Meloni spiata da una dipendente dell’Inps: chiesto il processo. Mistero sul movente motivi degli accessi: morbosa curiosità o ci sono mandanti?
Cronaca - di Luca Maurelli - 14 Settembre 2026 alle 10:31
Tre accessi illegali, ingiustificati, tre spiate alla posizioni contributiva e ai dati personali della premier Meloni nello stesso giorno. Due volte per consultare l’anagrafica, una terza per controllare la cartellina Inps della presidente del Consiglio. Nei guai è finita una dipendente dell’Istituto di previdenza che il 7 febbraio del 2025 era stata mossa da una morbosa curiostà ed era entrata, senza averne alcun diritto, nell’account della Meloni. Curiosità o spiata su mandato di qualcuno? La magistratura, dopo un anno e mezzo, ha rinviato a giudizio la dipendente, presunta “infedele”. La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa è di accesso abusivo a un sistema informatico. Con un’aggravante non secondaria: la donna avrebbe agito nella sua veste di dipendente dell’Inps, dove era in forza al Coordinamento generale medico legale, abusando quindi, secondo la procura, dei poteri connessi alla sua funzione o violandone i doveri.
Secondo “Repubblica“, sul perché di quelle tre ricerche che resta il punto interrogativo. “A far emergere il caso sono stati gli accertamenti interni dell’Inps. L’Istituto ha inviato una prima comunicazione alla fine del dicembre scorso. Poi sono arrivate le verifiche sulla protezione dei dati e il fascicolo è approdato alla procura di Roma. La dipendente è stata interrogata il 17 aprile. Due mesi più tardi, il 23 giugno, la pm Alessandra D’Amore ha tirato le somme dell’indagine e chiesto al giudice di mandarla a processo. Nella vicenda ci sono due persone offese. Una è la premier. L’altra è lo stesso Inps, il cui sistema informatico sarebbe stato utilizzato per compiere gli accessi contestati. Il punto che resta aperto è il movente. Perché cercare proprio Giorgia Meloni?”.
Ma non è la prima volta che la premier è vittima di spionaggio. Nel 2024 era stato scoperto il caso di un bancario di Intesa Sanpaolo che aveva consultato senza autorizzazione migliaia di rapporti appartenenti ai clienti dell’istituto, tra cui la Meloni.