Non solo Conte...
Primarie in tilt, a Prato i riformisti del Pd mettono Schlein dietro la lavagna. E col gessetto spunta l’ipotesi Gori in pista per il “game over”
Il raduno dei dissidenti di minoranza dem nella cittadina toscana tra tensioni sulla sicurezza, strappo sull'antisemitismo e l'ipotesi dell'eurodeputato per il dopo-Elly: la fronda del Nazareno ci prova, anche senza voler infierire più di tanto...
Primarie, Pd in tilt: da Prato i riformisti sfidano Elly Schlein. E sulla lavagna del palco spunta l’ipotesi Gori in pista per il “game over”. Rieccoci qua: si ricomincia da tre, o meglio: da Prato, dove domani (sabato 26 settembre, ndr) la costola Pd dei riformisti dem si riuniranno a Prato sotto il cartello di “Cambiare”, e con sullo sfondo l’ipotesi di una candidatura di Gori in pista per le primarie. Così, tra una perorazione in perfetto stile Cicero pro domo sua, e qualche timida bordata sparata all’indirizzo del Nazareno, i presunti “superstiti” del riformismo piddino si ritroveranno in quel della Toscana per provare a scaldare i motori e ripartire. Ben sapendo che la strada non solo è in salita. Ma parecchio ingombra di ostacoli.
Di scena a Prato l’ennesima illusione riformista nel Pd della Schlein
L’appuntamento, patrocinato dal sindaco Matteo Biffoni e battezzato con il suggestivo quanto generico slogan “Cambiare”, ha tutto il sapore dell’ennesimo esercizio di auto-consolazione per un’area politica da tempo ridotta a pura decorazione di facciata all’interno del Pd ultra-radical e meno chic targato Elly Schlein. E così, danno una sommaria occhiata all’organizzazione e al programma dell’evento, non si può non notare che le premesse della vigilia sfiorano la farsa.
Tra la perorazione in stile “Cicero pro domo sua” e spallate spuntate
Da un lato, con l’ambizione di dettare “linee rosse” sulla crescita, la sicurezza e, soprattutto, l’Ucraina – dove il fantasma di Giuseppe Conte continua ad annacquare (offuscare?) la linea dem –. Dall’altro, la consueta, cronica incapacità di spezzare il cordone ombelicale che li lega a un partito ormai del tutto piegato al verbo massimalista e funestato da faide interne e silenzi imbarazzati sull’utopistica condivisione d’intenti con gli ami-nemici del Campo largo.
In agenda la linea rossa su Ucraina, crescita, sicurezza, e sullo sfondo Gori…
Sul palco sfileranno i soliti noti, da Lia Quartapelle in apertura a Lorenzo Guerini per le conclusioni, passando per Emanuele Fiano, ancora sbigottito per l’ennesimo “voltafaccia” del gruppo Pd sul ddl antisemitismo. E nell’agenda dell’incontro: la linea rossa sull’Ucraina. Le proposte sulla crescita. L‘attenzione al tema della sicurezza. E sullo sfondo l’ipotesi di una candidatura riformista alle primarie. L’eurodeputato Giorgio Gori è in pista.
Pd e riformisti in bilico tra Sostegno a Kiev e linee di confine con Giuseppe Conte
Insomma, domani a Prato, ospiti del sindaco Matteo Biffoni, si riuniranno i riformisti Pd. Un’assemblea nazionale, un anno dopo quella di Milano, per fare il punto in vista dei prossimi passaggi che porteranno alle politiche. Mettere a fuoco alcune “linee di confine”, in testa quella del sostegno a Kiev in dialettica (o contro-strategia?) con Giuseppe Conte e i 5 Stelle. Avanzare proposte nella consapevolezza che «siamo una minoranza battagliera e riconosciuta, con una sua fisionomia – osserva Filippo Sensi –. E se il tema dell’Ucraina o parole come crescita, piccola e media impresa, sicurezza sono tornate a farsi sentire nel Pd, un piccolo contributo viene anche da noi».
