Una vicenda che ci interroga
Il caso Roggero, un’analisi etica aldilà delle polemiche: perché l’auspicio di grazia è un sentimento diffuso
Oltre la cronaca e lo scontro politico, una riflessione sui limiti della legittima difesa, sul peso delle circostanze e sul senso di una possibile grazia
Il caso di Mario Roggero, il gioielliere che è stato condannato in via definitiva a 14 anni e nove mesi per duplice omicidio volontario e tentato omicidio, in seguito alla reazione ad una rapina subita nel 2021, continua a far discutere la politica e l’opinione pubblica. Non sarà nostro interesse riproporre la cronaca di quei tragici momenti né aggiungere inutili considerazioni al dibattito, ormai saturo di argomenti e polemiche, vorremmo solo provare ad analizzare la questione sotto l’aspetto prettamente etico, senza dare giudizi temerari, uscendo dalla logica strumentale delle tifoserie, rispettando la drammaticità dell’evento.
Atto umano e libero
Premessa necessaria in ambito morale, quando si parla di un atto umano, perché sia veramente libero, deve esserci piena vertenza, ovvero la piena consapevolezza di quello che si sta facendo, la conoscenza del suo fine ultimo e il deliberato consenso, quindi l’assenso della volontà nel fare una determinata cosa.
La circostanza non voluta
Per quanto riguarda il caso Roggero, la dinamica in cui si è svolto il tutto è molto chiara, c’è stato un atto violento, una rapina a mano armata, con una reazione a sua volta violenta. Primo elemento per una considerazione etica della questione è appunto che l’azione delittuosa è scaturita come reazione ad una precedente azione criminale, dove è stata messa a repentaglio la vita delle persone presenti in gioielleria. Potremmo dire quindi che l’azione di Roggero è stata un’azione a cui la volontà del soggetto ha aderito solo in relazione ad una determinata circostanza non voluta e non è stata premeditata. Questo però non cambia la bontà o meno di un’azione, semmai il grado di responsabilità del soggetto che la mette in atto.
La difesa legittima
La differenza tra difesa e aggressione è netta e sostanziale dal punto di vista etico. “La difesa è sempre legittima” non è uno slogan, ma una certezza morale, come rapinare può essere considerato un atto intrinsecamente cattivo, così la difesa è da considerarsi un atto intrinsecamente buono. Quando però chi si difende uccide, potremmo dire che sta facendo il bene agendo male, ma resta comunque legittima difesa, da valutare in base alle circostanze specifiche, per vedere se c’è proporzione tra difesa e offesa. Nel caso Roggero, però, bisogna rilevare che l’atto va oltre la legittima difesa, in quanto è stato compiuto quando la situazione di pericolo per lui e la sua famiglia era cessata ed i rapinatori erano in fuga.
Le emozioni e i condizionamenti dell’atto
Per una vera comprensione del caso Roggero non possiamo non considerare la componente emotiva, le emozioni, i sentimenti, quei “moti della sensibilità” che vanno a condizionare se non alterare la piena vertenza di un’azione specifica; quello che tecnicamente viene chiamato “psichismo”, ovvero l’interazione delle emozioni con l’intelletto e la volontà. Roggero era un uomo esasperato dalle continue rapine subite, che si è trovato davanti agli occhi moglie e figlia legate e con armi puntate. Ci chiediamo se in una situazione del genere si riesca a mantenere la calma e restare padroni dei propri atti, non lo facciamo in modo retorico, troppo facile parlare commentando un video in tv, umanamente certe cose vanno vissute per capirle, vedere una figlia con un’arma puntata addosso e crederla in pericolo di vita, deve essere uno dei traumi più grandi per un padre possa vivere.
La vergogna dei risarcimenti
Altro tema che emerge dal caso Roggero è il risarcimento che il gioielliere è chiamato a elargire, una somma complessiva che ammonta a più di 700mila euro, da ripartire tra le famiglie dei rapinatori defunti e il rapinatore ferito. Tema spinoso quello del diritto penale che incontra il diritto civile, ma aldilà dell’aspetto legalistico, da un punto di vista etico possiamo dire che non c’è nulla di morale in tutto questo.
Si può parlare di etica e di morale proprio perché l’essere umano è in grado di autodeterminarsi, quindi è responsabile delle proprie azioni e se qualcuno crea una situazione di pericolo per altri, si assume la responsabilità delle conseguenze che quell’azione può portare. Non si possono trattare i rapinatori alla stregua delle vittime di incidenti sul lavoro, dove tra l’altro la media dei risarcimenti per le famiglie è nettamente inferiore alle cifre che la famiglia Roggero dovrà sborsare.
Il governo ha voluto mettere fine a questa ingiustizia con un disegno di legge appena approvato, che prevede l’esclusione del diritto al risarcimento del danno, per chi lo subisce mentre sta commettendo un reato grave, a causa della reazione della vittima.
Perché è auspicabile la grazia per Roggero
Da quanto fin qui detto, a nostro avviso, il punto non è non sanzionare il comportamento di Roggero, che ha portato alla morte di due persone (la vita umana è un bene in sé, sempre), ma la pesantezza della pena che a 72 anni, può risultare un ergastolo. Ci chiediamo inoltre se i giudici abbiano considerato a pieno lo stato emotivo e la conseguente lucidità del gioielliere, dovuto ad una circostanza non voluta da lui. Inoltre c’è il tema di uno Stato che, di fatto, non è riuscito a garantire la sicurezza di una famiglia di onesti lavoratori, ma al contempo usa la mano pesante per punirli. Proprio alla luce di questo, per umana comprensione, riteniamo che un’ipotetica grazia per Roggero, sia lecita e auspicabile.