Un presidente all'angolo
Schiaffo della Corte costituzionale a Macron: bocciato il divieto social per gli under 15. “Limita libertà d’espressione”
Il divieto era troppo esteso, escludeva i genitori e imponeva verifiche dell’età senza garanzie. E Monsieur le Président incarica il primo ministro Sébastien Lecornu di riscrivere la legge
Doveva essere uno dei provvedimenti simbolo dell’ultimo scorcio della presidenza Macron. È diventato, a poche settimane dalla sua entrata in vigore, una nuova battuta d’arresto per l’Eliseo. Il Consiglio costituzionale francese ha censurato il divieto di accesso ai social network per i minori di 15 anni, giudicandolo contrario alla Costituzione perché comporta una limitazione della libertà di espressione e comunicazione «non adeguata, necessaria e proporzionata all’obiettivo perseguito».
A cadere è l’articolo 1 della legge approvata definitivamente dal Parlamento il 21 luglio con 279 voti favorevoli e 81 contrari all’Assemblea nazionale. Il divieto avrebbe dovuto scattare il primo settembre 2026 per i nuovi account e, quattro mesi dopo, il primo gennaio 2027, per quelli già esistenti. Una tabella di marcia ormai completamente saltata.
Il divieto
La formulazione scelta dal legislatore francese era particolarmente ampia. Non riguardava soltanto TikTok, Instagram, Snapchat e X, ma avrebbe potuto investire anche le funzionalità social di YouTube, alcune applicazioni di messaggistica, i sistemi di commento e condivisione e persino determinati videogiochi online.
Ed è proprio questa estensione indiscriminata ad avere convinto i giudici a fermare il provvedimento. Pur riconoscendo «l’esigenza costituzionale di tutela del superiore interesse del minore», il Consiglio ha osservato che il divieto poteva applicarsi anche a servizi «i cui rischi per la salute e la sicurezza dei minori non sono accertati».
Le eccezioni previste — enciclopedie collaborative come Wikipedia, piattaforme open source e siti educativi o scientifici — sono state considerate troppo ristrette. La libertà di espressione, ricordano i giudici, comprende anche il diritto di accedere agli strumenti digitali attraverso i quali oggi si svolgono una parte rilevante dell’informazione e del confronto pubblico.
Genitori esclusi e verifiche dell’età senza garanzie
A pesare sulla decisione è stata anche l’assenza di qualsiasi possibilità di intervento per le famiglie. La legge non consentiva ai genitori di autorizzare l’accesso a una piattaforma, limitarlo o valutarlo in base alla maturità del figlio e alla sua situazione personale. Una proibizione automatica, dunque, uguale per tutti e impermeabile alla responsabilità educativa.
C’è poi il nodo della verifica dell’età. Per impedire l’iscrizione degli under 15, le piattaforme avrebbero dovuto controllare l’identità di tutti gli utenti, compresi gli adulti, raccogliendo informazioni personali. Ma il testo non stabiliva con sufficiente precisione modalità, limiti e garanzie del sistema. Il risultato, secondo la decisione del Consiglio costituzionale, sarebbe stato un secondo sacrificio sproporzionato: questa volta a danno del diritto alla vita privata.
La tutela dei ragazzi dai contenuti violenti, dalla dipendenza digitale e dai meccanismi aggressivi delle piattaforme non viene quindi contestata. A essere bocciata è la scorciatoia normativa scelta da Monsieur le Président: un divieto generale costruito in modo troppo sbrigativo per superare l’esame di costituzionalità.
Macron: “Riscrivete la legge”
La decisione dà ragione, tuttavia, ai deputati del Partito socialista e della France insoumise che, alla fine di luglio, avevano impugnato l’articolo. Ma il colpo politico ricade soprattutto su Emmanuel Macron. Dopo l’approvazione parlamentare, il presidente aveva celebrato il provvedimento come una «svolta decisiva», sostenendo che la Francia stesse aprendo la strada all’Europa. Un entusiasmo rivelatosi prematuro.
L’Eliseo ha reagito affidando al primo ministro Sébastien Lecornu il compito di preparare «nel più breve tempo possibile» una formulazione «giuridicamente solida», coerente con la pronuncia e con il quadro normativo europeo. La determinazione di Macron, assicura la presidenza, resta «totale» e l’obiettivo è approvare una nuova legge entro la primavera del 2027, prima della conclusione del mandato.
La porta, del resto, non è chiusa. I giudici ammettono che la protezione dei minori possa giustificare restrizioni all’accesso ai social, purché siano mirate, accompagnate da garanzie e realmente proporzionate. Non è stato invece esaminato il divieto di utilizzare i telefoni cellulari nelle scuole superiori dal primo settembre: il ricorso riguardava esclusivamente l’articolo 1. La misura più ambiziosa della legge, però, è caduta. E ora Macron deve ricominciare da capo.