Ennesima gaffe
Figuraccia mondiale della Albanese su antisemitismo e “Muselmann”: sbaglia tutto e poi si scusa: «Ho interpretato male» (video)
Francesca Albanese ha ‘interpretato’ male. Cosa esattamente, se il termine antisemitismo, la parola ‘muselmann’ o la shoah non è ancora chiaro. Di sicuro, comunque, lei non aveva capito quello che aveva letto o sentito dalle testimonianze storiche. Ed è per questo che nel corso di una intervista video a Clate, pubblicazione della Latin American and Carribbean Confederation of State Workers la relatrice speciale dell’Onu ha sostenuto che «Il concetto di antisemitismo è più ampio» e non riguarda solo gli ebrei, perché secondo il suo ragionamento esposto, i nazisti odiavano tutte le popolazioni semitiche (ebrei, arabi e altri ancora). E per avvalorare la sua tesi si è anche lanciata in una sorta di lezione storica, spiegando che «Quando venivano portati nelle camere a gas, alcune testimonianze nei campi di concentramento dicono che gli ebrei venivano chiamati musulmani».
Holocaust Distortion from U.N. “Expert”: Francesca Albanese claims Jews in Nazi death camps “were called Muslims.” Antisemitism targets “Semitic peoples” and “not just discrimination against Jews.”
Even in Nazi death camps: She cannot name Jew-hatred without replacing the Jews. pic.twitter.com/ipSMTOK0Vu
— UN Watch (@UNWatch) September 24, 2026
Gaffe mondiale, reazioni e sdegno
Una gaffe talmente grave e dalla portata mondiale da far saltare sulla sedia chi l’ha ascoltata, che ha scatenato le polemiche del web e non solo. In molti hanno decido di intervenire, a partire dal ‘Jerusalem post’ che ha definito la sua tesi come un “falso storico”. Il quotidiano di Gerusalemme ha spiegato che il termine ‘muselmann’, veniva usato nei campi di concentramento “per riferirsi a prigionieri in uno stato di estrema spossatezza fisica o sofferenti di severi sintomi di denutrizione, come riferito dall’associazione Auschwitz-Birkenau Memorial”.
‘Un Watch’: distorsione dell’olocausto da una ‘esperta’ dell’Onu
Durissimo il commento di UN Watch che ha condiviso il video sui suoi social e che nella descrizione si presenta come “La tua voce alle Nazioni Unite. L’unica ONG accreditata dall’ONU che monitora l’organizzazione mondiale, difende i diritti umani e combatte le dittature e i doppi standard”. L’organizzazione non governativa ha commentato le parole con questo post: “Distorsione dell’Olocausto da parte di un’“esperta” dell’ONU: Francesca Albanese sostiene che gli ebrei nei campi di sterminio nazisti “venissero chiamati musulmani”. L’antisemitismo colpirebbe i “popoli semitici” e non sarebbe “solo discriminazione contro gli ebrei”.
Persino nei campi di sterminio nazisti: non riesce a nominare l’odio antiebraico senza sostituire gli ebrei”.
Smentita anche dal’ex Avs Donatella Di Cesare
E tra coloro che hanno smentito la relatrice Onu, che pure su alcune questioni dovrebbe essere competente e preparata, c’è anche Donatella Di Cesare, candidata e non eletta in Calabria con Avs e autrice di numerosi studi sull’Olocausto: “Primo Levi ha raccontato che musulmano era il nome dato all’ebreo del lager spogliato di tutto, anche del volto e dell’identità. Riprendere oggi quel termine per dissolvere la specificità della vittima significa reiterare quella stessa cancellazione. Non siamo più davanti a una semplice distorsione storica, bensì a un negazionismo per svuotamento”.
La Paita ricorda le parole su Liliana Segre
Anche alcuni esponenti politici hanno deciso di non far passare sotto silenzio “l’interpretazione errata” ma di chiedere conto alla poli-cittadina onoraria in tante città italiane, Francesca Albanese. È il caso della capogruppo di Italia Viva, Raffaella Paita: «L’inviata speciale dell’Onu per i territori palestinesi Francesca Albanesesi produce in un’altra delle sue uscite discutibili. Dopo l’attacco scomposto di un anno fa a Liliana Segre, oggi Albanese prova a sminuire il ruolo degli ebrei come vittime della Shoah, sostenendo che i nazisti non avessero un odio specifico nei confronti degli ebrei. Una contorsione antistorica, un tentativo revisionista da rimandare al mittente».
Le scuse inevitabili e l’errore di interpretazione
Così stavolta, vista la portata estremamente grossa e internazionale dell’uscita-gaffe, Francesca Albanese si è proprio dovuta scusare: «Porgo le mie sincere scuse – ha scritto sui soi social -. Ho interpretato erroneamente il termine “Muselmann” (musulmano) – usato nei campi nazisti per indicare i prigionieri ormai in fin di vita – e ho dedotto erroneamente che il termine “antisemitismo” indicasse in origine l’odio verso tutti i popoli semitici; in realtà, fu coniato specificamente per indicare l’odio verso gli ebrei».
Non è ignoranza dunque e assolutamente non è malafede: è solo questione di ‘interpretazione’. E in molti si chiedono come l’Onu ‘interpreti’ appunto tutte queste uscite infelici di una relatrice che certo, quando si rende protagonista di simili gaffe, non sta aiutando la causa di nessuno.