I dati
Blocchi selvaggi dei tir, il Viminale presenta il conto: oltre mille identificati, 71 denunciati e 242 sanzionati
Il ministro Piantedosi lancia l’allarme sulle infiltrazioni criminali. Scortati 500 camion in Campania per garantire i rifornimenti
Il Viminale passa dalle parole ai fatti contro i blocchi stradali degli autotrasportatori. Sono 1.339 le persone identificate, 71 quelle denunciate e 242 quelle colpite da sanzioni amministrative nell’ambito dei controlli avviati dal ministero dell’Interno sui presidi illegali che stanno paralizzando la circolazione, soprattutto in Campania. Una stretta accompagnata dall’allarme sulle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata, che rischiano di trasformare una protesta nata dal caro carburanti in una questione di ordine pubblico.
Il titolare del dicastero Matteo Piantedosi ha convocato una riunione in videocollegamento con prefetti e questori delle province interessate, sollecitando la massima attenzione sui tentativi della malavita di inserirsi nelle mobilitazioni. Parallelamente, le forze dell’ordine hanno scortato circa 500 mezzi pesanti nella sola regione partenopea, consentendo agli autisti di effettuare le operazioni di carico e scarico nonostante i blocchi. Un servizio che, assicura Palazzo Chigi, «sarà garantito a chiunque ne faccia richiesta per poter continuare a lavorare in sicurezza».
Il sospetto delle infiltrazioni criminali
A preoccupare il governo non sono soltanto le conseguenze economiche dell’agitazione. Nel Casertano sono stati segnalati episodi di intimidazione ai danni dei camionisti intenzionati a riprendere il lavoro, compreso il danneggiamento degli pneumatici dei mezzi.
Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida già da tempo aveva inoltre denunciato il rischio di condizionamenti criminali: «All’interno di queste mobilitazioni ci sono infiltrazioni che rendono pericolosa la situazione». E ieri ha precisato: «Questo non lo dico solo io ma anche le nostre forze di polizia con verifiche che stanno portando avanti».
Dai caselli autostradali agli aeroporti
La protesta, partita soprattutto da Puglia e Calabria, ha provocato gravi ripercussioni sulla distribuzione delle merci. In Campania i presidi hanno interessato snodi strategici della rete autostradale, compresi i collegamenti tra A1 e A30. Disagi anche nel Lazio, tra Frosinone, Ferentino e San Vittore.
Le conseguenze hanno raggiunto perfino il trasporto aereo: gli aeroporti di Crotone e Reggio Calabria sono rimasti senza carburante per gli aeromobili. Nei supermercati del Mezzogiorno scarseggiano prodotti freschi e generi alimentari, mentre le imprese agricole denunciano perdite ingenti per le merci deperibili rimaste ferme.
I sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, hanno lanciato l’allarme sul rischio paralisi delle rispettive città. Intanto arrivano i primi segnali di distensione: nella tarda serata di mercoledì gli autotrasportatori dell’Aias in Sicilia e la federazione Fedralog in Calabria hanno annunciato la sospensione delle agitazioni.
In arrivo le misure per autotrasporto e agricoltura
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha riunito a Palazzo Chigi i ministri interessati dall’emergenza, mentre per oggi, giovedì 22 ottobre, è previsto un Consiglio dei ministri dedicato a nuovi interventi per autotrasporto e agricoltura.
Sul tavolo ci sono ulteriori sostegni contro il caro carburanti, mentre il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi ha annunciato l’avvio dell’erogazione dei fondi già previsti.
Il prossimo confronto con le categorie è fissato per il 27 ottobre. Ma il governo non intende attendere quella data per ripristinare la circolazione. Da Palazzo Chigi arriva una linea inequivocabile: «Il rispetto delle regole, la libertà di circolazione e la tutela delle attività economiche devono restare priorità imprescindibili». Il diritto alla protesta resta garantito. Quello di impedire agli altri di lavorare, no.