La tragedia di Acerra
Pitbull sbranò una neonata: fu accusato il padre ma le indagini lo scagionano. “Ho vissuto un inferno”
“Ho vissuto un incubo, un inferno”. Vincenzo Loffredo non ebbe alcuna responsabilità nella morte della figlia Giulia Loffredo, nove mesi, sbranata dal pitbull di casa, ad Acerra, nel Napoletano, nel febbraio scorso. Il padre della neonata era stato indagato per omessa vigilanza e accusato di essersi addormentato profondamente a causa dell’hashish fumato, mentre il cane si accaniva sul corpicino. Le indagini però lo hanno scagionato. Era stato lui a dare l’allarme e a trasportare la figlia in ospedale, dove i medici non poterono fare altro che constatarne il decesso. Le successive indagini scientifiche e medico-legali hanno poi consentito agli investigatori di ricostruire la dinamica dell’aggressione.
L’aggressione del pitbull alla neonata in una casa di Acerra
Nella notte tra il 15 e il 16 febbraio ad Acerra, in provincia di Napoli, la tragedia. Era stato ritrovato il pigiama insanguinato della bambina in un sacchetto dell’immondizia alimentando il sospetto che la bambina fosse stata cambiata prima di essere portata in ospedale dal padre, Vincenzo Loffredo. L’uomo aveva inizialmente raccontato che la figlia era stata aggredita da un cane randagio, salvo poi modificare la versione e attribuire la responsabilità dell’attacco al pitbull di famiglia. Loffredo, risultato positivo all’hashish subito dopo il dramma, era stato indagato per omicidio colposo, con l’accusa di omessa vigilanza e custodia dell’animale.
I magistrati hanno ritenuto che non sussistessero elementi per attribuire al padre una condotta penalmente rilevante, escludendo sia l’ipotesi di negligenza sia quella di omessa vigilanza sul pitbull Tyson. La decisione si fonda sulle consulenze tecniche e sugli approfondimenti investigativi svolti nel corso dell’inchiesta, che hanno ricostruito la dinamica dell’accaduto e individuato nell’azione dell’animale la causa del decesso, come deciso dal Tribunale di Nola secondo cui la bambina morì a causa delle lesioni provocate dal morso del cane, che le strinse il collo causando un’asfissia con conseguente arresto cardiocircolatorio. Gli esperti hanno descritto la modalità dell’attacco come compatibile con il comportamento predatorio noto come “bite and hold”, una presa che immobilizza la vittima.
I funerali della piccola Giulia Loffredo