L'efficienza del 41 bis
Mafia, l’Sos di de Lucia in audizione: “Si stanno armando con droni lanciamine”. Colosimo: siamo un ponte con le istituzioni
Sappiamo che la mafia usa armi tecnologiche sofisticate e si sta riarmando. Una situazione ben difficile da cui difendersi. È l’allarme lanciato dal procuratore capo di Palermo, Maurizio de Lucia, nel corso dell’audizione in commissione Antimafia, guidata da Chiara Colosimo. “Abbiamo trovato armi che vengono dal Salento ma la cui provenienza è l’area balcanica, cioè l’ex Jugoslavia. Ma sappiamo di un interesse della mafia verso armi più sofisticate. Quelle ad esempio del mercato nero nato con la guerra Russa-Ucraina. Abbiamo segnali di acquisto di droni lanciamine, armi da cui non siamo preparati a difenderci. Questo sia nel circondario di Palermo che in altri territori”.
Audizione in Antimafia del procuratore capo di Palermo de Lucia
Il procuratore ha precisato che “poche ore dopo essere entrati in carcere i mafiosi vengono muniti di apparecchi telefonici. Questa è una situazione che riguarda tutti gli istituti di pena”. Poi ha confermato l’efficienza del regime del 41 bis, che il governo Meloni appena insediatosi ha voluto confermare. “Il vero problema ora è per i soggetti mafiosi che entrano in carcere in alta o media sicurezza perché non hanno la qualifica di capi. Parliamo di detenuti che vengono immediatamente dotati di telefoni. Cosa che consente a Cosa nostra di continuare a comandare. Nelle sole carceri di Palermo Pagliarelli e Ucciardone abbiamo scoperto a disposizione dei detenuti, tra il 2025 e il primo semestre del 2026, 297 cellulari”.
“Va migliorato il 41 bis, lavorare sul regime delle proroghe”
Il procuratore capo di Palermo ha chiesto di migliorare il regime del 41 bis. “Cioè diminuendo i soggetti al 41 bis ma lavorando soprattutto sul regime delle proroghe. Infatti, molti dei risultati che noi otteniamo sono frutto del lavoro della polizia penitenziaria, però è evidente che questo non basta. Nel lungo periodo – ha aggiunto – c’è un lavoro che veramente spetta al legislatore ed è un lavoro che fa tremare i polsi. Ma che prima o poi si dovrà affrontare. Nelle carceri teniamo un sacco di gente che in realtà nelle carceri non ci deve stare”. Il giudice si è anche detto contrario all’introduzione del reato di apologia della mafia “perché ne abbiamo già abbastanza. Abbiamo una legislazione molto forte in tema di mafia. E non penso che non si faccia apologia della mafia perché c’è un reato di apologia”.
Colosimo: “Questa commissione è ponte tra le istituzioni”
La presidente della commissione Chiara Colosimo ha sottolineato il ruolo di ponte della commissione a ponte tra le istituzioni. “Questa Commissione ha un filone che si è occupato di 41 bis e di alta sicurezza. E a questa Commissione la questione carceraria non è nuova. Ci è stata posta in diverse audizioni. È nata la prima volta addirittura quando siamo andati al carcere del 41 bis dell’Aquila”. Il tema – ha aggiunto Colosimo – è “che quando non c’è il 41 bis la permeabilità è praticamente cosa di tutti i giorni”. Al termine dell’audizione di de Lucia ha poi ricordato il “grande lavoro che sta facendo l’amministrazione penitenziaria. Ma che ovviamente è un lavoro lungo e anche economicamente molto difficile da sostenere. So bene che da parte sua, lungi da fare polemica con le istituzioni, ci dà qualche consiglio che cosa possiamo suggerire su questo tema?”.
Raoul Russo: audizione esaustiva. Il governo ha dato un segnale forte
Raoul Russo, senatore e capogruppo di FdI in Antimafia, ha definito “importante ed esaustiva l’audizione del procuratore de Lucia. A lui va il ringraziamento per quanto sta facendo a Palermo. Da parte sua il governo Meloni ha cercato di affrontare queste criticità nella consapevolezza che si tratta di problemi che hanno radici lontane nel tempo. In particolare la disciplina dei circuiti di Alta Sicurezza sono state poste al centro di una decisa strategia di sicurezza nazionale. Volta a contrastare con la massima fermezza la criminalità organizzata e il terrorismo”. Anche sul tema del contrasto ai droni e all’utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei detenuti per comunicare con l’esterno – ha concluso – “questo governo ha risposto con misure all’altezza con stanziamenti e dotazioni adeguati”.