L'offerta da 30 miliardi
Assalto a Luxottica: 30 miliardi dal re delle armi ceco Strnad, ma Del Vecchio dice no: “E’ patrimonio dell’Italia”
Stavolta è stato Leonardo Del Vecchio jr, il rampollo milionario della famiglia del fondatore di Luxottica, a dire “non siamo in vendita”, come Marco Travaglio aveva fatto a fronte dell’ipotesi di Opa del gruppo editoriale che controlla Il Fatto Quotidiano. Nei giorni scorsi l’amministratore delegato di Delfin, Romolo Bardin, ha ricevuto una proposta d’acquisto per l’intero capitale della holding della famiglia Del Vecchio, dal produttore ceco di armi Michal Strnad. Il valore complessivo della proposta sarebbe pari a 30 miliardi di euro. La notizia anticipata da Il Domani è stata confermata da uno degli eredi di Leonardo Del Vecchio, il quartogenito Leonardo Maria. “Come socio di Delfin, sono stato informato nei giorni scorsi dell’offerta pervenuta da un finanziere straniero, oggi resa pubblica”, scrive in una nota l’erede, riferendosi a una lettera datata 20 ottobre.
Offerta per Luxottica, Del Vecchio dice no
“Per anni ho lavorato con un solo obiettivo: fare in modo che quello che mio padre ha costruito in una vita, partendo dal nulla e con le sole sue mani, non finisse lontano dalla sua storia e dal suo Paese. EssilorLuxottica non è soltanto un’azienda. È l’unico vero campione italiano nel mondo, la prova di cosa diventa il Made in Italy quando talento, lavoro e visione camminano insieme”, ha detto in serata Leonardo Maria Del Vecchio. “Dietro quel nome ci sono le persone che lo hanno reso grande, dal cuore battente di Agordo a ogni angolo del mondo. Non può essere trattata come un asset qualsiasi – incalza Del Vecchio -. C’è poi una questione che riguarda tutto il Paese. Attraverso Delfin, la mia famiglia detiene partecipazioni rilevanti nel sistema bancario e assicurativo italiano. Sono presidi che devono restare stabili, trasparenti e al servizio delle istituzioni e dei risparmiatori italiani. Davanti a un’operazione di questa portata, è doveroso che la provenienza e la struttura dei fondi siano chiare, verificabili e sottoposte al pieno vaglio delle autorità competenti”. “Mi si possono rimproverare tante cose. Ma non di aver smesso, nemmeno per un giorno, di lavorare per proteggere e mettere in sicurezza ciò che mio padre ha costruito e che, in fondo, appartiene anche all’Italia. Continuerò a farlo”.