Femministe a targhe alterne
Caso Ranucci, Pina Picierno rompe il silenzio a sinistra: «Il sessismo fa schifo sempre»
«Non c’è un sessismo meno grave perché proviene dalla parte che si ritiene giusta». È il passaggio più politico dell’intervento con cui Pina Picierno prende posizione sul caso Ranucci, distinguendosi dal «silenzio diffuso e molto rumoroso» che denuncia nel suo stesso campo.
Sul piano giudiziario la dirigente dem non si pronuncia: «Sarà la magistratura a chiarire e da garantista aspetto fiduciosa prima di esprimere valutazioni». Ma sostiene che ci sia un altro aspetto sul quale non sia possibile tacere: «I comportamenti sessisti e patriarcali di Ranucci, quelli che ha raccontato, scritto e quelli che emergono dalle testimonianze».
Tra le «pochissime eccezioni» al silenzio cita e ringrazia Selvaggia Lucarelli.
Picierno: «Sono femminista, ho partecipato al Me Too»
Picierno rivendica la propria storia nelle battaglie femministe: «Ho partecipato attivamente al movimento Me too al grido di “sorella io ti credo”, ho contestato e combattuto apertamente ogni atteggiamento patriarcale e sessista in ogni ambito».
Da qui la richiesta di «chiedere conto, pubblicamente e alla Rai, dei comportamenti sessisti e deontologicamente inaccettabili di Ranucci».
Il bersaglio politico è anche il doppio standard di chi usa criteri diversi a seconda della persona coinvolta: «Il patriarcato fa schifo sempre, e faremmo bene a saperlo riconoscere, sempre».
“Abbiamo contestato Giambruno per molto meno”
Il concetto diventa ancora più netto nelle risposte ai commenti. A chi le chiede se a Ranucci siano contestati rapporti non consensuali, Picierno replica facendo riferimento a quanto scritto dal giornalista e a una testimonianza che dice di aver letto.
«Mi risulta che Ranucci, da quel che scrive lui direttamente nella sua biografia e dalla testimonianza personale che ho letto oggi di una ragazza coinvolta, abbia avuto condotte assolutamente inappropriate».
Poi il paragone destinato a pesare nel dibattito: «Abbiamo giustamente (e sottolineo giustamente) contestato Giambruno per molto meno». Non è una difesa dell’ex compagno di Giorgia Meloni, ma una richiesta di coerenza: se quelle critiche erano fondate, sostiene Picierno, lo stesso metro deve valere anche oggi.
«Ne scrive anche lui nel suo libro»
Un altro utente domanda se alcuni comportamenti, citando «relazioni con stagiste», siano raccontati dallo stesso Ranucci nel suo libro. Picierno risponde: «Sì, ne scrive anche lui nel suo libro». La vicepresidente dell’Eurocamera tiene così separati i due piani: attesa per gli accertamenti della magistratura, giudizio politico e deontologico sui comportamenti.
Quel «silenzio rumoroso» a sinistra
È soprattutto questo il punto che rende significativa la presa di posizione di Picierno. La critica arriva dall’interno del campo progressista, da una donna che si definisce «femminista, democratica, convintamente anti totalitaria» e che non rinnega le battaglie del Me Too.
La domanda sollevata dal suo intervento riguarda quindi anche il silenzio delle donne e del mondo femminista di sinistra sul caso Ranucci. Picierno è la prima a romperlo in modo così esplicito, chiedendo alla Rai di rispondere sui comportamenti del giornalista. La sua conclusione è una sfida alla coerenza del proprio campo: «Me too, ancora una volta». Perché, come scrive Picierno, «non c’è un sessismo meno grave perché proviene dalla parte che si ritiene giusta».