La conferenza stampa
Tolleranza zero dopo i raid dei No Tav. “Associazione a delinquere per chi devasta”: la legge targata FdI
Previste pene fino a otto anni per chi devasta e aggredisce com'è accaduto di recente in Val di Susa
Tolleranza zero per chi devasta i luoghi e aggredisce le forze dell’ordine. Arriva da Fratelli d’Italia la proposta di legge che estende il reato di associazione a delinquere per quanti, com’è accaduto di recente in Val Susa, aggrediscono le forze dell’ordine. A presentarlo oggi in conferenza stampa i promotori, i due capigruppo, Galeazzo Bignami e Lucio Malan, Augusta Montaruli, Sara Kelany, Francesco Filini, Raffaele Speranzon.
Il vulnus giurisprudenziale
La proposta di legge vuole superare una carenza normativa con un vulnus giurisprudenziale. Alcuni tribunali, più volte, hanno tentato di applicare l’art 416 del comma penale, che disciplina l’associazione a delinquere, trovando il niet della Cassazione, che ha parlato di “vincolo stabile e gerarchico”, per definire la fattispecie di reato.
La conferenza stampa
Tutti gli intervenuti, da Malan, a Filini a Bignami hanno messo in evidenza come questa proposta discerni tra quanti, “protestano secondo le legittime regole della democrazia dai delinquenti e dai criminali organizzati“. “Le capacità organizzative e l’equilibrio delle forze dell’ordine-ha detto Filini- hanno evitato in Val di Susa una tragedia”. Un concetto ribadito da Malan e Bignami e da Montaruli, che ha voluto ringraziare “tutti i sindaci della Val di Susa”. “Su iniziativa di Francesco Filini – ha ricordato il capogruppo di Fdi alla Camera Galeazzo Bignami – e con il contributo di Andrea Delmastro, abbiamo ritenuto di individuare questa specifica fattispecie, con la volontà di mettere a disposizione del Parlamento una proposta di legge”. La proposta è stata illustrata da Filini: “Chi commette sotto forma di organizzazione, cioè tre o più persone, una serie di reati deve rispondere anche di associazione a delinquere”. I reati vanno in questione vanno “dalla violenza, minaccia e resistenza pubblico ufficiale, alla devastazione e saccheggio, all’attentato alla sicurezza nei trasporti” Il nuovo reato va ad incidere su 10 articoli del codice penale e rappresenta un nuovo strumento nelle mani dei magistrati”, precisa Montaruli. L’obiettivo di FdI è che i fatti della Val di Susa di sabato scorso non si ripetano più perché “non sono più tollerabili queste sacche di impunità, sottolinea Speranzon- e contiamo nell’appoggio “delle nostre forze politiche alleate ma anche delle opposizioni”.
Il senso della proposta
La proposta di legge supera il vulnus legislativo presente. Seguendo l’evoluzione dei tempi, tocca i punti cruciali dell’utilizzo degli strumenti informatici nell’organizzazione criminale di fatti come quelli accaduti, ma non solo, di recente in Piemonte. Individua i casi di favoreggiamento per attività che non possono certo essere derubricate a proteste democratiche ma che hanno una chiara e predeterminata funzione aggressiva nei confronti delle forze dell’ordine. Ovviamente, l’aspetto sanzionatorio viene inasprito nei confronti di quanti organizzano le azioni di aggressione.
Il testo della proposta di legge
Dopo il comma 2 bis , che disciplina l’associazione mafiosa, è previsto un ulteriore comma. “Chiunque partecipi ad un gruppo composto da tre o più persone che, pur privo dei requisiti di stabilità e di struttura gerarchica, si costituisce o si coordina, anche mediante strumenti di comunicazione elettronica o in occasione di manifestazioni pubbliche, allo scopo di commettere taluno dei delitti di cui agli articoli 336, 337, 339, 419, 420, 421, 421-bis, 582, 583 e 635, è punito con la reclusione da due a otto anni. Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato o di favoreggiamento, dà rifugio o fornisce vitto, ospitalità, mezzi di trasporto, strumenti di comunicazione a taluna delle persone che partecipano al gruppo è punito con la reclusione da uno a quattro anni. La pena di cui al comma 1 è aumentata se il gruppo si avvale di strumenti informatici o telematici idonei ad assicurare la segretezza delle comunicazioni al fine di eludere l’attività investigativa“.
Le ulteriori aggravanti
“La pena- si legge ancora nel testo- è aumentata fino alla metà se il gruppo si avvale di strumenti idonei ad intercettare, impedire o interrompere comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche in danno di un pubblico ufficiale nell’esercizio o a causa delle sue funzioni. Coloro che promuovono, dirigono o organizzano il gruppo sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da quattro a otto anni. Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato”.