La strategia del governo
Schillaci: «Continueremo a investire sulla sanità». Un miliardo in più nel 2027, più assunzioni e stipendi migliori per medici e infermieri
Il quadro internazionale degli ultimi anni è stato complesso ma il ministro della Salute Orazio Schillaci, dopo aver previsto nella legge di bilancio 2027 un miliardo in più di finanziamento del Fondo sanitario nazionale, assicura: «Continueremo a investire sulla sanità. Vogliamo retribuire ancora meglio medici e infermieri. E assumerli proseguendo l’impegno prefissato con la precedente manovra andando a coprire soprattutto le aree con più carenti. Vogliamo finanziare il Piano sanitario nazionale, che in Italia manca da ben 20 anni, e gli ospedali di terzo livello, quelli di eccellenza. Continueremo a investire nella salute mentale e nella prevenzione, senza la quale il sistema, con l’invecchiamento della popolazione, non regge. E intendo intervenire sul fronte dell’Alzheimer, a favore di una fascia di pazienti fragilissima che merita attenzione».
Precisa visione sulla valorizzazione degli infermieri
Intervistato dal quotidiano La Stampa il responsabile della Salute del governo Meloni spiega che sugli infermieri «In prospettiva, con gli incentivi economici e di carriera, oltre che aumentando i posti per il corso di laurea, pensiamo di invertire la rotta portando più infermieri non solo negli ospedali ma soprattutto sul territorio, dove c’è maggiore bisogno». E ricorda che «nell’anno accademico 2020/2021 i posti totali definitivi per il corso di laurea in Infermieristica in Italia sono stati circa 16mila. In pochi anni siamo saliti a oltre 25.000. Mi pare un fatto che è frutto di una precisa visione».
Le case di Comunità una priorità
Una strategia anche per le case di Comunità, rispetto alle quali il ministro fa sapere che a breve partirà una campagna «per farle conoscere di più ai cittadini: devono servire non solo a decongestionare i pronto soccorso ma anche a garantire la presa in carico dei malati cronici. La ritengo una priorità. Finito il ‘rodaggio’ sono certo che dentro le strutture si potranno rapidamente fare anche visite specialistiche ed esami diagnostici di primo livello». Il tutto anche «Incentivando gli specialisti ospedalieri retribuendoli con ore di straordinario. Per facilitare gli accertamenti diagnostici abbiamo appena sbloccato 235 milioni stanziati prima del Covid e mai utilizzati. Una parte delle risorse sarà destinata alle Case di Comunità e un’altra agli studi dei medici di famiglia per l’acquisto di apparecchiature come spirometri, ecografi o Ecg».
I criteri delle Rsa da rivedere
Nel corso dell’intervista il ministro risponde sul delicato tema delle Rsa, per molti anziani non autosufficienti ancora inaccessibili: «Servono criteri più chiari, un Isee sanitario più evoluto, che consideri non solo reddito e patrimonio, ma anche composizione del nucleo familiare e grado di disabilità di chi ne fa parte. Serve creare criteri più equi di accesso, rafforzare le Rsa pubbliche e migliorare il sistema di accreditamento di quelle private, con controlli rigorosi. La dignità degli anziani non può dipendere dal codice postale o dal conto in banca».
Caregiver familiari pilastro del welfare
Il tutto senza dimenticare il ruolo centrale dei« caregiver familiari: sono l’architrave invisibile del nostro welfare. Senza di loro, il servizio sanitario nazionale sarebbe in difficoltà. L’Italia ha una delle legislazioni più avanzate in Europa con la legge 104, che prevede fino a due anni di aspettativa retribuita. È un diritto importante che dobbiamo far rispettare con più rigore, anche e soprattutto nel settore privato, dove troppo spesso si creano pressioni indebite. Comunque, nel 2027 portiamo a oltre un miliardo il fondo per la non autosufficienza, che serve a finanziare assistenza domiciliare e reti di supporto anche sociale territoriali».
Liste di attesa e differenze territoriali
Infine le liste di attesa. I numeri emersi dai dati Agenas dimostrano che la situazione è decisamente migliorata. E per Schillaci: «I tempi si stanno riducendo» ma Agenas dovrà ancora lavorare al fianco delle Regioni per migliorare il sistema» Perchè «Ci sono ancora troppe differenze territoriali e questo lo trovo inaccettabile. Dobbiamo capire se dietro queste disparità non si riscontrino poi difficoltà dei cittadini ad accedere già a monte al sistema di prenotazione. Ma, ripeto, ora abbiamo gli strumenti per fare queste verifiche e intervenire» conclude il ministro.