La cerimonia 2026
Amatrice capitale delle scuole italiane. Mattarella: “Cultura è libertà”. Valditara: “L’anno sarà dedicato al rispetto”
A dieci anni dal sisma, l'inaugurazione dell'anno scolastico diventa simbolo di rinascita. Frassinetti: "Da questi luoghi un doppio messaggio per i giovani: custodire la memoria e avere fiducia nel futuro"
Una grande festa per celebrare l’inizio dell’anno scolastico, ma anche la rinascita dei territori colpiti dal terremoto del 2016. A dieci anni dal sisma, Amatrice è stata scelta come teatro di “Tutti a scuola 2026″, l’evento che saluta il ritorno in classe degli studenti italiani. In città sono arrivati il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, e il sottosegretario all’Istruzione, Paola Frassinetti, per una cerimonia che è stata trasmessa in diretta su Rai 1 e che si è caratterizzata – anche – come un grande evento nazionalpopolare, con la conduzione di Eleonora Daniele e la partecipazione, tra gli altri, di Alberto Angela e dell’attrice Luisa Ranieri e di esponenti del mondo dello sport, della cultura e dello spettacolo.
Ad Amatrice la festa di un nuovo inizio
Mattarella e Valditara hanno incontrato gli alunni della scuola dell’infanzia e della primaria dell’Istituto omnicomprensivo “Sergio Marchionne”, nel corso di una giornata che ha visto la partecipazione di delegazioni di studenti provenienti da tutta Italia. Al suo arrivo, il Capo dello Stato ha deposto una corona di fiori presso il monumento dedicato alle vittime del sisma.
“Ricominciare da questa bella scuola ricostruita, da Amatrice, da Arquata del Tronto, da Norcia, da tutti i luoghi colpiti dal terremoto di dieci anni fa, dalle ferite profonde sofferte da queste comunità esprime il senso di quanto sia importante questo nostro ripartire”, ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso della cerimonia che si è svolta in collegamento tra le diverse città. “Nella giornata della scuola, sono capitali d’Italia per sottolineare la centralità del percorso di ricostruzione e il dovere e la volontà di condividerne attese e prospettive”.
Il monito di Mattarella contro la violenza
Il Capo dello Stato, nel suo intervento, ha ricordato che la scuola deve essere il luogo della “convivenza” e del “rispetto”, lanciando un forte monito contro la violenza e tutte le forme in cui si manifesta: tra ragazzi, contro gli insegnanti, da parte dei genitori, i quali sono “ben più colpevoli in questo tradimento del loro compito educativo; sottraendosi alla fondamentale alleanza con gli insegnanti”.
“Ci sono violenze più subdole che richiedono antenne sensibili: il bullismo che infierisce sul più debole, la diversità e la debolezza che diventano causa di umiliazione, il disinteresse di chi volta le spalle davanti ad atti di viltà travestiti da bravate. Sono intollerabili gli episodi di violenza e sopraffazione ai danni di ragazze e sono inaccettabili anche quelle forme più ovattate di oppressione nei loro confronti, quelle pretese miserabili di supremazia e di impossessamento”, ha affermato il presidente della Repubblica.
La scuola, ha aggiunto, “deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale”.
L’invito a investire sul futuro
Il presidente della Repubblica si è poi soffermato sulla necessità di “investire sul futuro”. “Oggi educare vuol dire, insieme a trasmettere conoscenze, promuovere talento e partecipazione; vuol dire sviluppare le qualità intellettuali e morali, vuol dire formare personalità libere e mature, capaci di contribuire alla vita di comunità”, ha detto Mattarella, facendo riferimento alla necessità di favorire lo sviluppo di coscienze critiche in grado di riconoscere e arginare i “pericoli” che arrivano dai nuovi scenari dell’intelligenza artificiale e delle reti social: “Manipolazione della realtà, colonizzazione del pensiero e dei sentimenti, compressione – nascosta, invisibile, ma sostanziale – della libertà personale, di impoverimento della originalità e della creatività”.
