Il libro
Uno Bianca, il saggio che riapre il “buco nero” dei depistaggi: «Emergono altre complicità»
Il lavoro di inchiesta di Massimiliano Mazzanti prende le mosse dalla strage di Castel Maggiore, il primo eccidio consumato dalla famigerata banda
Maurizio Matrone, ex-poliziotto, ora scrittore e collaboratore storico di Carlo Lucarelli, ha definito «monumentale» l’opera di ricerca sulla morte dei carabinieri Umberto Erriu e Cataldo Stasi sviluppata da Massimiliano Mazzanti nel suo Uno bianca. 1988 La Strage di Castel Maggiore e il depistaggio Macauda (Signs Books).
Il primo eccidio della banda della Uno Bianca
Tra i primi commenti a questo libro, questo assume un significato particolare data la distanza che separa – dal punto di vista politico e ideale – i due autori. Poi, i parenti delle vittime, i quali – a partire da Ludovico Mitilini (fratello di Mauro, altro carabiniere assassinato dai fratelli Savi, al Pilastro, tre anni dopo Stasi ed Erriu) e Michele Stasi – hanno parlato di un libro coraggioso e che restituisce verità sul primo, tragico eccidio consumato dalla famigerata banda composta da poliziotti e non solo.
La trama delle complicità
E proprio su questo “non solo” si possono leggere le ipotesi più interessanti di questa ricostruzione che si snoda su oltre 650 pagine: i Savi, secondo quanto ricostruito, all’inizio della loro infame carriera, si sarebbero avvalsi della collaborazione, se non della complicità, anche di qualche indegno carabiniere.
«Non si tratta del solo Domenico Macauda», ha detto Mazzanti presentando il libro assieme a molti familiari delle vittime della “Uno bianca”, «ma, dalle carte, emergono altre complicità in quello che fu, alla fine degli anni ‘80, il Nucleo investigativo dell’Arma di Bologna. È stato lungo, ma anche facile dimostrare come i depistaggi sulla morte di Stasi ed Erriu fossero iniziati ben prima che quel brigadiere contribuisse all’infame manovra maldestramente, finendo per esser scoperto e arrestato. Ed è certo e dimostrato come i depistaggi proseguirono anche dopo il processo e la condanna di Macauda, il quale, quindi – ha sostenuto l’autore – non era il solo ad aver interesse che i Savi non fossero individuati».
Inoltre, Mazzanti nel libro indica responsabilità anche a livello inquirente, dove a suo avviso, come sarebbe accaduto anche per i successivi crimini della Uno bianca, furono battute insistentemente piste sterili e prive di reali prospettive di successo, sottovalutando o tralasciando indizi, segnalazioni e testimonianze che, diversamente coltivate, avrebbero forse consentito di stroncare la carriera dei poliziotti-killer e dei loro complici già nel 1988, cioè, nel loro primo anno di attività delinquenziale e assassina.
Una domanda che resta senza risposta
La domanda sorge inevitabile: perché mai strutture dello Stato, addirittura dell’Arma dei Carabinieri, avrebbero dovuto proteggere assassini di tale fatta? Mazzanti, già nel 2021, dunque ben prima di iniziare a scrivere il libro, ha consegnato buon parte della documentazione alla magistratura, determinando la riapertura delle indagini sulla banda di Roberto e Fabio Savi.
L’ipotesi di un progetto terroristico
Si tratta di una nuova inchiesta tutt’ora pendente alla Procura di Bologna, alimentata nel 2023 da un secondo esposto sottoscritto da diversi familiari delle vittime e alla cui stesura ha collaborato lo stesso Mazzanti. In particolare, l’autore ha fornito a Ludovico Mitilini altre carte che suggeriscono che la “Uno bianca” sia stata anche, per lo meno nel periodo che va dal dicembre 1990 al maggio 1991, il “gruppo di fuoco” di un progetto terroristico, sebbene non eversivo, che sarebbe stato portato avanti da alcune forze occultate nelle zone d’ombra della Repubblica.
Un “buco nero” della storia italiana recente
«Adesso aspetto la reazione dei lettori», dice ancora Mazzanti, «anche per capire quale sia l’effettivo interesse dell’opinione pubblica su questo che è il vero grande “buco nero” della storia italiana recente e capire, quindi, se ci sarà lo spazio per analizzare, con lo stesso metodo e con la stessa, pedissequa precisione anche gli altri sei anni dell’ignobile trama della “Uno bianca”».