Le parole di Prevost
Papa Leone evoca il ricordo del regime comunista in Albania: “Pagina dolorosa, nessuna prigione può separare l’uomo da Dio”
In una lettera al Cardinale albanese, Simoni, che era stato condannato a morte, il Pontefice ricorda le atrocità commesse
“Nessuna catena è tanto forte da imprigionare una coscienza illuminata dal Vangelo, nessuna notte è così lunga da impedire l’alba che il Signore prepara per i suoi figli e nessuna prigione è abbastanza profonda da separare l’uomo dall’amore di Dio”. Leone XIV ha evocato così l’apostolo Paolo nella lettera ai Romani in un messaggio inviato al cardinale albanese Ernest Simoni e a quanti hanno partecipato alla messa presieduta dal porporato, venerdì 31 luglio, nell’ex campo di prigionia di Spaç, in memoria di chi vi ha sofferto o perso la vita.
Le parole di Prevost
“Quel luogo impresso nella memoria del popolo” dell’Albania, ha ricordato lo stesso Leone sul campo di detenzione ed esecuzione della condanna ai lavori forzati per prigionieri politici fino alla sua definitiva chiusura nel 1995, “rimane una delle pagine più dolorose della sua storia. Spaç è stato un luogo in cui molti hanno portato la pesante croce dell’ingiustizia”, ha scritto il Papa. Il Pontefice ha quindi ricordato come “il sangue di coloro che hanno sofferto e sono morti tra quelle montagne” abbia “irrigato quella terra, rendendola una silenziosa testimonianza di fedeltà, di coraggio e di speranza”.
Il luogo di crudeltà del regime comunista
“Quel luogo impresso nella memoria del popolo dell’Albania- scrive Prevost-rimane una delle pagine più dolorose della sua storia. Spaç é stato un luogo in cui molti hanno portato la pesante croce dell’ingiustizia”, ha scritto il Papa al cardinale nel testo che è stato letto al termine della Messa.-Il cardinale albanese, oggi novantasettenne è stato elogiato, “per avere celebrato il Sacrificio di Cristo che ha trasformato la Croce da segno di morte in promessa di vita”, ha scritto ancora il Pontefice. Il porporato albanese ha conosciuto infatti il volto della persecuzione da parte del regime comunista che lo aveva condannato a morte come nemico del popolo, pena successivamente commutata nella carcerazione in vari campi di concentramento e ai lavori forzati.