La difesa delle poesie imparate a memoria
Ma Mattarella si è voluto soffermare anche su “una cosa che non si fa più adesso a scuola, ai miei tempi si faceva, quella di fare imparare a memoria composizioni poetiche”. “Era una cosa che mi chiedevo: ‘Ma perché dobbiamo fare questo sforzo di memoria?’ Ma adesso, a distanza di decenni, me le ritrovo, ogni tanto me le ripeto, mi fa piacere, perché tutto quello che si acquisisce aiuta a pensare, come ha detto il nostro conduttore, la cultura fa liberi. È libertà”, ha detto, incontrando, insieme ad Alberto Angela, alcuni studenti.
Valditara: “Oggi celebriamo una rinascita”
“Oggi provo un’emozione particolare perché il momento che celebriamo e il luogo in cui ci troviamo ci restituiscono quello che per me è il significato autentico della scuola: la scuola come istituzione e come missione. E dell’essere umano come testimonianza, percorso e realtà in divenire, nonostante le avversità e persino le tragedie”, sono state poi le parole del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che ha sottolineato che “oggi celebriamo anzitutto una rinascita”.
“L’architrave” del rispetto di sé e degli altri
Anche Valditara nel suo intervento si è soffermato moltissimo sul fatto che “la precondizione indispensabile di una scuola costruita sulla centralità della persona è la diffusione nelle aule e in tutti gli spazi scolastici di un’autentica cultura del rispetto”. Poi, richiamando gli obiettivi delle nuove linee guida sull’educazione civica e delle nuove indicazioni nazionali, il ministro ha sottolineato che “questo anno scolastico dovrà essere l’anno dedicato al rispetto, che non è un principio astratto, ma l’architrave di ogni convivenza civile: rispetto degli altri e rispetto di sé”.
L’integrazione che passa dalla conoscenza della lingua
“Crediamo fortemente nel modello della scuola del merito, della scoperta e dell’affermazione dei talenti personali, a prescindere dalle condizioni materiali e sociali di partenza”, ha proseguito, sottolineando che più volte “ho ricordato la necessità dell’integrazione degli studenti stranieri, in tutte le decisive sfumature dell’espressione, che va sempre pensata nella sua complessità: evitare alla radice qualunque discriminazione, rimuovere le cause anche linguistiche di un’inaccettabile marginalizzazione, con particolare attenzione all’effettiva padronanza della lingua italiana perché senza conoscenza della nostra lingua, senza la padronanza della nostra lingua non c’è vera integrazione”.
Frassinetti: “Custodire la memoria e guardare con fiducia al futuro”
“Inaugurare ad Amatrice l’anno scolastico, a dieci anni dal tragico sisma, ha un forte significato simbolico nell’affidare alle nuove generazioni un duplice messaggio, sia quello di custodire la memoria di quanto accaduto, sia quello della fiducia verso il futuro. Un futuro nel quale la scuola è centrale nel processo di rinascita e coesione di una comunità”, ha detto Paola Frassinetti, ricordando che “la ricostruzione scolastica nel Centro Italia messa in atto da questo governo, essenziale perché i giovani possano continuare a studiare e vivere nella loro terra, comprende oggi 459 interventi, per circa 1,6 miliardi di euro; grazie a una norma specifica, inoltre, è possibile derogare al numero minimo di alunni per classe e salvaguardare gli organici”.
Una scuola che riscopre la complessità e dà risposte all’altezza
“La scuola – ha proseguito il sottosegretario all’Istruzione – è oggi chiamata ad affrontare molteplici sfide e la più importante è quella della complessità. Le tecnologie costituiscono una risorsa irrinunciabile, ma devono essere governate affinché non producano distacco dalla realtà, impoverimento delle relazioni e omologazione del pensiero. Innovazione e centralità della persona devono procedere insieme, è questa la responsabilità educativa che siamo chiamati ad assumerci verso le nuove generazioni”. “Di fronte a questa complessità la scuola sta rispondendo con misure educative sempre all’insegna dell’inclusione, con una rinnovata alleanza tra scuola e famiglia, riforme ispirate al ripristino delle regole e all’ascolto e, soprattutto, grazie alla professionalità e all’abnegazione dei docenti e di tutto il personale scolastico”, ha concluso Frassinetti.