Sottomissione
Bologna, cibo halal nelle mense scolastiche. Scarano (FdI): “La sinistra cancella le nostre tradizioni per coccolare l’elettorato islamico”
Dalla Madonna lasciata fuori dal cortile di una scuola alla dieta religiosa: la capogruppo di Fratelli d’Italia attacca la giunta Lepore. "Con la propaganda dell’inclusione si avvantaggia la comunità musulmana". E ora chiede al Comune numeri e costi dell’operazione
Politica - di Alice Carrazza - 24 Settembre 2026 alle 16:05
«Si vuole coccolare un nuovo elettorato significativo, garantendo loro sempre più diritti e non insegnando ed inculcando i doveri necessari per una convivenza civile». Francesca Scarano, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale a Bologna, non gira intorno al piatto. Anche perché il piatto, stavolta, è esattamente il punto di partenza: nelle mense scolastiche bolognesi la dieta halal, dopo la sperimentazione, è entrata stabilmente tra le opzioni che le famiglie possono richiedere per motivi culturali e religiosi.
In concreto significa un menu senza le altre carni, ma con pesce e pollo halal, macellato secondo le prescrizioni islamiche. Il progetto partì nell’autunno 2023 in una settantina di scuole servite da uno dei centri pasti della città. A novembre le richieste erano già 337; nel maggio successivo erano salite a 400. Oggi la guida del servizio di refezione per l’anno scolastico 2025-2026 indica le diete halal tra quelle disponibili nei tre centri che preparano i pasti per le scuole bolognesi.
Per Scarano, però, sarebbe un errore fermarsi alla mensa. «Il tema è molto più ampio e complesso di un semplice piatto inserito, c’è un tema culturale, c’è la volontà politica di voler cancellare o meglio non dare alcun risalto alla nostra cultura o anche alla nostra tradizione alimentare».
La Madonna no, la legge islamica sì
È su questo terreno che FdI contesta alla sinistra bolognese una laicità applicata, a suo giudizio, con criteri diversi. Scarano mette in fila «il negare i presepi nelle scuole, gli auguri per il Ramadan con saluto in arabo e non per la Santa Pasqua», e persino, «il voler aprire uno sportello per la islamofobia».
E un precedente recente offre materiale alla polemica. Lo scorso marzo, alla scuola dell’infanzia comunale Grosso, la Madonna di San Luca rimase fuori dal cortile dopo l’opposizione della maggioranza delle famiglie al suo ingresso in uno spazio scolastico. Secondo il Resto del Carlino, 57 genitori su 71 dissero no; ad accogliere l’icona davanti al cancello furono soltanto 14 bambini.
Scarano attribuisce la linea della guida Pd anche a una ragione elettorale e allarga il discorso alle politiche sociali. «Basti leggere le graduatorie annuali per l’assegnazione degli alloggi popolari», sostiene, accusando l’amministrazione di usare «la propaganda della inclusione» per «avvantaggiare la comunità musulmana a discapito delle altre».
“Il toast col prosciutto? Per ora”
Il Secolo si è poi posto un problema più pratico: che cosa accadrebbe se un bambino volesse mangiare un panino al prosciutto? Potrebbe portarlo da casa o, per evitare il contatto con gli altri pasti, verrebbe isolato? L’esponente di FdI ricorda che normalmente il cibo esterno non è ammesso, salvo circostanze eccezionali come gli scioperi delle mense, quando vengono fornite indicazioni alle famiglie. Poi la stoccata: «Per fortuna almeno per ora il toast con prosciutto non è vietato».
Adesso l’opposizione vuole soprattutto aprire il capitolo dei conti. Quando partì la sperimentazione, l’amministrazione sostenne che l’introduzione della dieta halal non avrebbe comportato maggiori costi. Scarano chiede di verificare, numeri alla mano, che sia stato davvero così dopo l’estensione: «Noi chiedemmo se questa sperimentazione poi adattata l’anno scorso avesse costi aggiuntivi e ad oggi possiamo chiedere una prima rendicontazione per capire quanti bambini ne hanno usufruito e se davvero non vi siano stati costi maggiori».
Dopo tre anni, insomma, per FdI è arrivato il momento di presentare alla giunta Lepore il conto: non soltanto quello economico, ma quello politico di una scelta che Scarano considera anzitutto culturale.