Decreto-legge 133/2026
Accise e acciaio: che cosa cambia con il decreto di fine luglio. La pronta risposta del governo alle emergenze
Il Governo non può eliminare con un decreto una crisi internazionale. Può però evitare che il suo costo ricada interamente sulle famiglie e sulle imprese italiane. È questa la logica del decreto-legge approvato il 27 luglio, che interviene sul prezzo dei carburanti, sull’autotrasporto e sulla continuità produttiva degli stabilimenti dell’ex Ilva.
Quattordici centesimi in meno sul gasolio
Dal 30 luglio al 6 agosto l’accisa sul gasolio scende da 672,90 a 532,90 euro per mille litri: quattordici centesimi in meno per ogni litro. Il risparmio alla pompa è leggermente superiore, perché la riduzione dell’accisa abbassa anche la base sulla quale viene calcolata l’Iva. Secondo la stima del Governo riportata dai Servizi Studi di Camera e Senato, questo effetto vale altri tre centesimi al litro nel periodo compreso tra il 28 luglio e il 6 agosto.
Il provvedimento interviene anche sui gasoli paraffinici HVO e sul biodiesel sostenibile, con una riduzione di 8,45 centesimi al litro rispetto all’aliquota vigente all’inizio dell’anno.
Non è una misura isolata
Da marzo il Governo è intervenuto ripetutamente, adattando riduzioni e durata delle misure all’andamento del prezzo del greggio. Tra il 19 marzo e il 6 agosto si sono succeduti diversi periodi di riduzione delle accise, disposti con decreti-legge e decreti ministeriali. Secondo i Servizi Studi, l’onere complessivo degli interventi sulle accise adottati nel 2026 raggiunge 1 miliardo e 697,5 milioni di euro.
Uno degli strumenti utilizzati è la cosiddetta accisa mobile. Quando il prezzo internazionale del petrolio sale, crescono anche le entrate Iva sui prodotti energetici. La legge consente di impiegare una parte di quel maggior gettito per ridurre le accise.
È una scelta precisa: quando le entrate crescono per effetto della crisi, una parte torna indietro sotto forma di sconto.
Il sostegno all’autotrasporto
Il decreto proroga a luglio il credito d’imposta per le imprese che trasportano merci e persone e per le aziende di noleggio autobus con conducente che utilizzano veicoli Euro V e VI. Il limite massimo di spesa passa da 300 a 322 milioni di euro.
Il carburante è uno dei principali costi di queste attività. Quando aumenta il prezzo del gasolio, cresce il costo di ogni chilometro e l’incremento tende a trasferirsi lungo la catena produttiva fino ai prezzi finali.
Sostenere l’autotrasporto significa quindi intervenire anche su uno dei fattori che alimentano l’aumento dei prezzi per famiglie e imprese.
Un prestito per mantenere operativo l’ex Ilva. La seconda parte del decreto autorizza il Ministero delle Imprese e del Made in Italy a trasferire fino a ulteriori 100,5 milioni di euro ad Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria.
Non si tratta di un contributo a fondo perduto. È un finanziamento oneroso, cioè con interessi, e soggetto a restituzione. Il decreto collega il rimborso alla scadenza del contratto di affitto o, se precedente, alla vendita, richiamando però anche una disposizione che prevede il termine di sei mesi dall’erogazione: un coordinamento che dovrà essere chiarito.
La logica è quella di uno strumento ponte. Un impianto fermo perde valore, competenze e commesse. Mantenerlo in funzione significa proteggere il patrimonio industriale che si sta cercando di cedere.
Dentro le regole europee
Il 9 febbraio 2026 la Commissione europea ha autorizzato per Acciaierie d’Italia un prestito di salvataggio fino a 390 milioni di euro.
Le somme autorizzate dalle norme nazionali raggiungono complessivamente 349,5 milioni e restano quindi entro il massimale europeo, con un margine di circa 40 milioni.
La Commissione ha fissato anche una durata: sei mesi, al termine dei quali l’Italia si è impegnata a presentare un piano di ristrutturazione, un piano di liquidazione oppure la prova che il prestito è stato rimborsato. Capienza finanziaria e rispetto dei tempi dovranno quindi essere monitorati. Resta il fatto che gli strumenti consentiti dalle regole europee sono stati utilizzati fino in fondo per difendere un settore industriale strategico.
Una risposta italiana a una crisi esterna
Il decreto interviene su problemi diversi. Il taglio delle accise produce un effetto immediato alla pompa. Il credito d’imposta attenua l’impatto del caro-gasolio sulla logistica. Il finanziamento all’ex Ilva tutela la capacità produttiva durante una fase delicata.
Misure diverse, unite dalla stessa idea: ridurre il danno, proteggere l’economia reale e impedire che una crisi nata altrove diventi un costo interamente italiano.