La sospensione di Schengen
Crisi dei migranti a Ceuta, il Viminale chiude le frontiere con la Spagna. Accordo con la Francia per i controlli terrestri
La decisione presa dopo il Comitato Analisi sull'Immigrazione e Sicurezza delle Frontiere che Piantedosi ha presieduto al ministero. I Paesi europei appoggiano la linea della fermezza, ma la sinistra italiana strepita
Il Viminale ha chiuso le frontiere marittime e aeree con la Spagna. La misura, che ha durata di un mese e si focalizza sui cittadini di Paesi terzi, arriva a seguito della crisi dei migranti a Ceuta, dove in pochi giorni ci sono stati 60mila arrivi e c’è stata una tardiva corsa ai rimpatri. Una nota del ministero dell’Interno ha chiarito che la decisione è stata assunta dopo «le più recenti acquisizioni informative analizzate in particolare nel Comitato Analisi sull’Immigrazione e Sicurezza delle Frontiere che il ministro Matteo Piantedosi ha presieduto al Viminale». Inoltre, spiega ancora il comunicato, a seguito di un confronto telefonico tra il ministro Piantedosi e l’omologo francese, Laurent Nuñez, è stata condivisa l’opportunità di un rafforzamento dei controlli lungo il confine terrestre tra i due Paesi, nell’ambito di accordi di collaborazione tra forze di polizia già precedentemente sottoscritti tra Francia e Italia.
Il Viminale chiude le frontiere con la Spagna: sospeso Schengen
Si tratta di una decisione che era nell’aria, dopo che di fronte all’arrivo incontrollato di migliaia di migranti su suolo spagnolo la premier Giorgia Meloni aveva avvertito che l’Italia non sarebbe rimasta a guardare e che era pronta a «intervenire anche con strumenti straordinari per difendere i confini e la sicurezza dei cittadini, come la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna».
La sinistra italiana strepita, i Paesi europei stanno con l’Italia
L’ipotesi ha da subito scatenato i riflessi pavloviani della sinistra italiana, per la quale il problema non era la crisi provocata dal proprio idolo, Pedro Sanchez, ma la reazione decisa del governo Meloni a una situazione che mette a rischio l’intera Europa.
E, infatti, mentre Schlein & co hanno preso a stracciarsi le vesti già per la sola ipotesi e hanno proseguito dopo l’annuncio del Viminale, numerosi Stati europei hanno sposato la linea italiana, mettendo Sanchez sul banco degli imputati. La Finlandia e la Danimarca hanno sostenuto apertamente la necessità di sospendere Schengen con Madrid e usato toni molto duri nei confronti del governo Sanchez: «Ha completamente fallito nel proteggere il confine esterno dell’area Schengen». La Francia ha rafforzato i controlli alla frontiera con la Spagna e ha lasciato intendere di essere aperta a misure più drastiche sulla libera circolazione. Anche i Paesi Bassi, che hanno un governo di orientamento progressista, hanno espresso «preoccupazione» e hanno invitato il governo spagnolo a fare «il necessario». Una presa di posizione espressa in maniera più dura dalla Svezia che ha richiamato Madrid ad «adempiere ai suoi impegni nel contesto della cooperazione Schengen».
Von der Leyen: «Da Ceuta immagini inaccettabili»
La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, poi, ha parlato di immagini «inaccettabili» da Ceuta e ha fatto sapere di aver dato mandato al Commissario per gli affari interni e la migrazione, Magnus Brunner, e al Commissario per il Mediterraneo, Dubra Vkasuica, di affiancare Madrid nella gestione dell’emergenza e di essere pronta a fornire un «ulteriore supporto operativo, anche tramite Frontex». Vale a dire nel controllo delle frontiere esterne.
Il cambio di paradigma in Europa
Si tratta di prese di posizione che confermano il radicamento del cambio di paradigma in seno all’Europa, dove si è passati dalla logica della redistribuzione a quella del fermo contrasto agli arrivi illegali. Una nuova prospettiva che si deve in larghissima parte all’azione politica dell’Italia, che la Spagna a guida socialista di Sanchez ha contrastato rivendicando la “diversità” del proprio modello e misure come la mega sanatoria che ha visto la presentazione di 1,2 milioni di domande e ha già portato alla regolarizzazione di 570mla migranti irregolari.
Ma Sanchez pensa ancora di poter dare lezioni
Dopo la visita a Ceuta, dove ha scoperto che dietro ai flussi di migranti ci sono trafficanti e che i trafficanti sono disonesti e dove è stato anche fortemente contestato dai cittadini, però, Pedro Sanchez ha ritenuto di puntare il dito contro Roma. «La solidarietà e l’empatia sono opzionali. Il rispetto dei trattati europei e dei dati, no», ha scritto in un post su X il premier spagnolo Pedro Sanchez, aggiungendo che «non è tempo di dividere. È tempo di continuare a costruire un’Ue forte e unita». La giornata di oggi ha dimostrato con una certa evidenza che l’Europa è unita, solo che non è sulle sue posizioni. Ma Sanchez, perfettamente coerente con la tradizione di certa sinistra, ritiene comunque di dover dare lezioni.