Espulsioni
“Sono un soldato di Allah”: 44enne radicalizzato minacciava gli agenti ed era una minaccia per la sicurezza. Piantedosi: scarcerato e espulso
Espulso e rimpatriato un ennesimo islamista pericoloso. Perché sulla sicurezza il governo continua a mostrare il pugno duro sul terrore evocato e minacciato da un ennesimo radicalizzato islamico. L’interventismo per la tutela della sicurezza nazionale e la prevenzione del terrorismo di matrice islamica non conosce sosta. E la cronaca registra l’ennesimo provvedimento di espulsione. Un rimpatrio eseguito nelle ultime ore nei confronti di un 44enne ritenuto pericoloso per l’incolumità pubblica.
Un ultimo caso che, rileva Il Giornale sulla notizia e sul tema, porta a incrementare un bilancio che, dall’inizio della legislatura al primo aprile scorso, ha visto già 239 soggetti allontanati dal territorio nazionale per legami con il radicalismo jihadista.
Sicurezza, espulso e rimpatriato un ennesimo islamista pericoloso
A dare la notizia – che rilancia il quotidiano milanese – è stato direttamente il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Spiegando che si tratta di un soggetto «emerso all’attenzione delle autorità durante un periodo di detenzione per aver minacciato di morte il personale della Polizia Penitenziaria. Qualificandosi, oltretutto, come “soldato di Allah”. L’uomo si era reso più volte autore di azioni oltraggiose, giustificando i suoi comportamenti in nome di una missione divina».
Piantedosi: scarcerato il 44enne è stato condotto in un Cpr. E poi imbarcato su un volo diretto verso il suo Paese di origine
Non solo. Il titolare del Viminale ha anche rilanciato l’impegno dell’esecutivo nel garantire la legalità e la serenità dei cittadini. Puntualizzando sull’iter seguito per l’allontanamento dello straniero che, «dopo la scarcerazione il 44enne è stato condotto in un Cpr. E successivamente imbarcato su un volo diretto verso il suo Paese di origine».
Islamista rimpatriato, il lavoro di governo e forze dell’ordine. E l’intervento della magistratura che…
Un’operazione che conferma la vigilanza attenta e la prontezza d’intervento dei nostri apparati di sicurezza a fronte delle tossiche eredità di anni di porti aperti e accoglienza indiscriminata. Tuttavia, all’efficacia delle forze dell’ordine fa spesso da contraltare un corto circuito giudiziario che rischia di vanificare il lavoro del Viminale. Come nel caso, di cui abbiamo dato conto proprio oggi, denunciato dal deputato di Fratelli d’Italia Cristina Almici riguardo a un cittadino egiziano rimpatriato lo scorso 18 agosto. Un extracomunitario il cui trattenimento nel Cpr è stato successivamente bocciato dalla Cassazione, inducendo la difesa a richiedere un visto di rientro in Italia a spese dello Stato.
L’ennesimo paradosso che dimostra la necessità di norme sempre più blindate per impedire che la certezza delle espulsioni venga trasformata in un perenne gioco di rimpatri e ritorni che, senza passare per il via, vanificano in una sola mossa, l’impegno del governo e il lavoro delle forze dell’ordine.