Scelte e scenari mondiali
Crosetto: “L’Italia non può lasciare il Mar Rosso”. E sugli Houthi: “Evitare la tattica del caos dei pasdaran”
La politica estera non è una partita a Risiko e le scelte che un governo mette in campo sono frutto di strategie, riflessioni, posizioni. Nell’intervista rilasciata a La Repubblica, che parte dal paragone con altre scelte fatte da altre nazioni, il ministro della Difesa Guido Crosetto risponde con decisione. Sembra proprio voler rimarcare che il tempo del “facciamo quello che fanno gli altri” visto in tanti Esecutivi che hanno guidato l’Italia in passato è ormai una storia lontana anni luce. Crosetto ricorda al giornalista della Repubblica che «Aspides non è nata come una gita sociale: abbiamo accettato di fare parte di una missione che serve proprio per proteggere i traffici marittimi da cui dipende una parte importante della nostra economia».
Rischio di un caos più grande
Il ministro della Difesa sottolinea che «Siamo andati nel Mar Rosso quando la minaccia Houthi era rilevante, che poi, per mesi, si è fermata. Ora è in atto il tentativo iraniano di aggiungere, a Hormuz, anche lo stretto di Bab el Mandeb per scatenare il caos più grande possibile. A maggior ragione la nostra flotta e gli assetti alleati, che sono lì per quello scopo, non possono andarsene, al momento». Perchè l’obiettivo è «evitare che si blocchi anche lo stretto di Bab el Mandeb: aumenterebbero esponenzialmente i problemi economici che affrontiamo. Il miglior modo per farlo è restare lì e continuare il dialogo con tutti i paesi del Golfo». Se necessario «anche con gli Houthi: bisogna evitare che si rafforzi la tattica del caos perseguita dai pasdaran».
Il sostegno italiano all’Ucraina
Dall’Iran all’Ucraina, altro fronte di conflitto aperto. L’Italia ha sempre sostenuto la causa di Kiev con Crosetto che spiega come «Le esigenze sono diventate molto più specifiche: parliamo di aiuti molto sofisticati, che riguardano la difesa aerea e altri sistemi avanzati e rari. La domanda è cento volte superiore all’offerta. Non è facile aiutarli, pur avendone la volontà» ma «nonostante ciò, io sto lavorando per adempiere al mandato ricevuto dal Parlamento e sto cercando di mettere insieme tutto quello che serve per aiutare l’Ucraina. Conto di finire presto questo lavoro. Anche perché siamo in momento problematico: grande è la difficoltà di Putin e la preoccupazione è che possa alzare il livello dello scontro. E questo ci obbliga ad aiutare ancora di più l’Ucraina».
La prossima manovra economica
Infino uno sguardo all’economia, con la prossima legge di bilancio che sarà l’ultima del mandato di questo governo. Per la Difesa il ministro si aspetta «Il rispetto di quel percorso che abbiamo individuato in maniera razionale con la presidente del Consiglio e i vicepremier. Si è deciso di puntare a uno stanziamento dello 0,30 per cento del Pil nel 2027, circa 6 miliardi, e la stessa cifra anche nel 2028. Uno sforzo che ci consentirà di avere la dignità di una Nazione che mantiene la parola data e che ha le risorse per ricostruire una difesa credibile, che ci metta in sicurezza dalla pazzia del mondo».