La perizia – richiesta dalla corte di assise d’appello – è stata depositata: “Rezza era capace di intendere e volere al momento dei fatti e l’epilessia mioclonica giovanile non ha in nessun modo influito nel suo agire”, così le conclusioni del perito nominato dalla corte nel processo d’appello per l’omicidio di Manuel Mastrapasqua, ucciso due anni fa a Rozzano per un paio di cuffiette.
La perizia – che sarà discussa in udienza lunedì 20 luglio prossimo – ha dato questa risposta: “Le risultanze cliniche e psicodiagnostiche rilevate nella presente indagine consentono di escludere nell’imputato la presenza di patologie psichiche c.d. “maggiori” e di evidenziare un profilo personologico inscrivibile, in base alla criteriologia nosografica attualmente in uso, in un disturbo di personalità con tratti marcati e prevalenti di stampo antisociale”.
“Un modo di stare al mondo”
“Sul piano funzionale – continua ancora la perizia – l’assetto personologico dell’imputato si configura come una modalità stabile, continuativa e sufficientemente organizzata, per quanto deviante, di essere nel mondo, pertanto non gravemente patologica”.
“L’indagine ha evidenziato nell’imputato alterazioni della regolazione delle emozioni e un’aggressività reattiva, oltreché proattiva, che possono considerarsi clinicamente significative, ma che non si integrano nella nozione giuridica di infermità mentale perché non inscritte in una patologia mentale rilevante ai fini forensi”. Inoltre si esclude “la presenza di fenomeni critici di natura epilettica, farmacologica o neurologica”, nel momento dell’aggressione.