Ritratto della premier
Il New York Times intervista Meloni e certifica l’effetto Giorgia: Italia stabile, conti in ordine e più forte in Europa
Non è un endorsement. Anzi. Il New York Times dedica a Giorgia Meloni un lungo ritratto tutt’altro che indulgente, torna sulle radici della destra italiana, interpella storici e oppositori, solleva dubbi e critiche. Ma poi arrivano i fatti. E la fotografia cambia.
L’Italia di Meloni, scrive il quotidiano americano, ha trovato stabilità. Il deficit è sceso dal 7% a quasi il 3%, il debito italiano ha ottenuto un miglioramento del rating per la prima volta in 23 anni e diversi indicatori rivendicati dalla premier — occupazione, inflazione, sbarchi, spesa sanitaria e spread — hanno effettivamente mostrato un andamento positivo.
Mentre la Francia ha cambiato sei governi e il Regno Unito tre primi ministri da quando Meloni è arrivata a Palazzo Chigi, Cohen arriva a prospettare per la premier, dopo l’uscita di scena di Emmanuel Macron, un ruolo da decana della politica europea paragonabile a quello ricoperto da Angela Merkel.
Meloni riassume così l’ambizione che sta dietro a questa trasformazione: «Non mi piace l’idea di un’Italia sottomessa, un’Italia che si considera inferiore alle altre». Il suo obiettivo è «la più grande rivoluzione possibile in questa nazione: una rivoluzione dell’orgoglio».
Il punto non è dunque che il New York Times sia diventato meloniano. È quasi il contrario: proprio un reportage fortemente critico finisce per mettere nero su bianco risultati difficili da liquidare come propaganda.
La stabilità italiana che sorprende il Times
Meloni è a Palazzo Chigi da quasi quattro anni, circa quattro volte la durata media dei governi italiani del dopoguerra, e si avvicina al record di presidente del Consiglio più longevo nella storia della Repubblica.
Per la premier, però, la stabilità deve servire a qualcosa. È «non un punto di arrivo, ma un punto di partenza» per restituire all’Italia un ruolo diverso in Europa.
Un’impostazione che si lega a un tratto del suo carattere politico: «Non mi piace che gli altri mi dicano quali sono i miei limiti», afferma. «Un “no” è una delle cose che mi motiva di più».
E all’inizio dell’intervista spiega anche il rapporto che ritiene di aver costruito con gli elettori: «Sono una persona che si impone delle regole. La prima regola è che non dico mai qualcosa che non penso. Non c’è modo di farmi dire qualcosa in cui non credo: il mio cervello va in cortocircuito».
«Credo che la gente noti la differenza», aggiunge. «Riescono a capire se qualcosa non è vero, se è falso, e credo che questo sia il più grande errore che un politico possa commettere».
«Ditemi se non sono migliori!»
Sul terreno economico il confronto si fa più concreto.
Elly Schlein elenca al Times le proprie critiche: crescita modesta, calo dei salari reali, costo dell’energia e difficoltà della sanità pubblica. Meloni risponde con quelli che definisce i suoi «parametri»: occupazione, inflazione, sbarchi di migranti illegali, spesa sanitaria e spread. Poi sfida i critici: «Ditemi se non sono migliori!».
La constatazione successiva è del New York Times: questi numeri hanno effettivamente mostrato un andamento positivo, anche se talvolta contenuto. Meloni replica con sarcasmo: «Ma è possibile che io non abbia fatto nulla!».
Sui conti pubblici Cohen è ancora più netto: ciò che Meloni ha portato è «disciplina fiscale». Sotto la guida del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il deficit è sceso dal 7% fino a sfiorare il limite del 3% fissato dall’Unione europea e il debito italiano ha ottenuto un miglioramento del rating per la prima volta in 23 anni.
Il Times sottolinea anche il pragmatismo con cui Meloni ha abbandonato alcune posizioni degli anni dell’opposizione, scegliendo il rigore sui conti e mantenendo l’Italia saldamente ancorata al quadro europeo e atlantico.
«Non mi piace l’idea di un’Italia sottomessa»
È sulla politica estera che emerge più chiaramente l’obiettivo rivendicato dalla premier: superare la condizione dell’Italia come la meno influente tra le grandi potenze e attribuire all’ottava economia mondiale un peso geopolitico adeguato.
