Il giallo del ginocchio
Enigma Sinner: col forfait a Shangai sono 3 i tornei saltati. Il viaggio segreto a Lione e l’incubo operazione: cosa c’è dietro il grande silenzio
Operare o non operare: questo il dilemma. E nell’amletico dubbio l’unica cosa che è data sapere al momento è che Jannik Sinner è ancora alle prese con l’infortunio che lo sta tenendo lontano dai campi da oltre tre mesi, con l’ultima partita giocata che è stata la finale di Wimbledon dello scorso luglio, vinta contro Alexander Zverev. E come noto: Sinner ha dato forfait prima agli Us Open e all’Atp di Pechino – dopo aver già rinunciato anche a Montreal e Cincinnati – e ora anche al Masters 1000 di Shanghai.
L’enigma Jannik Sinner
Secondo quanto riportato da La Gazzetta dello Sport, nelle scorse ore Sinner è volato a Lione per un consulto con il chirurgo Bertrand Sonnery-Cottet, considerato un luminare e punto di riferimento per infortuni di questo tipo, che in passato è stato consultato anche da alcuni giocatori della Juventus. Lo specialista potrebbe essere stato consigliato proprio dai medici del JMedical, struttura di proprietà del club bianconero, e scelta anche da Sinner. La visita dell’azzurro nella città francese era stata “spoilerata” sui social, con alcuni utenti che avevano pubblicato selfie insieme al numero 1 del mondo.
Sinner salta il Masters 1000 di Shanghai: «Speravo di giocare»
Poi, la conferma è arrivata nelle scorse ore: sul tavolo c’è anche la possibilità di sottoporsi a intervento chirurgico. Un’opzione però, al momento, scartata. Il medico avrebbe infatti consigliato a Sinner si continuare con una terapia conservativa. E la domanda torna a essere: ma come sta Sinner?
Sinner che, intanto, si sta allenando a Montecarlo, aumentando l’intensità delle sessioni giorno dopo giorno. E che proprio in queste ore si apprende sia arrivata la decisione definitiva di non partire alla volta di Shanghai, dove dal 5 al 18 ottobre si giocherà il penultimo Masters 1000 della stagione. Con una prima risposta al momento data per certa: l’azzurro vuole prendersi altro tempo per valutare la risposta del ginocchio e la propria condizione fisica.
Informazioni a corrente alternata e spoiler dai tifosi
L’obiettivo rimane quello di ridurre ogni rischio, ma Sinner sarebbe da considerarsi clinicamente guarito dall’infiammazione tendinea extra-articolare che lo ha tenuto lontano dai campi dopo la finale vinta a Wimbledon dello scorso luglio. La rinuncia a New York, a Pechino, e ora a Shanghai, è arrivata dunque proprio nell’ottica di ridurre al minimo ogni rischio di eventuali ricadute, prediligendo quindi un approccio cauto e conservativo.
Sinner, il dilemma tra diritto alla riservatezza e dovere verso i tifosi
E in tutto questo parcellizzare notizie e deduzioni, non possiamo fare a rilevare come la linea sottile, eppure calpestatissima, che separa il sacrosanto diritto alla privacy di un atleta di vertice dal dovere di informazione verso chi quel movimento lo sostiene, lo vive e, in fin dei conti, lo consuma, torni in primo piano. Prepotentemente. l forfait di Jannik Sinner al Masters 1000 di Shanghai — ufficializzato sui social con la solita laconica storia Instagram e dopo un’estate di dolorose rinunce — porta a galla una questione che va ben oltre la pura tabella di marcia di un ginocchio capriccioso nella migliore delle ipotesi. Malandato nella peggiore.
È la gestione della comunicazione attorno alle condizioni fisiche del numero uno del mondo a trasformarsi in un rompicapo che alimenta speculazioni, ansie da tifoseria e accesi dibattiti tra gli addetti ai lavori.
Il giallo del ginocchio e la corte di Lione
I fatti raccontano di un calvario iniziato all’indomani della finale vinta a Wimbledon lo scorso luglio contro Alexander Zverev. Un’infiammazione tendinea extra-articolare al ginocchio destro ha progressivamente cancellato il nome del tennista azzurro dai tabelloni dei tornei americani, degli Us Open, di Pechino e infine di Shanghai. In mezzo, le notizie distillate a goccia: il blitz sottotraccia a Lione dal chirurgo luminare Bertrand Sonnery-Cottet, dedotto e strappato dagli immancabili selfie dei fan sui social.
Il consulto francese, fortunatamente per lo stato di salute di Sinner, ha confermato la bontà della via conservativa, scartando l’ipotesi dell’intervento chirurgico. Ma dal punto di vista clinico-narrativo la situazione resta nebulosa: il tennista è considerato “clinicamente guarito”. Eppure continua a rinviare il rientro per via di un approccio prudentissimo. Perfino l’esibizione milionaria del Six Kings Slam di Riad, a fine ottobre, appare oggi avvolta nel dubbio.
Privacy legittima o muro di gomma?
Ma è proprio qui che si innesta e si annida. Qui che risiede il corto circuito. È del tutto fisiologico e professionale che il team Sinner scelga di tutelare il fisico e la carriera dell’atleta a costo di sacrificare punti pesantissimi nel ranking ATP (dove Alexander Zverev spinge forte per il sorpasso). Ma è altrettanto inevitabile che l’eccesso di riserbo finisca per generare una camera d’eco dove proliferano le ipotesi più fosche e le retroscena-fantasie.
Certo, l’approccio scelto da Jannik e dal suo entourage è perfettamente in linea con il suo carattere: minimale. Schivo. Privo di vittimismi e, al contrario, di sensazionalismi. Tuttavia, in un’epoca in cui il tennis d’élite richiede trasparenza, e in cui i dettagli clinici determinano quote di mercato, palinsesti tv, e ingenti flussi economici, l’assenza di un bollettino chiaro o di una road map definita, rischia di sconfinare nell’oscurantismo informativo.
I mal di pancia della piazza tennistica
Così, finisce che per gli appassionati duri e puri e gli opinionisti di settori, il prolungato silenzio si traduce in una continua altalena emotiva. Ogni allenamento a Montecarlo con intensità crescente viene interpretato come il segnale dell’imminente rientro, salvo poi essere smentito da un post social poche ore dopo. Non è solo la nostalgia di non vedere sul campo il campione di Sesto Pusteria. È il senso di spaesamento di fronte a una narrazione costantemente “in differita”, in cui le notizie arrivano prima da avvistamenti amatoriali che dai canali ufficiali. E magari vengono poi smentite – o confermate – dai social.
Proteggere Jannik è la priorità assoluta di chi gli sta accanto, ed è una scelta incontestabile. Ma colmare la distanza con la piazza attraverso una comunicazione più strutturata e meno frammentata non significherebbe svendere la sua sfera privata. Significherebbe, semmai, incanalare l’ansia collettiva e difendere lo stesso Sinner dalle congetture che, inevitabilmente, fioriscono nel buio e nel vuoto di certezze. Opps: di informazioni…