L'ordinanza in Toscana
Islamizzazione, a Cortona arriva la svolta targata destra: divieto di burqa negli uffici del Comune
L’hanno già ribattezzata l’ordinanza anti burqa, anche se in realtà riguarda anche caschi e passamontagna. Ma il segnale politico contro l’islamizzazione dell’Italia è chiaro: il volto deve essere riconoscibile per accedere e permanere negli immobili destinati agli uffici pubblici comunali e per partecipare agli eventi pubblici organizzati in piazza. È quanto stabilisce una direttiva approvata dalla Giunta del Comune di Cortona, in provincia di Arezzo, con la delibera numero 592 del 31 agosto 2026, su richiesta del sindaco Luciano Meoni. La disposizione si applica a chiunque acceda agli edifici comunali, dalla sede storica di piazza della Repubblica alle sedi distaccate nelle frazioni, a partire da Camucia. Il provvedimento vieta l’utilizzo di caschi protettivi, passamontagna, maschere, indumenti, copricapi o qualsiasi altro mezzo che impedisca o renda oggettivamente difficoltosa l’identificazione della persona. Il sindaco ha richiamato, in particolare, alcune lamentele raccolte a Camucia, frazione nella quale è concentrata la comunità islamica locale.
Cortona e il divieto di burqa
Luciano Meoni. è stato rieletto nel 2024 con il 60,7% al ballottaggio. Politicamente viene dal centrodestra ed è stato indicato come esponente di riferimento della Lega. Nel 2019 fu eletto con una coalizione comprendente Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Futuro per Cortona. Il burqa è un indumento femminile tradizionale diffuso soprattutto in Afghanistan. Copre interamente il corpo e il volto, compresi gli occhi, davanti ai quali presenta generalmente una retina di tessuto che permette di vedere. È diverso dal hijab, che copre capelli e collo, lasciando scoperto il viso, dal niqab, che copre il volto lasciando scoperti gli occhi. Il burqa copre anche gli occhi con una griglia o retina. Il suo utilizzo è associato a interpretazioni e consuetudini islamiche particolarmente conservatrici, ma non è un indumento prescritto universalmente dall’Islam.
Di cosa parla l’ordinanza del Comune
Sono previste deroghe per motivi sanitari o di servizio, come nel caso di dispositivi di protezione individuale richiesti dall’attività svolta. Anche in queste circostanze, tuttavia, la persona dovrà consentire temporaneamente la verifica dei propri connotati da parte dei soggetti autorizzati, con modalità rispettose della dignità e della riservatezza. All’ingresso degli uffici comunali sarà inoltre collocata un’apposita segnaletica.
La direttiva si richiama all’articolo 5 della legge numero 152 del 1975, la cosiddetta legge Reale, che vieta in luogo pubblico o aperto al pubblico l’uso di caschi o di altri mezzi che rendano difficoltoso il riconoscimento della persona, salvo che sussista un giustificato motivo. Secondo quanto spiegato dal sindaco Meoni, la giurisprudenza avrebbe posto limiti alla possibilità per i Comuni di adottare ordinanze che si limitino a ripetere sul territorio comunale un divieto già previsto dalla normativa nazionale. La scelta dell’amministrazione di Cortona è stata quindi quella di intervenire sull’accesso alle sedi comunali e sulla partecipazione alle manifestazioni pubbliche organizzate dal Comune. Sul tema del velo integrale si è già espressa la giurisprudenza. Il Consiglio di Stato, con la sentenza numero 3076 del 2008, ha riconosciuto che motivazioni religiose o culturali possono rientrare nel concetto di “giustificato motivo” previsto dalla legge del 1975, fermo restando l’obbligo di garantire la possibilità di verificare l’identità della persona.
La formulazione della direttiva è generale e non fa riferimento esplicito a burqa o niqab. Tuttavia, il provvedimento ha rapidamente assunto sui social una connotazione legata soprattutto alla presenza di donne musulmane che indossano il velo integrale. Lo stesso Meoni ha riconosciuto che a Cortona i casi sono attualmente limitati, spiegando però che l’obiettivo dell’amministrazione è anche quello di prevenire possibili situazioni future.
La comunicazione della misura sui social è stata accompagnata da tre cartelli raffiguranti una persona con casco, una con passamontagna e una donna con il volto coperto dal velo. Il post ha raccolto oltre un centinaio di commenti, con una larga maggioranza di interventi favorevoli.