Rossa ipocrisia
“Bella ciao” sì, con i soldi dei cittadini: 880mila euro pubblici al Dig Festival per far cantare il solito coro di sinistra
FdI chiede conto dei finanziamenti alla rassegna di Modena: trenta talk, tanti ospiti e nessuna traccia del celebrato “controcanto”. Da Francesca Albanese a Travaglio, da Christian Raimo al direttore del Manifesto, tutti pronti al circoletto blindato
“Bella ciao”, d’accordo. Ma con i soldi di chi? Circa 880mila euro di finanziamenti pubblici ricevuti in sette anni, secondo la ricostruzione finita in due interrogazioni regionali. È questa la cifra che accompagna il Dig Festival, la rassegna dedicata a “Documentari, inchieste, giornalismi” in programma a Modena dal 23 al 27 settembre. Un appuntamento che rivendica orgogliosamente la propria identità antifascista e annuncia una lunga lista di ospiti tutti, curiosamente, orientati nella stessa direzione. Il contribuente paga il biglietto; per il contraddittorio, invece, bisognerà spostarsi verso “altri lidi”.
Tutti a cantare “Bella Ciao”
La dodicesima edizione si intitolerà “Bella ciao”. «Il nostro è un canto partigiano. È una chiamata alla resistenza, un invito a lasciarsi sedurre dal controcanto», spiegano gli organizzatori sul sito della manifestazione. A giudicare dal programma, però, il controcanto è stato affidato alle stesse voci che intonano da sempre il brano principale.
Il direttore del festival Alberto Nerazzini, conduttore di 100 Minuti su La7, non comprende le perplessità. Interpellato dal Resto del Carlino sulla possibilità che il titolo risulti divisivo, ha risposto: «Trovo sorprendente e al tempo stesso deprimente che nel 2026 si stia ancora a discutere di questo». Bella ciao, sostiene, sarebbe ormai un canto universale, adottato da molte nazioni e capace di superare la Resistenza italiana. Poi, per evitare equivoci, precisa che il Dig rivendica di essere una manifestazione antifascista. Universale sì, ma con selezione all’ingresso.
Una varietà di voci. Purché dicano più o meno la stessa cosa
Tra gli ospiti annunciati figurano Francesca Albanese, Anna Foa, il direttore del Manifesto Andrea Fabozzi, Christian e Veronica Raimo, Wu Ming 1, Marco Travaglio, Giorgio Mottola e Stefano Feltri. Una trentina di talk per celebrare la libertà d’informazione e la pluralità delle idee, purché le idee non prendano iniziative e si presentino tutte dalla parte giusta. Quella rossa.
FdI: “Il denaro pubblico garantisca il pluralismo”
«Il denaro pubblico deve promuovere la cultura, il pluralismo reale e l’obiettività scientifica, non essere piegato a megafono della propaganda ideologica o di una precisa parte politica», osserva Marta Evangelisti, capogruppo regionale di Fratelli d’Italia, contestando in particolare il palcoscenico offerto alla relatrice speciale dell’Onu e tanto discussa Albanese.
A mettere in fila le cifre è anche Pietro Vignali, capogruppo regionale di Forza Italia. Secondo la sua ricostruzione, tra il 2020 e il 2026 il Dig avrebbe ricevuto circa 881mila euro: 326mila dalla Regione Emilia-Romagna e 555mila dal Comune di Modena, anche con il concorso della Fondazione di Modena. Nel solo 2026 i contributi ammonterebbero a 150mila euro, divisi tra 50mila regionali e 100mila comunali. Vignali chiede quindi di conoscere costi, fatture, rendicontazioni e controlli effettuati. «La Regione spieghi il motivo per cui sono stati stanziati», incalzano i consiglieri regionali di FdI Ferdinando Pulitanò e Annalisa Arletti, che insieme a Evangelisti hanno già richiesto un’interrogazione.
L’assessora del Pd vede una “crociata”
L’assessora regionale alla Cultura Gessica Allegni, esponente del Pd, respinge tutto come «polemiche inutili e prive di fondati motivi» e sospetta una «crociata della destra contro il giornalismo d’inchiesta».
Nessuno, però, invoca censure né pretende di compilare il programma al posto degli organizzatori. La domanda è più semplice: se il Dig vuole organizzare una festa dichiaratamente di parte, perché il conto deve arrivare a tutti?
Nessuna crociata e nessuna richiesta di censura. Soltanto una domanda: se il festival vuole essere una festa di parte, liberissimo di farlo; ma perché il conto deve arrivare a tutti? Il motto del Dig è “I wanna be your watchdog”, voglio essere il tuo cane da guardia. Benissimo. Controllare chi riempie la ciotola, però, sarebbe già un’ottima inchiesta.