Quanti galli a cantare?
Il campo affollato: Ruffini lancia la candidatura di Gabrielli. Le primarie? “Mancanza di generosità”, ma in caso…
L'ex direttore dell'Agenzia delle entrare sottolinea che il suo movimento non è di centro, ma di centrosinistra e fa capire di voler rivendicare il suo posto al sole: "Non nasciamo per fare la stampella". Intanto Bonelli ribadisce che anche Avs non si considera fuori dalla partita
Ci mancava Ernesto Maria Ruffini ad aggiungere contraddizioni a contraddizioni. Mentre i “soci fondatori” del campo largo continuano a lanciarsi frecciate e farsi sgambetti su tempi, priorità, leadership, anche il “fu” papabile federatore dà il suo contributo al caos, in vista della presentazione, sabato al Salone dell’Eur, del manifesto dei comitati di Più Uno e del cui patto costitutivo siglato nei giorni scorsi con l’ex capo della polizia Franco Gabrielli. Che Ruffini lancia come candidato alle primarie, rendendo il parterre dei futuribili gazebi sempre più affollato: contemporaneamente, infatti, mentre resta nel dibattito il nome di Roberto Gualtieri tirato fuori dal cilindro da Giuseppe Conte, anche Avs torna a far intendere di non considerarsi fuori dalla partita.
Ruffini: “Non nasciamo per fare la stampella”
Il tema della leadership non è l’unico in cui Ruffini rivendica un protagonismo. Anche sul programma, l’altro tema dirimente perennemente sospeso nelle diatribe tra Pd e M5S con coté di Avs, l’ex direttore dell’Agenzia delle entrate, che sogna un nuovo Ulivo, dice la sua. Del resto, “non nasciamo per fare da stampella”, rivendica in un’intervista al Corriere della Sera, sottolineando che “non siamo di centro, ma di centrosinistra”. “Parliamo a tutto il Paese. A tutti coloro che si riconoscono in un centrosinistra che rappresenta l’Europa, l’uguaglianza e uno Stato che rimuove gli ostacoli. Nasciamo dalla stessa ambizione da cui è nato l’Ulivo: tenere assieme culture diverse come cattolici democratici, socialisti, riformisti di sinistra, liberali”: sostanzialmente una dichiarazione di concorrenza diretta al Pd.
Gabrielli alle primarie? “È un nome di altissimo valore”
“Il centrosinistra – aggiunge Ruffini – ha bisogno di qualcuno che tenga insieme gli elettori, non i leader, e che riporti le persone a votare. Dopo quattro anni di opposizione bisogna concentrarsi sulla piattaforma di governo, cercando di scriverla insieme. Chiediamo ai protagonisti di mettere nero su bianco i punti irrinunciabili, prima di parlare di leader”. La patrimoniale, fa notare Monica Guerzoni che firma l’intervista, per una parte della sinistra è irrinunciabile. “Sono contrario”, replica Ruffini, che alla domanda su chi tifi tra Schlein e Conte per le primarie risponde che “le primarie non sono un talent show e non riguardano l’interesse collettivo. Ma poiché occorre mettersi d’accordo su un nome, se si arriverà alle primarie sarà perché è mancata la generosità di trovare un’altra strada”. Eccola là la sua candidatura: Gabrielli? “È un nome di altissimo valore e la sicurezza sarà un tema centrale, che non possiamo lasciare alla destra” e se si arriverà alle primarie “vedremo insieme” se candidarlo.
L’appello di Bonelli e la deadline per il programma che si sposta sempre in avanti
“Vedremo” è sostanzialmente anche la risposta di Angelo Bonelli, intervistato da Repubblica. “Ne dobbiamo ancora discutere”, ha detto il co-leader di Avs, ribadendo la freddezza anche del suo partito sull’appuntamento ai gazebo monopolizzato dalla disputa tra Schlein e Conte e dai suoi risvolti sul terzo nome. “Premesso che stimo entrambi, ribadisco quel che Avs ha sempre detto: le primarie sono molto pericolose per il centrosinistra”, è la posizione rilanciata da Bonelli, per il quale “occorreva uno sforzo per trovare una sintesi politica in grado di impedire la riconferma di Giorgia Meloni in Italia”. Si torna sempre allo stesso punto: a unire è il “contro”, non la visione. Del resto, la visione resta un miraggio: dopo mesi di affermazioni sulla necessità di partire dal programma e l’ampio sforamento della deadline per mettersi al tavolo (che era stata indicata nel giorno dopo la fine di Nova, l’assemblea del M5S che si è tenuta ormai quasi un mese fa), il campo largo anche nel suo assetto ristretto è ancora al punto zero.
“Ora dobbiamo dire agli italiani cosa vogliamo fare, sennò rischiano di ridurre l’intero progetto a una contesa personale”, avverte Bonelli, per il quale “urge scrivere il programma e solo dopo stabilire la data delle primarie, visto che sono state decise. Anche se non da noi”. Quando? “Subito”. “Non possiamo completare il programma a ridosso delle elezioni. Dobbiamo illustrarlo al Paese, fare iniziative sul territorio, portare nelle piazze i nostri assi portanti. Bisognerebbe chiudere al massimo entro fine novembre”. Una nuova deadline, insomma, che ha tutte le premesse per essere nuovamente spostata in avanti.