La realtà negata
Occupazione: ecco perché l’Italia cresce più della Spagna. L’analisi di De Luca smonta le “fake” dei fan di Sanchez
Il presidente dei consulenti del lavoro analizza i due Paesi e mette in evidenza la precarietà iberica e la crisi produttiva di Madrid
Rosario De Luca, presidente dei Consulenti del Lavoro, in un editoriale su Il Sole24ore mette a confronto i dati occupazionali di Italia e Spagna, dimostrando la differenza qualitativa dei risultati raggiunti e di come il nostro Paese, dall’avvento del governo Meloni, abbia raggiunto livelli di crescita occupazione superiori a quello iberico. Elevato a modello dalla sinistra italiana ma pieno di criticità.
L’analisi di De Luca: “In Italia il lavoro è più stabile”
“Nel primo semestre del 2026 Italia e Spagna hanno raggiunto entrambe il massimo storico degli occupati- scrive De Luca-. Due risultati apparentemente identici che, tuttavia, raccontano storie molto diverse. Infatti, quando si analizzano la composizione dell’occupazione, i salari, i settori trainanti, le tutele reali e la qualità dei rapporti di lavoro, emerge un quadro che merita una lettura ben diversa.
Nel nostro Paese la crescita occupazionale non è stata soltanto quantitativa. Nel triennio gli occupati sono aumentati di circa 1,2 milioni, mentre la disoccupazione è scesa al 5,1%, minimo storico delle serie statistiche“.
“Da noi cresce il tempo indeterminato”
“Ancora più significativo- scrive il presidente dei consulenti del lavoro sul quotidiano di Confindustria- è il fatto che la crescita si sia concentrata prevalentemente nei rapporti a tempo indeterminato e nel lavoro autonomo stabile, con una contestuale riduzione dell’incidenza dei contratti a termine. Parallelamente si sono ridotti gli inattivi e la forza lavoro potenziale, mentre sono cresciute le componenti storicamente più fragili del mercato del lavoro, come l’occupazione femminile, giovanile e quella del Mezzogiorno. Anche la dinamica salariale, pur ancora influenzata dall’inflazione degli anni passati, è stata sostenuta soprattutto dall’aumento del lavoro a tempo pieno e non dalla proliferazione di rapporti precari”.
“In Spagna resta la precarietà e non c’è tutela”
De Luca si concentra poi sulla tanto esaltata crescita spagnola: “La Spagna presenta invece caratteristiche differenti. La crescita occupazionale (+1,5 milioni, disoccupazione 9,9%) è stata fortemente sostenuta dall’immigrazione e si è concentrata nei comparti del turismo, della ristorazione, del commercio e dei servizi alla persona. La riforma del lavoro ha certamente ridotto il ricorso ai contratti a termine, ma una parte consistente della flessibilità è stata trasferita nei cosiddetti fijos discontinuos: lavoratori formalmente assunti a tempo indeterminato che alternano periodi di lavoro e lunghi intervalli di inattività, durante i quali non vengono conteggiati come disoccupati. Peraltro, la tutela reale in tali casi è di fatto inesistente, a differenza del sistema normativo italiano, il che mette tutti i lavoratori in un sostanziale stato di precarietà”.
“Il modello di sviluppo italiano è migliore”
Scrive ancora De Luca sulla differenza occupazionale tra Italia e Spagna: “Secondo numerose analisi, considerando anche questa platea, il tasso di disoccupazione reale spagnolo risulterebbe sensibilmente superiore a quello ufficiale. Anche sul fronte salariale il recupero del potere d’acquisto appare ancora incompleto. Il confronto evidenzia quindi due modelli di sviluppo. Da una parte un’Italia che continua a fondare la propria crescita su manifattura, costruzioni, investimenti e progressiva stabilizzazione dell’occupazione; dall’altra una Spagna che trova il proprio motore nei servizi a elevata intensità di manodopera, con un contributo decisivo dell’immigrazione e una produttività più contenuta. Due strategie profondamente diverse che non possono essere valutate limitandosi al semplice numero degli occupati”.