Chi ha paura dei fantasmi?
La storia oltre la retorica: il racconto che manca per andare avanti e superare il torcicollo
A oltre ottant'anni da Yalta ci sono pagine che continuano a non essere raccontante o a essere raccontate in modo parziale, ma senza un'operazione verità non si riuscirà mai davvero a fare i conti col passato
Proseguiamo con i nostri racconti di cose di ottant’anni fa, e con lo stile che non so i lettori, ma a me diverte moltissimo: senza retorica, e senza favolette di buoni e cattivi.
La Germania dopo Yalta
Fino ai primi giorni di maggio 1945, quasi tutti i Tedeschi, fossero o non fossero ideologicamente nazionalsocialisti, combatterono contro gli Angloamericani e i Sovietici. Per gli accordi di Yalta, questi occuparono quella che solo i più anziani ricordiamo fu la Germania Est, e gli Angloamericani la fu Germania Ovest. Questo territorio fu affidato, con pienissimi poteri, al generale Patton, passato alla storia come “d’acciaio”, però tutt’altro che sprovveduto; e per primissima cosa promulgò un’amnistia informale ma sostanziale, richiamando in servizio tutto l’apparato statale del Reich. A chi recriminava, rispose che senza i funzionari germanici non poteva amministrare la Germania; e, senza dirlo, suggerì che in caso di nuova guerra, si potevano rendere utilissimi anche i superstiti militari.
Guerra, contro chi? Ma proprio contro l’Unione Sovietica, popolata di amiconi come Stalin, e che gli Americani, da bravi liberalcapitalisti, temevano molto più del sopravvissuto nazifascismo; situazione poi sintetizzata da Churchill con la squallida ma efficace frase «abbiamo ucciso il porco sbagliato». Guerra, e non fredda, ma caldissima, e poteva essere da un momento all’altro; o almeno così si recitava il teatro.
Il Muro abbattuto a picconate
Stando al comodo gioco, i civili e militari tedeschi occidentali si dichiararono democratici e socialdemocratici, facendo finta che dal 1933 al ’45 erano in vacanza alle Maldive, e nessuno indagò su quei dodici anni tranne sporadici episodi: qualcuno pagò con l’esecuzione o con il suicidio, ma ben pochi. Ah, quasi dimenticavo di dire che il comunismo dilagò nella Germania Est, fin quando il Muro… a proposito, il Muro non “cadde” manco fosse stato un terremoto, come spacciano i buonisti, bensì venne abbattuto a picconate, e oggi abbiamo una Germania unificata, che però, cartina alla mano, è diversissima dal 1939, e anche dal 1918 e dal 1815 e dai tempi di Ottone I.
Il destino di Polonia e Cecoslovacchia
La guerra, che, stando ai politicamente corretti, era iniziata per salvare la Polonia dall’orrendo pericolo di un’autostrada fino a Danzica, a sua volta da annettere a furor di popolo danzichese… finì consegnando a Stalin l’intera Polonia. Intera, ma non la stessa, bensì trasferita di un migliaio di chilometri da est a ovest, e tuttora senza un trattato di pace con la Germania. Quanto al resto, basti che sia stata rimessa in piedi la Cecoslovacchia del 1938 (senza la Rutenia, oggi… parte dell’Ucraina!); e che, appena spariti i Russi, in una notte d’inverno 1992 si separò senza sparare non dico pallottole, ma nemmeno mortaretti e fuochi d’artificio. La stampa ufficiale fece finta di scordarsi del 1938… io no, e scrissi, e lo conservo religiosamente, un articolo a doppia pagina sul Secolo.
Churchill vs Chamberlain
La Gran Bretagna si accorse solo verso il 1946 di quanto avesse sbagliato Churchill, e di quanto aveva avuto ragione Chamberlain. Fuggì a gambe levate dall’India, lasciandovi massacri interreligiosi a milioni; e ancora più velocemente dalla Palestina: e da quel 1947 mi affido alla memoria del lettore.
La “grande potenza” della Francia
La Francia, che “tombe toujour sur ses pieds”, finse che dal 1940 al ’44 le truppe tedesche e italiane fossero state torme di allegri turisti casualmente vestiti tutti uguali; e venne ripromossa a Grande Potenza… esattamente come nel 1815, quando dichiarò di non aver mai sentito nominare un tal Napoleone.
L’Italia con l’occhio dello storico
E l’Italia? Ebbene, e non lo dico da patriota ma proprio da storico, forse l’Italia fu quella che fece meno grama figura. A parte le versioni ufficiali… dai tempi di Romolo siamo abituati alle versioni ufficiali e poetiche cui non crede nessuno! A parte dunque, gli Italiani, anche volendo, non potevano negare che la Germania era divenuta nemica l’8 settembre 1943, e fino al 7 sera era alleata. Tanto meno… via, manco il più fanatico poteva mandare i figli a scuola senza sapere che è la scuola di Gentile e di Bottai… e persino il più democratico degli ecclesiastici, li avrà pure studiati, i Patti Lateranensi del 1929… E solo un matto talebano (so chi è, ma non lo scrivo perché non merita nemmeno sberleffi) poté lamentarsi che le bonifiche avessero leso gli immortali diritti delle zanzare anofele: giuro, l’ho letto sopra un giornalone stracorretto. E come fare a non sapere che Tizio e Caio e Mevio e Sempronio (“padri” costituenti in testa!) erano stati, pochissimi anni prima, più littori delle littorine? E, attenti, non per ipocrisia, proprio convinti, e premiati ai Littoriali.
L’amnistia e la paura dei fantasmi
“Chi ha avuto, ha avuto… chi da dato… ”, e non solo a Napoli. L’Italia si concesse un’amnistia di fatto (assieme a quella di diritto firmata da Togliatti), i cui effetti si videro quasi subito, e rimangono. Ci vorrebbe un articolo a parte, e diciamo che l’ossessione antifascista della sinistra è la dimostrazione… insomma, se uno ha paura dei fantasmi, vuol dire che ancora esistono!
La storia senza retorica
Ora che il 2026 volge alla metà finale… e, ne sono sicuro, almeno due terzi degli attuali abitanti di Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia, Polonia, Usa eccetera sanno poco e niente degli accadimenti cui sopra accennavo, e Cecoslovacchia e Unione Sovietica non esistono da un pezzo, non sarebbe ora di raccontare la storia esattamente come andò, e senza retorica di nessun segno? Così, e solo così, completeremo l’amnistia: raccontando la verità.