«Non mi piace l’idea di un’Italia sottomessa, un’Italia che si considera inferiore alle altre», dice Meloni. L’Italia deve smettere di fare da «ruota di scorta per Francia e Germania» e deve «sedersi al tavolo di chi detta la direzione».
Una linea che emerge anche nel rapporto con Donald Trump. «È evidente che con Donald Trump credevo che le cose sarebbero state più facili, data la nostra convergenza sull’immigrazione e sulla cultura woke», ammette. «Le cose sono andate diversamente».
Ma aggiunge: «Continuo a credere che l’unità dell’Occidente sia qualcosa di molto importante. Non decido la strategia italiana in base ai miei rapporti personali».
E quando Trump sostenne che la premier lo avesse “implorato” per ottenere una fotografia insieme, la risposta fu: «L’Italia e io non abbiamo mai chiesto l’elemosina».
Da sorvegliata speciale a protagonista europea
Il cambiamento del peso dell’Italia emerge soprattutto nel rapporto con la Francia.
Il New York Times ricorda che nell’ottobre 2022, dopo la vittoria del centrodestra, da Parigi arrivarono richieste di monitorare «diritti e libertà» in Italia. Quattro anni dopo, osserva Cohen, l’Italia di Meloni si è dimostrata più stabile della Francia di Macron e la premier si muove ormai sulla scena internazionale con l’autorevolezza di una leader affermata.
Meloni non ha dimenticato quelle diffidenze. Al fianco dello stesso Macron, durante il vertice franco-italiano, ha detto: «Non credo di essere nella posizione di dare consigli ai francesi su cosa sia meglio per loro». Poi la stoccata: «Perché non dimentico quello che mi è stato fatto».
Immigrazione, una linea diventata europea
Anche sull’immigrazione il reportage registra un risultato politico. Il piano dei centri in Albania ha incontrato ostacoli giudiziari, costi elevati e difficoltà operative. Ma a giugno l’Unione europea ha approvato l’utilizzo di «centri di rimpatrio» per richiedenti asilo in «paesi terzi sicuri», consentendo a Meloni, scrive il Times, di rivendicare una vittoria nella politica europea sull’immigrazione.
Parallelamente, il governo ha autorizzato circa 450mila visti per lavoratori migranti destinati ai campi, alle fabbriche e all’assistenza agli anziani, affiancandoli al piano di investimenti in Africa volto a intervenire sulle cause delle partenze.
«Forse ero la persona giusta al momento giusto»
Il profilo dedica ampio spazio anche alla storia politica di Meloni, dalla militanza giovanile fino a Palazzo Chigi.
«Credo che ciò che mi ha portato fin qui» — nel suo ufficio a Palazzo Chigi — «sia stato il coraggio di schierarmi dalla parte scomoda della storia», dice. «Di scegliere di andare controcorrente».
Per anni Fratelli d’Italia è rimasto attorno al 3%. Poi la crescita, la vittoria del 2022 e Palazzo Chigi. «Forse ero la persona giusta al momento giusto», suggerisce Meloni.
Anche parlando della parità tra uomini e donne torna sulla propria idea di libertà individuale: «Ciò che mi interessa è se sarò libera di diventare presidente del Consiglio dei Ministri». E precisa: «Questa è parità, non essere chiamata “la presidente”».
Il consenso resta sopra il 2022
Infine il dato elettorale. Nonostante quasi quattro anni di governo, le polemiche e la sconfitta referendaria ricordata dal Times, Cohen osserva che non esiste alcun segnale di un crollo del sostegno a Meloni.
Il consenso viene indicato attorno al 27%, leggermente superiore al risultato ottenuto alle Politiche del 2022. E una sinistra divisa, aggiunge il quotidiano, non dispone al momento di un leader della sua statura.
Alla fine del colloquio, Cohen le ricorda che sta per raggiungere un traguardo storico di longevità a Palazzo Chigi. Meloni risponde con una battuta: «Sapete, la gente mi dice: “Giorgia, devi renderti conto che hai fatto la storia!”, e io non posso fare a meno di pensare a tutti quei ragazzi che, dopo la mia morte, un giorno diranno: “Mamma mia, questo pomeriggio devo studiare Giorgia Meloni!”».