Il libro
“Il gusto della libertà” di Francesco Clementi e Antonio Gaudioso: l’indipendenza americana che passa dall’Italia
Thomas Jefferson era legato fortemente all'Italia, soprattutto per il Vino Nobile di Montepulciano, che era diventato per lui un elemento fondamentale del pasto equilibrato, ma anche un simbolo delle idee politiche democratiche e repubblicane
Cultura - di Gabriele Caramelli - 12 Luglio 2026 alle 04:45
Il vino italiano ha avuto un ruolo principale nella nascita degli Stati Uniti, anche grazie all’apertura che Thomas Jefferson ha avuto verso il Vecchio Continente. Lo spiegano bene Francesco Clementi, professore di Diritto pubblico e Antonio Gaudioso, laureato in Scienze politiche, ne “Il gusto della libertà”(Il pensiero scientifico, 17,10 euro). Gli autori raccontano l’avventura europea di Thomas Jefferson come diplomatico alla fine del ‘700. Qui, precisamente in Italia, il terzo presidente degli Stati Uniti ha conosciuto il Vino Nobile di Montepulciano, diverso da tutti quelli fortificati che aveva assaggiato nel Nuovo mondo libero.
Ma soprattutto, trovò l’elemento gastronomico unitario per la tavola diplomatica conviviale, per creare un ambiente confortevole attraverso una bevanda diversa. La sua conoscenza con Filippo Mazzei, intellettuale toscano, l’ha portato a conoscere i vigneti italiani e il mondo che gira attorno alla produzione agricola. Come scrivono Clemente e Gaudioso nel libro, infatti, Jefferson nella bottiglia «vede convergere fattori apparentemente diversi ma in realtà inseparabili: il territorio, il clima, la tecnica, il lavoro agricolo, la reputazione commerciale, le vie di trasporto, la fiscalità, il gusto dei consumatori, perfino il tipo di conversazione e di socialità che quel vino rende possibile».
“Il gusto della libertà” di Thomas Jefferson: l’Italia come frutto dell’indipendenza americana
Il Vino Nobile di Montepulciano, per Thomas Jefferson, è diventato fondamentale e lo dimostra una delle citazioni nel libro: «Per il momento mi limito al bisogno fisico di un buon Montepulciano, essendo questo uno dei miei vini preferiti, e l’abitudine ha reso i vini leggeri e aromatici una necessità per la mia vita». Numerosi viticoltori statunitensi di origine italiana, infatti, hanno conservato un legame saldo con le proprie radici, contribuendo alla diffusione di vigneti e saperi enologici della tradizione italiana.
Un segno che gli Usa hanno coltivato un fortissimo senso di attaccamento al vecchio continente, pur avendo voluto creare un Paese diverso rispetto a quelli europei. Thomas Jefferson, portando la cultura del Montepulciano nel proprio Paese ha contribuito al concetto di indipendenza americana sia dal punto di vista gastronomico che politico. Ma non solo, perché tra i tanti obiettivi da lui raggiunti grazie al vino c’è anche la connessione che oggi intercorre tra Usa e Italia, oltre alla prima definizione non lampante del concetto “Occidente”.