Si vota il rinnovo
Csm, tra il redivivo Di Pietro e il rebus quote rosa: il centrodestra punta a otto seggi su dieci
Dieci poltrone, una partita politica ad alta tensione e un obiettivo ambizioso: conquistarne otto. Il rinnovo dei componenti laici del Csm accende il confronto parlamentare e il centrodestra prova ad alzare la posta, forte dei sette seggi ottenuti nella precedente tornata. Ma a Palazzo dei Marescialli i giochi si complicano prima ancora di cominciare.
A scombinare i piani sono le quote rosa: troppo poche le candidature femminili, tanto da imporre una riapertura dei termini. Sullo sfondo si muovono nomi di primo piano, dai senatori di Fratelli d’Italia Susanna Donatella Campione e Sergio Rastrelli fino all’ex pm di Mani Pulite Antonio Di Pietro. Che, dopo aver sostenuto il Sì alla riforma della giustizia, ora punta a entrare proprio nel Consiglio che avrebbe voluto trasformare.
Csm, la sfida dei numeri: senza intesa i seggi restano in bilico
La strada verso l’elezione passa necessariamente da un’intesa parlamentare. Per scegliere i dieci componenti laici serve infatti la maggioranza qualificata dei tre quinti, una soglia che impone un confronto tra gli schieramenti. Senza un accordo, le votazioni rischiano di andare a vuoto.
Nella precedente elezione la coalizione di governo aveva conquistato sette posti, compreso quello dell’attuale vicepresidente Fabio Pinelli, indicato dalla Lega. L’ipotesi ora sul tavolo lascerebbe due seggi alle opposizioni, ma la distribuzione definitiva resta da concordare.
La posta in gioco è rilevante anche per la durata del mandato: il nuovo Consiglio resterà in carica quattro anni, oltre la scadenza naturale della legislatura.
FdI cala due nomi di peso: Campione e Rastrelli nella corsa al Csm
Fratelli d’Italia mette in campo due senatori con una solida formazione giuridica: Susanna Donatella Campione e Sergio Rastrelli. Entrambi avvocati, rappresentano profili nei quali esperienza professionale e attività parlamentare si affiancano nella conoscenza delle questioni della giustizia.
Campione è componente della commissione Giustizia di Palazzo Madama e della commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio. Un percorso istituzionale che l’ha vista impegnata su temi delicati, dalla tutela delle vittime alla legislazione penale, con particolare attenzione al contrasto della violenza sulle donne.
Rastrelli, anch’egli avvocato, porta nella corsa al Csm la propria esperienza politica e professionale. La sua candidatura valorizza una formazione maturata nel campo del diritto, in un momento in cui il ruolo della magistratura e il rapporto tra i poteri dello Stato restano al centro del confronto istituzionale.
Due nomi che testimoniano la scelta di Fratelli d’Italia di puntare su competenze giuridiche ed esperienza parlamentare. Nell’elenco figura anche l’avvocato reggino Giovanna Margherita Cusumano.
Lega e Forza Italia, in campo ex ministri e veterani della giustizia
La Lega schiera soprattutto figure femminili con una significativa esperienza istituzionale: la senatrice Erika Stefani, già ministro per gli Affari regionali e per le Disabilità, l’ex presidente dell’Umbria Donatella Tesei e l’ex vicepresidente della Liguria Sonia Viale.
Forza Italia punta invece su Pierantonio Zanettin, senatore e avvocato, già componente laico del Csm dal 2014 al 2018. Un’esperienza che gli ha consentito di conoscere direttamente il funzionamento dell’organo di autogoverno della magistratura.
Il Pd punta su Rossomando e Bazoli. In corsa anche Grosso, volto del No
Sul fronte delle opposizioni figurano i senatori del Partito democratico Anna Rossomando e Alfredo Bazoli, l’ex componente del Csm Paola Balducci e il costituzionalista Enrico Grosso.
Quest’ultimo è stato presidente del Comitato per il No al referendum costituzionale sulla giustizia, diventando uno dei protagonisti della campagna contraria alla riforma della separazione delle carriere.
Il paradosso Di Pietro: voleva rivoluzionare il Csm, ora sogna un seggio
Ma il nome che più degli altri attira l’attenzione è quello di Antonio Di Pietro. L’ex pubblico ministero simbolo di Mani Pulite, già ministro e fondatore dell’Italia dei Valori, prova a tornare sulla scena istituzionale.
La sua candidatura presenta un risvolto singolare. Di Pietro si era schierato apertamente a favore del Sì al referendum costituzionale di marzo sulla separazione delle carriere, sostenendo una riforma che prevedeva lo sdoppiamento del Csm e il sorteggio dei suoi componenti.
Dopo la vittoria del No, l’ex magistrato punta dunque a sedere proprio nell’organismo che quella riforma avrebbe profondamente trasformato. Una curiosa inversione di prospettiva.
Quote rosa, i numeri non tornano: il Parlamento costretto a riaprire i giochi
A inceppare gli ingranaggi della partita, prima ancora delle trattative tra i partiti, è un problema tutto numerico. Su 137 aspiranti ai dieci posti da componente laico del Csm, soltanto 42 sono donne. Appena il 30,7 per cento, ben al di sotto del 40 per cento richiesto per il genere meno rappresentato. Uno squilibrio che non è stato colmato neppure dopo il primo ampliamento della platea dei candidati. L’elenco iniziale, del resto, era ancora più sbilanciato: 77 uomini contro appena 26 donne.
Il risultato è un calendario da rivedere e una corsa alle candidature femminili per riportare la procedura entro i parametri previsti. Il Parlamento ha quindi riaperto i termini, riservando esclusivamente alle donne una finestra aggiuntiva fino alle ore 10 di lunedì 26 ottobre.
Ma non è finita. Un’ulteriore scadenza è fissata per mercoledì 28 ottobre alle ore 10, quando potranno essere presentate nuove candidature sostenute da almeno dieci parlamentari appartenenti a due gruppi diversi. Soltanto nel pomeriggio, alle 16.30, Camera e Senato si riuniranno in seduta comune per procedere all’elezione. La strada per arrivare a Palazzo dei Marescialli è ancora lunga.