Burocrazia e caro gasolio
Dall’Irlanda l’allarme di Lollobrigida: “C’è una specie in pericolo: i pescatori. La Ue cambi le regole “
Non usa giri di parole il ministro Francesco Lollobrigida, in Irlanda, quando parla ai suoi colleghi europei della pesca e delle marinerie. Le norme europee più che fatte per salvaguardare la fauna marina siano concepite per affondare la nostra pesca. Da qui l’invito del ministro italiano: “Dobbiamo rivedere il piano comune della pesca totalmente, con indirizzi che modifichino gli aspetti delle nostre politiche che hanno messo in crisi questo settore in maniera così determinante. Dobbiamo farlo perché è giusto e perché oltre ai pesci c’è una specie in pericolo, i pescatori”.
Poi elenca i dati che non hanno bisogno di commenti per far capire lo stato delle marinerie in Europa, un tempo tra le più competitive al mondo, adesso messe a dura prova dalla concorrenza cinese e dei paesi terzi che pescano nel mediterraneo e non rispettano le nostre stesse regole: “Noi abbiamo – dice il ministro Lollobrigida- il dovere di domandarci se ci sia un futuro per questa attività. A livello mondiale vediamo le flotte crescere. Pensate alla Cina passa nel 1985 ad avere poche centinaia di imbarcazioni alle oltre 2500 impiegate nel settore della pesca a livello mondiale che arrivano secondo i dati di alcune ONG a 17 mila con le navi di supporto. Pensate ai paesi terzi che pescano negli stessi nostri bacini. Faccio l’esempio del Mediterraneo con una flotta o in crescita o standardizzata dei nostri paesi frontalieri e ovviamente un dato invece disastroso in Europa che vede le marinerie diminuire del 28 per cento in 30 anni con punte del 40 per cento in alcuni settori”, ha detto Lollobrigida incontrando ik presidente di turno del Consiglio AGRIFISH (Agricoltura e Pesca) per il semestre di presidenza irlandese dell’Unione Europea (luglio-dicembre 2026) Martin Heydon, Ministro irlandese dell’Agricoltura, dell’Alimentazione e della Marina. (nella foto)
I pescatori europei e la posizione di Lollobrigida
Di contro, mentre le altre nazioni facevano man bassa pescando tutto ciò che era pescabile, noi abbiamo caricato i nostri pescatori di regole diminuendo del 40% le loro giornate di pesca. “Abbiamo avuto costi di produzione in crescita -dice il ministro Lollobrigida- Pensate all’aumento del carburante, uno degli elementi principali per la produzione, quasi raddoppiato negli ultimi anni. Abbiamo un dato di dipendenza dall’estero drammatico che in Italia tocca l’80 per cento. Qual è stato l’atteggiamento europeo? L’atteggiamento europeo è stato taglio drastico del prelievo. Immaginate che solo in Italia dal 2020 abbiamo assistito a una drastica riduzione delle giornate. Cito due esempi per tutti. Nel 2020 in Adriatico all’Italia erano assegnate 116.982 giornate, nel 2026 71.458, riduzione 40 per cento. Le giornate di pesca nel Mediterraneo occidentale per il Nasello sono passate da 84.761 nel 2020 a 33.036 nel 2026, meno 61 per cento. Dato dei pescatori in Europa, i pescatori in Europa passano dal 1990 con 258.000 a meno di 120.000 oggi. Quello che ha detto il rappresentante dei pescatori è oggettivo, semplice. Siamo al disastro, siamo a una crisi che mette in condizione l’Europa di non essere competitiva. È questa la missione del Piano Comune della Pesca?”.
C’è una specie in pericolo, i Pescatori
“Io credo – conclude Lollobrigida- che la scienza sia un elemento fondamentale. Possiamo preoccuparci di una specie di mare in estinzione che sono i pescatori insieme alle altre specie delle quali attenzioniamo la sorte. Possiamo considerare gli altri fattori che incidono sugli stock ittici e che non sono i pescatori. Possiamo immaginare alcune soluzioni immediate e non rinviabili che riguardano anche il ricambio generazionale, adeguati finanziamenti e certamente semplificazioni. Ho sentito ancora una volta parlare di controlli. Ci arrivano lettere di richiamo sul fatto che i controlli non sono abbastanza. Certamente. Cerchiamo di capire però che nel resto del mondo, mentre noi riempiamo di carte i nostri pescatori, pescano in maniera non particolarmente attenta e sicuramente ben lontana dai nostri standard. Lavorare sulla valorizzazione del pescato europeo, perché siamo totalmente dipendenti dall’estero. Investimenti sul ricambio della flotta Perché farlo? Sul Monumento ai Patrioti Irlandesi c’era una risposta tra le tante. Perché è giusto e dobbiamo anche sbrigarci a farlo e credo che non sia rinviabile l’obiettivo che ci poniamo di salvaguardare le future generazioni europee dall’impoverimento strutturale del nostro sistema produttivo”.