Il danno e la beffa online
Prof accoltellata dal 13enne e difesa dall’alunno congolese infilzata due volte: dopo i fendenti, la gogna social per le sue idee
Nel day after l’accoltellamento della prof ad opera di un suo alunno 13enne non accenna ad attenuarsi, anzi. Sul caso, che dalla cronaca è immediatamente sconfinato nella politica, montano indignazione e allarme e, su tutto, una polemica social che investe, incredibilmente, la vittima della vicenda: la professoressa aggredita a colpi di lama, rea agli occhi di una nutrita fetta di utenti social, di aver postato sui propri account web le proprie idee sul tema della remigrazione.
Prof accoltellata dal 13enne ferita 2 volte: dall’alunno prima, dai militanti social poi
Commenti strumentalizzati ad arte dai soliti militanti della tastiera, ideologici in servizio effettivo e permanente, pronti a digitare e discettare, ironizzare e infierire, a fronte del fatto che a intervenire in difesa della docente è stato un coraggioso suo alunno congolese che vive in una casa-famiglia. Ma procediamo con ordine, e ripartiamo dal punto sulle indagini.
Il punto sulle indagini
Dunque, proseguono a ritmo serrato le indagini dei carabinieri sull’accoltellamento avvenuto all’istituto “Giovanni Verga” nel quartiere Collatino di Roma. Per ricostruire la dinamica dell’aggressione, gli inquirenti hanno ascoltato la dirigente scolastica e diversi testimoni presenti in aula. Tra questi è stato sentito anche lo studente di origine congolese intervenuto con coraggio per bloccare l’aggressore. Intanto sono stati sequestrati i telefoni cellulari del tredicenne responsabile dell’attacco, su cui sono in corso approfondimenti per comprendere le origini del gesto.
L’intervista a Repubblica.it e la gogna sul web
Nel frattempo la professoressa ferita in un’intervista a Repubblica.it, ha raccontato: «Erano le 9.20. Senza bussare vedo entrare il mio alunno. L’ho guardato ma non ho fatto in tempo a rendermi conto. Indossava un casco da ciclista e un paio di occhiali con telecamera. Nella mano sinistra teneva una bomboletta di spray al peperoncino che mi ha spruzzato in faccia. Poi mi ha colpita con un pugnale che aveva una lama di almeno 20 centimetri. Non ha mai detto parola. Niente. Né prima, né dopo». La professoressa quindi, come noto, è stata salvata dall’intervento tempestivo dello studente africano: un gesto per il quale ha auspicato da subito – e ribadito a la Repubblica – «una medaglia».
Il racconto della prof accoltellata dal 13enne e le risposte che scatenano i soliti ideo-tuttologi
«Sono stata soccorsa subito, da un meraviglioso studente che lo ha bloccato. Poi si è scatenato l’inferno nella scuola», prosegue il suo racconto la prof. Ed è qui che scatta l’interrogativo che scatena un altro tipo di inferno: rispetto al fatto che è stato uno studente congolese a intervenire in suo aiuto, alla domanda se si senta a disagio visto che sul suo profilo ci sono post sulla remigrazione, la docente replica: «Non c’è nulla di incongruente tra un’idea che esprimo sui social e applaudire a un ragazzino che mi ha salvata. Le mie idee non cambiano». Quindi la pensa sempre allo stesso modo sulla remigrazione? «Certo – risponde a Repubblica.it –. Il mio studente del Congo ha tutti i diritti per stare qui e gli dovrebbero dare una medaglia. Diverso è per chi viene qui e delinque».
Un acceso e sarcastico corto circuito ideologico
E in conclusione, non solo il riconoscimento e la gratitudine per lo studente che l’ha difesa e soccorsa, ma anche un pensiero per il 13enne che l’ha ferita che, sottolinea la prof, «vorrebbe incontrare per abbracciarlo». Apriti cielo… Sui social media si è subito innescato un violento corto circuito ideologico che ha trasformato la vittima in bersaglio. Per cui, anziché focalizzare l’attenzione sulla gravità dell’aggressione subìta in aula da parte di un alunno armato, una parte della bolla digitale ha preferito vivisezionare il profilo privato dell’insegnante. Ed è sulla presenza di contenuti d’opinione favorevoli alla remigrazione che si scatena la gogna e l’ironia feroce dei tribunali del web. Un attacco di cui Libero in edicola oggi riporta alcuni stralci.
Prof accoltellata dal 13enne, social a tutto cinismo: i commenti più duri
Così, tra i commenti più duri ed “emblematici”, troviamo quello di chi scrive: «Cioè, quello che l’ha accoltellata vorrebbe “abbracciarlo” e quello che l’ha salvata vorrebbe “rispedirlo” a casa sua?». Ma anche di chi osserva sarcasticamente: «Se avessero remigrato chi l’ha salvata ora non la racconterebbe….». E chi arriva a esprimere il proprio dissenso finanche sul perdono della prof per il 13enne che l’ha aggredita: «Abbracciare? Ma io direi denunciare!»…
Insomma, con cinico sarcasmo, e con la prof al momento di postare ancora in un letto d’ospedale, molti utenti si sono sperticati a rilanciare online l’amara “ironia del destino” nel veder salvata la vita della docente proprio da uno studente congolese, quasi a voler utilizzare il gesto eroico del ragazzo come una contrappasso politico per punire le idee dell’insegnante. Un linciaggio virtuale che scambia la solidarietà umana con il pregiudizio politico, strumentalizzando un dramma per fortuna non degenerato in tragedia, pur di alimentare la polarizzazione ideologica quotidiana.