Franco Iachi Bonvin
Il tabaccaio che uccise il ladro rinuncia alla Cassazione: a differenza di Roggero non andrà in carcere
Non ci sarà il ricorso in Cassazione per Franco Iachi Bonvin, il tabaccaio di Pavone Canavese che la sera del 7 giugno 2019 sparò e uccise un ladro che con alcuni complici aveva rubato un macchinario cambiamonete della sua tabaccheria che si trovava accanto alla sua abitazione. In accordo con i legali, infatti, l’uomo ha rinunciato al ricorso e così la condanna a un anno e 8 mesi con pena sospesa è diventata definitiva. Un caso che ricorda, per certi aspetti, quello di Mario Roggero.
“Il mio assistito, che in primo grado aveva ricevuto una condanna a 5 anni e 6 mesi per omicidio volontario – spiega all’Adnkronos uno dei legali, Mauro Ronco – ha sempre detto di provare un grande dolore per l’accaduto e che era profondamente dispiaciuto di aver causato la morte di una persona. In appello è stata accolta la nostra difesa, ossia che il mio assistito aveva agito per legittima difesa o in subordine per eccesso di legittima difesa, ed e’ stato condannato a un anno e 8 mesi per omicidio colposo, con sospensione della pena”.
“Abbiamo presentato ricorso in Cassazione nell’eventualità che il procuratore generale della Corte d’assise e d’appello lo facesse. Non è accaduto, pertanto abbiamo rinunciato al ricorso poiché abbiamo ottenuto quello che era nell’interesse del nostro assistito, e cioè una pena che non prevedeva la detenzione”, conclude l’avvocato Ronco.
Il caso Roggero e la vicenda del tabaccaio che uccise il ladro
Iachi Bonvin sparò dal balcone “verso il basso”, senza infierire sulla vittima. In primo grado, era stato condannato a cinque anni di carcere per omicidio volontario. Poi il reato era stato riqualificato in omicidio colposo dai giudici d’appello, ma con eccesso di legittima difesa. La sentenza della Corte d’Assise di appello di Torino, a differenza di Roggero, ha però concesso al tabaccaio 74enne il beneficio della sospensione condizionale della pena: Iachi Bonvin, in questo modo, ha evitato anche la reclusione. Resta il dibattito sulla legittima della condanna e del risarcimento alla famiglia della vittima.