L'immigrazione e le utopie
“Viva Zapatero”, l’illusione del sogno iberico per la sinistra italiana: gli errori di Sanchez e il Piano Mattei come unica soluzione possibile
Negli anni i leader spagnoli sono diventati eroi per Pd e Cinquestelle. Oggi si scopre che hanno sbagliato tutto
Fu fatto finanche un film, da Sabrina Guzzanti, capopolo dell’antiberlusconismo, che si chiamava “Viva Zapatero”, con il premio Nobel Dario Fo. Era il 2005, al governo c’era il Cavaliere e la Spagna era il cielo dorato del progressismo da imitare per la nostra sinistra: diritti civili agli omosessuali, libertà e, soprattutto, accoglienza indiscriminata per i migranti. Altro che la “Bossi-Fini” liberticida. Ma quel sogno incantato di una fiaba perfetta è finito con il trionfo della matrigna. Restituendoci una Spagna fragile e incapace di reggere l’urto dell’immigrazione.
L’illusione di scaricare tutto sull’Italia
Da Schengen in poi, dalla globalizzazione che ha portato all’esodo di massa di milioni di cittadini africani in Europa, la Spagna, quella di Zapatero e oggi di Sanchez, la Grecia, cioè i due Paesi cruciali dell’area del Mediterraneo, hanno coltivato, e anche con successo, l’illusione di scaricare le responsabilità tutte sull’Italia. Flagellando Berlusconi, negli anni in cui era al governo, e blandendo i governi progressisti.
Fu proprio la Spagna il 2018-2019 a lanciare gli anatemi contro Matteo Salvini, nel governo giallo-verde, per il blocco della navi. E chi la governava allora? Pedro Sanchez.
L’anatema contro Salvini
Quando Salvini, da ministro degli interni, ingaggiò una dura lotta contro le Ong, tentando di ristabilire l’idea che l’Italia non potesse essere il porto sicuro per tutta l’immigrazione, Sanchez non solo prese le distanze, ma si mostrò sdegnato. E ne aveva ben donde. Perché le rotte libiche risparmiavano il suo Paese e riversavano sull’Italia tutto il flusso degli arrivi. Per pura e semplice convenienza.
Gli appelli ignorati di Ratzinger, Bergoglio e Leone
Fu la Chiesa con i suoi Papi ad esortare l’Europa a farsi carico complessivamente della questione immigrazione. Lo fecero, con sfumature diverse, sia Ratzinger che Bergoglio e lo ha fatto Prevost. Partendo dal messaggio evangelico, ovviamente, ma non trascurando la solitudine delle nostre latitudini esposte a una fragilità di frontiera, ma anche alle ripercussioni dei disastri della “Primavera araba”. E anche in quell’occasione, Sanchez e prima di lui Zapatero, non dissero nulla. Gli sbarchi tragici di Cutro ma anche del periodo di Letta e Renzi dipinsero la nostra Nazione come un branco di “assassini”. Mentre ciò che accade a Cuelta oggi è fisiologico….
Il Piano Mattei e l’Occidente che non si sveglia
Poco importa che sia stata Giorgia Meloni a promuovere il Piano Mattei. L’avessero fatto Renzi o Conte sarebbe stato altrettanto geniale. Ma non è un caso che lo abbia portato avanti una leader che ha nelle sue radici il senso della socialità. L’Italia, a differenza di Spagna, Francia, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Portogallo, non ha mai conosciuto il colonialismo. Nemmeno Roma, risalendo agli albori, era coloniale, essendo semmai imperiale. Nemmeno il fascismo, con quei pochi anni di occupazione abissina e libica, peraltro così macchiettistici da ignorare che Tripoli era piena di petrolio, lo fu.
La propensione a considerare l’Africa un territorio da sfruttare nelle sue innumerevoli risorse ha contraddistinto gran parte dell’Europa (gli spagnoli ne sono esenti ma hanno fatto lo stesso in Sudamerica). Solo attraverso la fine della visione predatoria si blocca l’immigrazione, si consente al continente di crescere. Di usare per se stesso le sue materie prime e di venderle non sotto prezzo. L’Occidente tarda a capirlo. La Cina purtroppo lo ha capito fin troppo bene. Nonostante i dati demografici dicano che l’Africa aumenta considerevolmente la sua popolazione e che l’Europa la perde progressivamente. Solo l’Italia dialogava con Mubarak, Ben Alì, Gheddafi, con una sorta di realpolitik. E anche allora fu censurata. Soprattutto dalla sinistra italiana che tarda a comprendere la geopolitica. Eleggendo progressivamente i leader esteri a numen. Solo ed esclusivamente per colpire l’Italia.