La provocazione
Travaglio prova a fare il Montanelli ma sbaglia tutto e scivola sul patriottismo: “Non tifo Italia e Sinner”
“Non tifo Italia e neanche Sinner”. Marco Travaglio, l’allievo di Indro Montanelli, forse s’è montato un po’ la testa: capita, non solo ai politici ma anche ai giornalisti di perdere il contatto con la realtà. Capita anche a Marco Travaglio che nel suo tentativo costante di stupire, provocare, praticare anticonformismo di facciata, nel segno del grande Montanelli, finisca per tracimare nel patetico. Il suo maestro, per il tono molto severo con cui descriveva i difetti degli italiani, che alcuni interpretarono come disprezzo, veniva spesso additato come anti-italiano, anche per la sua opposizione a certe narrazioni patriottiche o celebrative della storia nazionale. Ma da lì a dire, non tifo per l’Italia, all’indomani di un fallimento, quindi salendo sul carro degli sconfitti, non è certo un comportamento da grande giornalista. Marco Travaglio, però, ha deciso per una interpretazione molto personale del “montanellismo”. “Tifo contro la Nazionale. Detesto la retorica, tutta la fuffa. Preferisco che perdano, non sai quanto ho goduto quando ci hanno eliminato per la terza volta dalle qualificazioni ai Mondiali”, sono le parole del direttore del Fatto Quotidiano nel podcast Fuori di Cabello, condotto da Victoria Cabello.
Travaglio, Montanelli e il tifo contro la Nazionale
“Diventi superstizioso quando segui il calcio. Quando ti ammali di calcio diventi superstizioso e io lo ero fino al 1995 quando alla Juventus arrivò Moggi: lì ho smesso di tifare e di seguire la mia Juve. Ogni tanto guardo le partite con totale indifferenza. Quando gioca la nazionale di solito tifo contro, detesto la retorica finto patriottica, detesto la fuffa quando vincono: non sai quanto ho goduto per la terza eliminazione consecutiva dal Mondiale. Ho tifato rare volte per la Nazionale, solo quando era proprio fantastica: nel 1978 e nel 1982 con Bearzot, perché c’erano tutti i miei idoli, soprattutto Zoff”, aggiunge Travaglio. “Io gioco a tennis una volta a settimana contro un maestro di 21 anni. E’ uno che rosica se perde un punto, perdo sempre ma mi dà soddisfazione togliergli qualche game”. Domanda d’obbligo? Tifa per Sinner? “Non mi piace, non mi diverte. Mi diverte Alcaraz e quindi tifo Alcaraz. Come tifavo per Connors perché non mi piaceva Borg”.