Non è una partita solo Usa
Groenlandia, Trump non prende l’isola. Ma l’accordo rafforza anche la sicurezza e la presenza europea nell’Artico
Donald Trump voleva acquisire la Groenlandia. Le sue parole hanno provocato una reazione comprensibile tra gli alleati. A gennaio Giorgia Meloni, insieme ad altri leader europei, ha ribadito un principio: spetta alla Danimarca e alla Groenlandia, e a loro soltanto, decidere delle questioni che le riguardano. Quel principio resta valido. Ma ora che un accordo è stato firmato, giudicare la vicenda soltanto dalle parole con cui è cominciata significa ignorare ciò che è accaduto dopo. L’intesa sottoscritta il 22 settembre non consegna l’isola agli Stati Uniti. Riafferma la sovranità e l’integrità territoriale del Regno di Danimarca e riconosce il diritto dei groenlandesi all’autodeterminazione. Washington ottiene però nuove possibilità militari: può ampliare le attività a Pituffik e sono previste nuove aree di difesa a Narsarsuaq e Mestersvig, secondo modalità ancora da concordare. Paesi non Nato non potranno stabilire installazioni o una presenza militare persistente, salvo intesa tra le parti. L’accordo entrerà in vigore dopo il completamento delle procedure parlamentari previste.
Groenlandia, l’accordo non consegna l’isola agli Usa e rafforza la sicurezza Ue
Trump chiedeva l’isola. Ha ottenuto un’intesa importante per Washington, nel rispetto della sovranità danese. La distanza tra le due cose è evidente; lo è anche il peso di ciò che ha portato a casa. Riconoscerlo non obbliga a condividere i toni con cui aveva aperto la partita. E non è una partita soltanto americana. La Groenlandia si affaccia su uno dei passaggi decisivi del Nord Atlantico. Il varco tra l’isola, l’Islanda e il Regno Unito è una via d’accesso all’oceano per le unità russe provenienti dalle acque settentrionali. Attraverso l’Atlantico passano anche i collegamenti e i rinforzi su cui si fonda la difesa degli alleati. Quello spazio riguarda l’Europa: sarebbe stato necessario proteggerlo anche se nessuno avesse pronunciato la parola «acquisizione».
Sventata la dipendenza strategica dalla Cina
Nell’Artico, inoltre, la competizione con la Cina non si misura soltanto sulle carte militari. Si misura nelle infrastrutture, nelle comunicazioni, nelle risorse minerarie. Nel 2016 Huawei Marine annunciò la fornitura e l’installazione, con Tele Greenland, di apparati per Greenland Connect North e per il collegamento esistente verso Islanda e Canada. La presenza di apparati di una società cinese in una rete di comunicazione così importante poneva agli Stati Uniti questioni di sicurezza: il rischio di creare una dipendenza, ma anche quello di consentire l’accesso a informazioni non pubbliche. Non era l’unico settore di interesse cinese: imprese della Cina erano entrate in progetti minerari e avevano cercato spazio anche nell’ampliamento degli aeroporti groenlandesi.
Divieto ai paesi non Nato di acquisire il controllo di settori sensibili
L’accordo interviene anche qui. Mira a impedire che Stati o investitori di Paesi estranei alla Nato, ai suoi partner e all’Unione europea acquisiscano controllo o influenza significativa nei settori sensibili, oppure accesso a informazioni non pubbliche che possano comportare rischi per la sicurezza. La Groenlandia applicherà queste disposizioni in cooperazione con la Danimarca; Copenaghen si consulterà con Washington e con altri partner. Una deroga richiede l’accordo delle parti: nessuna decide da sola e ciascuna può impedirla. Il peso concreto delle consultazioni emergerà dalla pratica. C’è poi una scelta destinata a durare. L’intesa non ha scadenza e prevede la continuità degli accordi di difesa anche nell’eventualità di una Groenlandia indipendente. È una disposizione forte, sulla quale discutere è legittimo. Il testo riconosce però l’autodeterminazione e richiama la procedura per l’indipendenza prevista dalla legge danese sull’autogoverno della Groenlandia del 2009. Sarà decisivo come Copenaghen e Nuuk eserciteranno il proprio ruolo.
Aumentare la presenza e l’attività dell’Europa nell’Artico
Gli alleati europei hanno già aumentato presenza e attività nell’Artico. Ora occorre dare continuità a quell’impegno: contribuire alla protezione della regione e delle sue infrastrutture, investire nei settori in cui l’Europa vuole ridurre le occasioni di influenza cinese. Il Nord Atlantico richiede una responsabilità europea all’altezza di quella americana. La pressione è stata la leva scelta da Trump. Ha ottenuto meno di quanto pretendeva, ma un accordo vantaggioso per gli Stati Uniti. L’intesa risponde anche a un’esigenza europea. Gli europei hanno difeso un principio e intensificato il proprio impegno nell’Artico: devono continuare a fare entrambe le cose. La sovranità si rispetta. La sicurezza si costruisce.