E sulla lavagna di Prato le parole d’ordine…
Una palla lanciata dai riformisti da fondo da fondo campo, e che, nonostante le “ferite insanabili” sventolate a favore di taccuini, rinvia sistematicamente la resa dei conti intestina. Uno scenario ai limiti del grottesco in cui, l’elemento più suggestivo della giornata sarà la presenza di una vera e propria lavagna su cui i delegati potranno gessettare le proprie “parole d’ordine”. Sul palco ci sarà infatti una lavagna in cui scrivere la propria “parola” qualificante per il progetto del centrosinistra che andrà definendosi nelle prossime settimane. Compresa la scelta del candidato premier. Un approccio quasi scolastico insomma, per una minoranza che si autodefinisce “battagliera”, ma che nei fatti continua a subire passivamente le scelte dell’establishment di una famiglia di sinistra “allargata”.
Prato, Fiano affila gli artigli, Quartapelle apre, Guerini nel pomeriggio: il programma
Ad aprire i lavori sarà Lia Quartapelle, mentre nel pomeriggio sarà Lorenzo Guerini a tirare le conclusioni. Ci saranno anche un paio di interventi di ucraini e parlerà anche Lele Fiano, in un momento in cui il ddl antisemitismo sta animando il dibattito nel Pd con l’area riformista critica sulla decisione di votare no al provvedimento presa nell’assemblee del gruppo dem con Elly Schlein l’altro giorno. «Un voltafaccia incomprensibile, una ferita insanabile», il commento di Fiano alla scelta del no al ddl. Sul palco, poi, microfono aperto con tre parole d’ordine ad organizzare i lavori: proteggere, avere cura e crescere. Una sorta “I care/ I can di obamiana memoria, che incombe su tre macro-aree da cui prenderanno spunto gli interventi.
E dalle retrovie, immancabile, il nome dell’eurodeputato Giorgio Gori, ipotetico alfiero riformista per future (e al momento ipotetiche) primarie di coalizione. Ma, ci permettiamo di dire con tutto il dovuto rispetto, la montagna, come di consueto, pare destinata a partorire il classico topolino. Del resto, gli stessi organizzatori si affrettano non a caso a precisare che Prato «non sarà la piattaforma di lancio» per alcuna candidatura. Nessun guanto di sfida alla Schlein, ci mancherebbe… Non sia mai che al Nazareno qualcuno possa risentirsi. Si preferisce la solita tattica del “vorrei ma non posso”, ingabbiata tra deroghe dello Statuto e la perenne ossessione per l’avanzata di Conte.
La possibile candidatura riformista alle primarie, ma anche no?
Così, se pure sottotraccia ci sarà anche il tema della possibile candidatura riformista alle primarie, «Prato non sarà la piattaforma di lancio» di una eventuale presenza ai gazebo, si affrettano ad anticipare i protagonisti dell’evento. Bisognerà prima parlarne dentro il Pd. Magari a partire dalla Direzione dem convocata per venerdì prossimo 2 ottobre. Anche perché occorrerebbe una deroga allo Statuto per permettere a un altro esponente del Pd di candidarsi oltre al segretario.
E tutto con un “fermo” punto di partenza: i riformisti sono per le primarie e sono per primarie a doppio turno. Possono facilitare la mobilitazione, è la tesi dei riformisti. Con un caveat sulle primarie on line. «Nessuna volontà di limitare la partecipazione – spiega Sensi – ma occhio ad evitare che invece che da Volturara Appula qualcuno voti da Minsk…».
L’atteggiamento dei riformisti, si chiarisce, non è quello di ingaggiare una sfida, ma di valutare cosa è più utile al Pd. Anche per evitare che sia Giuseppe Conte a guidare la coalizione, scenario non proprio auspicato dall’area riformista. «Giochiamo a carte scoperte. Senza ombre né minacce. Discuteremo di cosa è più utile al Pd. Nel caso di primarie a doppio turno, una candidatura riformista potrebbe esserlo».
Prato, riserva indiana dei riformisti Pd o avamposto?
Ossia: i riformisti dem continuano a raccontarsi la favola della mosca cocchiera, convinti di poter orientare la rotta del partito da una comoda e ininfluente riserva indiana. Ma la realtà che emergerà da Prato è molto più semplice: un’innocua assemblea per rivendicare spazi di visibilità, mentre la nave di Elly Schlein prosegue indisturbata la sua navigazione, con barra fissata a sinistra.
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