Il dibattito nel campo largo
Primarie-centrosinistra: c’eravamo tanto amati. Tabacci: “Vicenda ridicola”. E Delrio avverte: “Non sono un concorso di bellezza”
Il dibattito sulle primarie del centrosinistra riserva ogni giorno la sua perla da cogliere e raccontare. E oggi a regalarla all’opinione pubblica è senza dubbio il deputato ex partito democratico e oggi componente del gruppo Misto alla Camera, Bruno Tabacci. In una intervista a La Repubblica l’esponente democristiano spara a zero sulla possibilità di celebrare l’evento e attacca: “Tutta questa vicenda delle primarie è davvero ridicola. Le primarie non possono essere una sorta di ordalia: la coalizione non prende forma dalle primarie, penso ad esempio alla politica estera, i vari partiti non sono d’accordo e pensano di risolverla in questo modo”.
La ricerca del programma che non c’è
Per Tabacci prima del metodo di scelta di un leader della coalizione si dovrebbe partire dalla creazione di una coalizione fondata su programmi condividi. E di condiviso nel ‘campo largo’ oggi c’è solo la parte dell’emiciclo delle Camere destinato all’opposizione: “Si fa un programma serio e condiviso – spiega Tabacci – e si sceglie una persona che lo incarna. Pensi a Romano Prodi: fu scelto come unificatore della coalizione, le primarie servivano a rafforzarlo”. E conclude “Dopo la vittoria del referendum c’è stata la manifestazione di Napoli, poi il dibattito sulla cultura si è svegliato. Ma scherziamo… Ora non si può pensare di scaricare sul popolo questioni fondamentali che non si riescono a dirimere. Noi democristiani guidavamo il Paese come potevamo, ma lo facevamo”.
Delrio e il progetto di Paese dimenticato
Un altro centrista, rimasto invece nel Pd, Graziano Delrio, sembra essere sulla stessa lunghezza d’onda dell’ex compagno di partito Tabacci. Dalle colonne del Corriere della sera interviene nel dibattito ricordando a chi si sta occupando più del ‘casting’ che del contenuto che “Le primarie non sono un concorso di bellezza e non ha senso venerarne le ceneri, ma bisogna tener vivo il fuoco che ha scaldato i cuori. Cioè il progetto di Paese”. E dopo aver detto sì ai gazebo prosegue: “Gli italiani non hanno tempo da perdere sui personalismi, che generano sfiducia se non accompagnato dai contenuti. Ci vuole un supplemento di anima. E se ci confrontiamo su cose serie e non sulle formule non ci sono pericoli. Ma bisogna affrontarli, i problemi. La campagna con Meloni si giocherà sui temi”.
Il diritto della Schlein a concorrere
Delrio chiama in causa il ruolo della segretaria del Pd, che oltre a detenere il record di leader dem dal mandato più lungo potrebbe anche essere il primo segretario sa non correre per Palazzo Chigi: “Schlein ha vinto le primarie del Pd, è la segretaria del partito maggiore. E se non le viene riconosciuto come a Meloni il diritto a guidare, ha tutti i diritti di competere per guidare il Paese”.
Proposte e fantasia
Intanto mentre sul quotidiano La Stampa Lia Quartapelle del Pd propone per le primarie il doppio turno e la vicepresidente M5s Vittoria Baldino, ricorda che il leader della coalizioni con le primarie lo sceglierà il popolo e non ci saranno contraccolpi, il dibattito va avanti. Di programmi comuni ancora non si parla, così come delle regole di ingaggio ma in compenso sui nomi e nuove tasse come la patrimoniale, il fermento e la fantasia non mancano…