato etichettare Mao come un «dittatore» per perdere l’appoggio economico del settore imprenditoriale cinese, tanto che alla fine ha deciso di scusarsi per l’accaduto. Ma non era sufficiente. Anche il Real Madrid ha deciso di scusarsi con la Cina, dopo la battuta poco apprezzata del calciatore.
In ginocchio a Pechino, anche il Real Madrid si scusa per le parole di Mbappè su Mao
Le parole di Mbappè, a quanto pare, hanno provocato lo sdegno della Cina e del popolo cinese. Ma non di certo per i dissidenti perseguitati come Joshua Wong e Jimmy Lai. Nonostante ciò, il Real Madrid ha pubblicato un comunicato ufficiale per scusarsi con la Repubblica popolare, visto che Pechino ha deciso di oscurare tutte le partite spagnole come ripicca. Come si legge nel comunicato dei Blancos, il club «desidera porgere le proprie scuse al popolo cinese per il disagio causato dalle recenti dichiarazioni del nostro giocatore Kylian Mbappé». Poi hanno aggiunto che la squadra «nutre un profondo rispetto per la Cina, la sua storia, la sua cultura e i suoi cittadini, così come per i milioni di tifosi cinesi che provano affetto e ammirazione per il Real Madrid» e che il team «si unisce alle scuse pubbliche espresse da Kylian Mbappé, nelle quali il giocatore ha manifestato il suo rammarico per le sue parole e ha ribadito il suo rispetto per il popolo cinese».
In conclusione, il Real Madrid ha ribadito il proprio impegno « nei confronti dei valori di rispetto, convivenza e comprensione tra le culture, ed esprime il desiderio di continuare a rafforzare i legami di amicizia e affetto che lo uniscono alla Cina e ai suoi cittadini». Ma qual è stata la motivazione che ha spinto il club a scusarsi pubblicamente? Si è trattato di una questione economica o di quieto vivere? Una cosa è certa: Mao Zedong non è stato eletto democraticamente.
Le scuse pubbliche dal calciatore
«Presento le mie scuse a tutte le persone che le mie parole hanno ferito. Non era assolutamente mia intenzione. Nutro un profondo rispetto per il popolo cinese e sono sinceramente dispiaciuto». Sono queste le parole che Kylian Mbappè ha scritto in una nota, dopo essersi cosparso il capo di cenere per aver detto nient’altro che la verità su Mao. Il comunicato è stato diffuso in francese, inglese e persino in mandarino. Ma senza l’inchino del Real Madrid neanche questo sarebbe bastato.