A Lignano Sabbiadoro
Ciriani a tutto campo: «Meloni il più grande leader d’Europa». Il ricordo di Almirante: «Vorrei dirgli, guarda cosa abbiamo fatto…»
Da Lignano Sabbiadoro, nel consueto appuntamento estivo di Fratelli d’Italia “Bar Italia”, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ha toccato tutti i grandi temi dell’agenda politica: il record di longevità del governo, la riforma della legge elettorale, la linea sull’Ucraina, il caso Report-Ranucci e un pensiero commosso, dedicato a Giorgio Almirante.
Il 4 settembre, una data che farà storia
Il prossimo 4 settembre l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni diventerà ufficialmente il governo più longevo della storia repubblicana. Per Ciriani non si tratta di un traguardo qualsiasi, ma di un vero e proprio spartiacque nella storia politica italiana. Il merito, ha spiegato il ministro, ha soprattutto un nome: quello della premier.
“Senza la forza della sua leadership non sarebbe durato quattro anni”, ha detto Ciriani, sottolineando come la credibilità internazionale conquistata da Meloni — costruita partendo da zero — sia stata decisiva. Un’affidabilità che non ha eguali nel resto d’Europa: basta guardare a Francia, Germania e Regno Unito per capire quanto sia rara, oggi, la solidità dell’Italia. Ciriani si è spinto a dire di essere stato sorpreso lui stesso dalla statura internazionale raggiunta dalla leader di Fratelli d’Italia, pur conoscendola da anni.
Legge elettorale, le preferenze tornano in Senato
Capitolo riforma elettorale: la prossima settimana la commissione del Senato riprenderà i lavori e l’emendamento sulle preferenze — bocciato in precedenza, con grande soddisfazione del centrosinistra — sarà ripresentato. Per Ciriani è una battaglia di principio, quella per cui l’elettore deve poter scegliere direttamente chi lo rappresenta in Parlamento, una linea su cui, ha detto, Meloni “si è intestardita in questa battaglia”. Il ministro ha anche rimarcato come la nuova legge, con l’indicazione del premier in scheda, metta a nudo le fragilità di un centrosinistra descritto come una somma di minoranze: “È unita soltanto nell’odio per la Meloni”, ha osservato, ma priva di una proposta di governo credibile.
Ucraina, la linea non cambia: “Destra vuol dire stare con chi si difende”
Sul fronte internazionale, Ciriani ha ribadito con fermezza la posizione del governo sul conflitto russo-ucraino. “Non concepisco che si possa essere di destra ed essere dalla parte di Putin”, ha affermato il ministro, richiamando la storica opposizione della destra italiana ai carri armati sovietici di Budapest 1956 e Praga 1968. Pur riconoscendo le difficoltà di una guerra lunga e logorante — e i tentativi di mediazione portati avanti da Papa Leone, Trump ed Erdogan — Ciriani ha sottolineato come sia Putin, e non Kiev, a non volere davvero la pace, pretendendo un riconoscimento di vittoria che sul campo non ha ottenuto. Nonostante le difficoltà di bilancio legate al sostegno a Kiev e i limiti riconosciuti anche in casa Zelensky, per il ministro l’Italia non può derogare dal principio di stare dalla parte dell’aggredito.
Il caso Report: “Ranucci si aspettava una medaglia?”
Non sono mancate le stoccate al giornalismo d’inchiesta. Commentando l’irritazione di Sigfrido Ranucci per la fine del rapporto con la Rai riguardo a Report, Ciriani ha ironizzato: “Forse si aspettava una medaglia dopo tutto quello che è avvenuto?”. Il ministro ha ricordato come, se un amministratore o un parlamentare di FdI fosse stato coinvolto in situazioni analoghe a quelle emerse su altri fronti, la reazione mediatica sarebbe stata durissima.
Per Ciriani, il “metodo Report” — nato per colpire un avversario politico più che per accertare fatti — si starebbe ora ritorcendo contro i suoi stessi autori, in un contesto in cui la premier resta, a suo giudizio, un punto di riferimento di trasparenza e correttezza.
Il ricordo di Almirante: “Vorrei dirgli guarda cosa abbiamo fatto”
Chiusura più personale per il ministro, che ha immaginato un incontro ideale con Giorgio Almirante: “Guarda cosa abbiamo fatto, noi ragazzini di tanti anni fa”, vorrebbe dirgli. A lui, e a una figura meno nota ma altrettanto rilevante per la storia della destra come Pino Romualdi, Ciriani avrebbe voluto mostrare i risultati raggiunti da una generazione cresciuta politicamente negli anni della militanza giovanile. Un’eredità, ha spiegato, fatta non di rancore o chiusura verso l’avversario, ma di uno sguardo rivolto in avanti — lo stesso indicato in seguito da Gianfranco Fini — che oggi si traduce in una destra di governo capace di rappresentare circa il 30% degli italiani.