Altro che ricercatore...
Studente? No terrorista di Hamas: l’Idf lo arresta. Si era infiltrato tra i giovani di Gaza diretti a Tor Vergata: sarebbe uno dei macellai del 7 ottobre
Si era mescolato nel gruppo diretto all'ateneo di Roma ma la tecnologia lo ha smascherato: l'unità speciale israeliana ha isolato i suoi tratti somatici e ha avuto conferma che il suo volto figurava nella "black list" dei 7.000 fanatici che assaltarono i kibbutz
Le forze israeliane hanno arrestato un palestinese che avrebbe dovuto raggiungere Roma con un gruppo di studenti. Secondo l’Idf sarebbe coinvolto negli attacchi del 7 ottobre.
Da Gaza a Roma: il terrore di ferma al valico di Kerem Shalom, dove la maschera del presunto studente infiltrato tra altri 17 giovani diretti negli istituti della capitale, sarebbe definitivamente caduta. Sì, perché Mahmoud Al Najjar, ingegnere di Jabaliya con un master in tasca e tre pubblicazioni accademiche all’attivo, per la sicurezza israeliana non sarebbe un giovane palestinese in cerca di riscatto culturale. Bensì un operativo della brigata nord di Hamas. E l’Idf l’ha arrestato prima che riuscisse a partire.
L’Idf arresta uno studente diretto all’università di Roma Tor Vergata: “È un terrorista di Hamas”
Il sospetto terrorista è stato fermato dalle Forze di difesa israeliane (Idf) proprio mentre si accingeva a coronare quello che per le forze di sicurezza di Israele era il suo piano: infiltrarsi nel contingente di universitari protetti dai corridoi umanitari e sbarcare a Roma, destinazione Università di Tor Vergata. Ironia della sorte, sarebbe stata proprio la tecnologia a tradire l'”ingegnere” miliziano di Hamas, sfuggito alla caccia per quasi tre anni. Sarebbe stato infatti il sofisticato strumento del riconoscimento facciale impiegato dall’intelligence dello Stato ebraico a smascherare la sua copertura.
Il sospetto “ingegnere” ha partecipato al massacro del 7 0ttobre: tradito proprio dalla tecnologia
L’algoritmo non dimentica. E incrociando i dati con i macabri filmati di propaganda che gli stessi macellai di Hamas avevano orgogliosamente diffuso online durante i pogrom del 7 ottobre 2023, l’unità speciale israeliana ha isolato i tratti somatici di Al Najjar. E, guarda caso, è venuto fuori che i connotati fisiognomici del suo volto figuravano nella “black list” dei 7.000 fanatici che assaltarono i kibbutz del sud. Partecipando al massacro di 1.200 persone, e al sequestro di oltre 250 ostaggi.
La portavoce dell’Idf: «È un terrorista operativo»
Così, proprio mentre le emittenti di Gaza e i network palestinesi, come Drop Site, tentano la narrazione vittimistica – parlando di un “ricercatore” strappato ai suoi sogni di gloria universitaria. E descrivendolo come l’unico sopravvissuto di un raid in cui ha perso la famiglia – la portavoce dell’Idf, Ariella Mazor sgombera il campo da ogni equivoco: «Non si trattava di uno studente fermato per motivi di studio. È un terrorista operativo».
Infiltrato speciale in missione per conto di Hamas?
La vicenda, al netto del rischio vissuto ma prodigiosamente sventato, torna dunque a puntare i riflettori sui sistemi di filtraggio e sicurezza legati all’accoglienza, senza inibire la riuscita del progetto in corso per il gruppo di universitari in cui Al Najjar si era mimetizzato. Gli ultimi 17 studenti in viaggio, infatti, è regolarmente arrivato nella capitale, inserito nell’iniziativa promossa dall’Italia a sostegno degli studenti della Striscia, che dallo scorso autunno ha già portato nel nostro Paese ben 229 giovani.
Un assist umanitario vitale, che ha rischiato di trasformarsi in un pericoloso cavallo di Troia ma, che per fortuna e perizia e esperienza collaudate, non ha passato il varco di rigorosi controlli blindati.