Altro che raptus
Il “jihadismo” dietro l’attentato di Modena. Parla Barcaiuolo (FdI): “La sinistra voleva ridurre tutto al gesto di un pazzo”
Il senatore FdI ricostruisce le ore dell’attentato e attacca il primo cittadino dem Mezzetti: "Quel tipo di condotta lo abbiamo già visto troppe volte in Europa"
Politica - di Alice Carrazza - 14 Settembre 2026 alle 12:13
«Il tentativo di ridurre l’attentato di Modena al gesto di un uomo con problemi psichici è la quintessenza di come ragiona la sinistra: utilizzare qualsiasi cosa per costruire una narrazione consona alla propria visione». Michele Barcaiuolo, senatore modenese di Fratelli d’Italia, torna così sul caso di Salim El Koudri e parte da ciò che vide personalmente il 16 maggio scorso. Arrivò sul luogo dell’attacco pochi minuti dopo, mentre era presente anche il sindaco del Pd Massimo Mezzetti. «Ho visto veramente una scena di guerra», racconta al Secolo d’Italia. Oggi, alla luce degli elementi emersi dall’indagine e dei video registrati dall’attentatore, nei quali compaiono riferimenti e invettive riconducibili all’estremismo jihadista, Barcaiuolo contesta apertamente la lettura con cui i dem avrebbero cercato fin dall’inizio di liquidare l’accaduto a un episodio legato esclusivamente alla fragilità mentale dell’uomo.
“Non poteva essere liquidato come un raptus”
Barcaiuolo ricorda soprattutto le ore immediatamente successive. «Io ero sul luogo dell’attentato pochi minuti dopo il fatto, c’era anche il sindaco, e ho visto il suo sollievo quando arrivò la notizia che il soggetto attentatore aveva anche la cittadinanza italiana». Una reazione che il senatore contrappone alla gravità di quanto era appena avvenuto: una donna, Monica Russo, sarebbe poi morta per le conseguenze dell’attacco, mentre altre persone erano rimaste gravemente ferite.
Il giorno seguente Mezzetti convocò una manifestazione in piazza. FdI, racconta Barcaiuolo, valutò inizialmente di partecipare, prima di convincersi che l’iniziativa avrebbe assunto un significato politico. «Il sindaco fece un intervento nel quale fondamentalmente tutto veniva scaricato sui presunti tagli alla sanità del governo, che non permetterebbero di curare i malati mentali».
È proprio questa interpretazione — falsa anche guardando direttamente ai dati —che oggi, secondo il senatore, non regge più. Nei materiali emersi sul responsabile della tragedia compaiono invettive contro l’Italia e l’Occidente e riferimenti di matrice religiosa già riportati dalla stampa. «Erano già stati resi pubblici quei messaggi nei quali questo soggetto si rivolgeva ai “bastardi cristiani” e diceva: “Io voglio uccidere il vostro Gesù Cristo”», sottolinea Barcaiuolo.
Non basta, secondo il parlamentare, neppure la dinamica dell’azione a sostenere l’ipotesi di un gesto improvviso: «Esce con la macchina, aspetta che il semaforo diventi verde, accelera e poi, quando si ferma, esce armato di coltello». All’epoca, precisa, mancavano gli elementi per conclusioni definitive sulla matrice, ma «era evidente che quel tipo di condotta fosse qualcosa che, purtroppo, abbiamo già visto troppe volte in Europa».
Il silenzio della sinistra
Il punto politico, per Barcaiuolo, è ciò che accadde dopo. «A Modena, pochi giorni dopo questo attentato, si è creato un clima di silenzio e di oblio, proprio per la necessità e la volontà di far passare quello che era accaduto come il gesto semplicemente di un pazzo».
Una lettura che ha alimentato anche lo scontro tra l’amministrazione e i familiari delle vittime. Michele Esposito, fratello della donna uccisa nell’assalto ha infatti già depositato una querela contro il primo cittadino. «Quello che noi contestiamo è il tentativo costante di derubricare tutto ciò che può entrare in contrasto con la narrazione progressista. Noi non vogliamo creare una narrazione che possa far comodo a qualcuno. Vogliamo semplicemente scoprire la verità. Lo meritano le vittime dell’attentato, lo meritano i modenesi e lo meritano gli italiani».
L’unica proposta del sindaco: una nuova moschea
Sul tavolo è finita nel frattempo anche la concessione di locali comunali a un’associazione bengalese. Stando ai fatti riportati dal Giornale oggi, due locali sarebbero stati assegnati per poco più di 120 euro al mese, oltre a un forfait annuale per le utenze. Nei social dell’associazione erano inoltre comparsi riferimenti alla «Moschea Modena Bangla», mentre il Comune sostiene che negli spazi si siano svolti soltanto momenti di preghiera occasionali.
Alla domanda sul caso, Barcaiuolo allarga il ragionamento al modello d’integrazione: «Ci sono alcune culture di stranieri che sono facilmente integrabili, persino assimilabili. Ci sono altre culture per le quali l’integrazione è un percorso che, nella migliore delle ipotesi, è impervio e altre volte diventa impossibile». Da qui la necessità, sostiene, di «difendere la nostra cultura e la nostra identità», perché «l’alternativa è quella della sottomissione». E precisa: «Noi siamo quelli che non si vogliono sottomettere e che vogliono difendere quello che hanno costruito i nostri padri e i nostri nonni, facendo sì che tutto ciò che hanno costruito venga trasmesso in eredità agli eredi legittimi e non agli ultimi arrivati».
E sulle prossime mosse FdI promette di non abbassare l’attenzione: «Vogliamo mantenere acceso il faro sulle indagini». Per Barcaiuolo la prima battaglia è anche lessicale: «Bisogna usare le parole con il loro nome e con il loro significato». Non “incidente”, come certi giornali hanno scelto di riportare, ma “attentato”. E soprattutto nessuna conclusione anticipata: saranno indagini e processo a stabilire fino in fondo movente e responsabilità. «Quando si accende una spia d’allarme – conclude – bisogna seguirla fino a quando l’allarme non cessa, evitando di arrivare al punto in cui tutto ciò che quella spia preannunciava si è ormai realizzato».