Lacrime di coccodrillo
Leoncavallo, nessun ricollocamento e i militanti frignano. FdI: “Inutile piangersi addosso, risarciscano…”
Come ha spiegato Riccardo De Corato in una nota, «i membri del centro sociale criticano le sacrosante parole della premier Giorgia Meloni che giustamente, in occasione dello sgombero, aveva dichiarato che in uno stato di diritto non possono esistere zone franche o aree sottratte alla legalità»
Politica - di Gabriele Caramelli - 20 Agosto 2026 alle 17:30
Gli antagonisti del Leoncavallo a Milano proprio non riescono a rassegnarsi per lo sgombero subito l’anno scorso, il 21 agosto 2025. Tra i loro obiettivi principali, tra l’altro, c’è quello di spingere per il ricollocamento del centro sociale in un’altra struttura. «Non ci sono novità né segnali da parte delle istituzioni, come non ce ne sono stati da parte della proprietà, alla quale abbiamo proposto di acquistare la sede di via Watteau, con un’offerta che poteva arrivare a 5 milioni, grazie all’appoggio di realtà finanziarie e altri soggetti privati, purtroppo. Siamo senza interlocutori», ha confidato Marina Boer dell’associazione Mamme del Leoncavallo a La Repubblica.
A rispondere per le rime agli antifascisti militanti è stato il deputato di FdI, Riccardo Decorato: «I membri del centro sociale criticano le sacrosante parole della premier Giorgia Meloni che giustamente, in occasione dello sgombero, aveva dichiarato che in uno stato di diritto non possono esistere zone franche o aree sottratte alla legalità».
Leoncavallo, niente ricollocamento e gli antagonisti si lamentano. FdI: «Inutile piangersi addosso»
«Ai leoncavallini voglio dire chiaramente che è assolutamente inutile piangersi addosso se per anni non si sono rispettate le regole – ha proseguito Decorato -. Se davvero vogliono poter interloquire devono dimostrare innanzitutto di voler rientrare nell’ambito della legalità, risarcendo ciò che devono al ministero dell’Interno e al comune di Milano per il mancato pagamento della Tari. Poi ha concluso: «Fino ad allora ogni loro lamentela non potrà che essere considerata come la dimostrazione del fatto che il Leoncavallo non ha alcuna intenzione di cominciare a rispettare le leggi».
Sono quindi inutili le polemiche tirate fuori dallo storico portavoce del centro sociale, Daniele Farina: «Per Spin Time il Comune di Roma ha offerto alla proprietà 21 milioni di euro. Offerta rifiutata. Quello di Milano ha chiesto ai ragazzi di trovare tre milioni». Colpisce ancor di più la dichiarazione del vicesindaco progressista, Anna Scavuzzo: «A un anno dallo sgombero il Leoncavallo non ha ancora trovato una nuova sede: non posso che augurarmi che prima o poi possa trovare casa perché è stato un luogo di incontro, di confronto e di stimolo per il dibattito pubblico in città». Ma soprattutto, visto che sembra dimenticarlo, un simbolo dell’illegalità.
Il problema di Milan con gli antagonisti
Se persino una vicensindaca arriva ad auspicare che per il Leoncavallo ci sia una soluzione, allora è evidente che una certa sinistra non ha proprio compreso il problema. Gli antagonisti sono quelli che occupano illegalmente e non può passare il messaggio che se lo fa una certa area politica di sinistra allora si può chiudere un occhio. Tra le responsabilità di un’amministrazione locale c’è anche quella di far rispettare le regole. Come ha spiegato Riccardo Decorato quando gli antifascisti militanti hanno indetto una manifestazione a Palazzo Marino per Ferragosto, «la colpa di questa situazione inaccettabile, come ormai i milanesi sanno bene, è del Sindaco Giuseppe Sala che in questi anni ha sempre coccolato i centri sociali, regalandogli di fatto anche una sede in via Rizzoli».