A Napoli
Giovane medico preso a pugni dal marito di una partoriente al Cardarelli: l’Anao chiede alla Regione di costituirsi parte civile
I sindacati mettono in evidenza i continui rischi a cui sono sottoposti in Campania gli operatori sanitari
Un nuovo caso di aggressione nei confronti di un medico a Napoli. Un giovane specializzando è stato aggredito nel reparto di Ginecologia del Cardarelli dal marito di una partoriente. Dura la reazione delle sigle sindacali che hanno chiesto all’azienda ospedaliera e alla Regione di costituirsi parte civile.
Le lesioni al giovane medico
Il professionista è stato subito soccorso, riportando lesioni giudicate guaribili in dieci giorni. Immediato l’intervento delle forze dell’ordine con la denuncia partita verso l’aggressore. L’Ordine dei medici ha stigmatizzato l’episodio, mettendo l’accento sui “rischi che quotidianamente corrono gli operatori sanitari”.
La dura nota dei sindacati
“L’ennesima aggressione ai danni di un medico dimostra, ancora una volta, quanto sia diventato difficile e pericoloso svolgere il proprio lavoro negli ospedali della Campania. Colpire un professionista impegnato nell’assistenza ai pazienti significa colpire l’intero Servizio sanitario pubblico ed è un fatto che non può essere in alcun modo giustificato”. Così Eugenio Gragnano, vice-segretario regionale di Anaao Assomed Campania.
“Esprimiamo piena solidarietà e vicinanza al collega aggredito – aggiunge Luigi Valletta, responsabile regionale di Anaao Giovani – aggredire un giovane medico significa idealmente attentare al presente e al futuro del Servizio sanitario pubblico. Se chi ha scelto di dedicare la propria vita alla cura delle persone viene accolto con la violenza anziché con il rispetto, il danno va ben oltre il singolo episodio e riguarda l’intera collettività. Episodi come questo rischiano inoltre di allontanare i giovani da una professione già gravata da responsabilità, carichi di lavoro e condizioni operative sempre più difficili”.
La tutela degli operatori sanitari
Per Anaao Assomed Campania è necessario che la tutela degli operatori sanitari passi anche attraverso scelte concrete da parte delle aziende sanitarie. “Chiediamo alla Direzione dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di costituirsi parte civile nell’eventuale procedimento a carico dell’aggressore – prosegue Gragnano -. Sarebbe un segnale importante non solo di vicinanza al professionista coinvolto, ma anche di tutela dell’intera comunità sanitaria”.