L'impulso del governo
Mutui in ripresa, boom del credito: le famiglie tornano a investire, l’Italia riparte: Unimpresa smentisce i catastrofisti
Tra maggio 2025 e maggio 2026 il credito bancario al settore privato italiano è aumentato di 33,4 miliardi di euro (+2,55%), passando da 1.309,6 miliardi a 1.342,9 miliardi. La crescita è stata determinata dall’aumento dei finanziamenti sia alle famiglie sia alle aziende, con dinamiche differenti tra le varie tipologie di prestiti. I finanziamenti alle aziende sono saliti da 599,2 miliardi a 613,1 miliardi di euro, con un incremento di 13,9 miliardi (+2,32%), interrompendo la fase di contrazione osservata negli anni precedenti. In particolare lo stock complessivo dei prestiti alle famiglie è invece aumentato da 710,4 miliardi a 729,9 miliardi, con una crescita di 19,5 miliardi (+2,74%), pari a circa il 58% dell’incremento complessivo del credito. Lo rileva un’analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo la quale all’interno dei finanziamenti alle famiglie, la componente principale resta quella dei mutui, che passano da 520,5 miliardi a 538,8 miliardi di euro, con un aumento di 18,4 miliardi (+3,53%), confermandosi il principale fattore di espansione del credito.
Torna la fiducia delle famiglie: accendere un mutuo è un impegno di vita
Accendere un mutuo significa assumere un impegno che può durare 20 o 30 anni. È quindi una scelta che presuppone una ragionevole fiducia nella stabilità del proprio reddito, nella possibilità di conservare il lavoro e nella capacità di sostenere le rate nel tempo. Il ritorno delle famiglie sul mercato immobiliare rappresenta perciò uno degli indicatori più concreti di normalizzazione delle aspettative economiche. Un fattore importante della ripresa va ricercato nel progressivo allentamento della politica monetaria seguito alla fase più dura della stretta della Banca centrale europea. Il tasso sui depositi della Bce, che aveva raggiunto livelli molto elevati nel 2024, era sceso al 2% nel giugno 2025, rendendo gradualmente meno oneroso il ricorso al credito. Nonostante il recente contenuto aumento le condizioni rimangono buone. Tuttavia sarebbe ingeneroso attribuire i meriti esclusivamente alla Bce.
Il fondo di garanzia per la prima casa è stato ampliato
Anche alcune scelte del Governo hanno contribuito a rendere più accessibile l’acquisto della casa, soprattutto per i giovani e per le famiglie che non dispongono delle garanzie patrimoniali normalmente richieste dalle banche. Il principale strumento è il Fondo di Garanzia per la prima casa gestito da Consap. Nel corso del 2025 la sua dotazione è stata portata complessivamente a 440,6 milioni di euro, mentre la Legge di Bilancio ha previsto ulteriori 270 milioni sia per il 2026 sia per il 2027. Il Fondo può coprire fino all’80% del finanziamento per gli under 36 e arrivare fino al 90% per alcune famiglie numerose.
Secondo i dati Consap, circa il 21% dei mutui stipulati in Italia beneficia oggi della garanzia pubblica. Gli effetti sono già visibili. Nel primo semestre del 2025 i mutui garantiti dal Fondo sono stati 38.650, il 23% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il loro valore complessivo è salito da 3,6 a 4,8 miliardi di euro, con un incremento del 34%. Il Governo ha inoltre prorogato fino al 2027 l’accesso rafforzato alle garanzie per under 36, giovani coppie, famiglie monogenitoriali e nuclei numerosi.
La stabilità economica
Un altro elemento fondamentale è rappresentato dal mercato del lavoro. A maggio 2026 gli occupati erano 228mila in più rispetto a un anno prima. Vi è stato un aumento di 275mila dipendenti permanenti; la stabilità contrattuale resta uno dei requisiti decisivi per ottenere un finanziamento immobiliare. Nello stesso mese il tasso di disoccupazione è sceso al 5%. È quindi chiaro che questo buon risultato è la combinazione di buone politiche per l’occupazione, riduzione del cuneo fiscale e rafforzamento delle garanzie pubbliche; a livello di Governo si è voluto creare un contesto più favorevole e i risultati ne sono la prova tangibile. Non hanno determinato da sole la discesa dei tassi, che dipende dalla politica monetaria europea, ma hanno ampliato la platea di cittadini in grado di trasformare il miglioramento delle condizioni finanziarie in una concreta possibilità di acquistare casa.
I dati Unimpresa smentiscono i catastrofisti all’opposizione
Naturalmente non ci dobbiamo abbandonare a facili trionfalismi e cullare sugli allori. Si percepisce tuttavia che la marcia è cambiata. È forse questo il dato politico più rilevante: mentre una parte dell’opposizione continua a descrivere un’Italia immobile e sfiduciata, i comportamenti concreti di famiglie e imprese mostrano una realtà più articolata. L’Italia non ha ancora risolto tutti i suoi problemi ma è tornata a guardare al futuro con un po’ più di ottimismo e questo è già un ottimo risultato. La scelta di comprare una casa o di finanziare un nuovo investimento è la prova che la direzione intrapresa dal Governo Meloni è quella giusta.