Business da 30 miliardi
Stop all’utero in affitto, il governo Meloni detta la linea all’Onu: “Donne e bambini non sono merce”
Il governo Meloni guida il fronte delle nazioni che intendono fermare il business globale dell’utero in affitto: un affare da 30 miliardi di dollari l’anno che vede donne e bambini trattati alla stregua di merce. All’Onu prende in questi giorni forma una coalizione internazionale sostenuta dall’Italia e dal Vaticano per arrivare a una moratoria mondiale sulla maternità surrogata.
L’Italia si conferma all’avanguardia nella difesa della dignità della donna e dei diritti dei minori. Dopo aver introdotto il reato universale di maternità surrogata, il governo guidato da Giorgia Meloni porta ora la sua battaglia sul piano internazionale. A Ginevra, durante una sessione delle Nazioni Unite dedicata ai diritti umani, è stato compiuto un passo importante verso la costruzione di una coalizione di Stati favorevoli a una moratoria globale sull’utero in affitto.
Utero in affitto: un business da 30 miliardi di dollari
Al Consiglio Diritti Umani è intervenuta Reem Alsalem, relatrice speciale dell’Onu sulla violenza contro le donne e le ragazze, che già nel 2025 aveva inserito la Gpa tra le forme di violenza. A Ginevra ha presentato un rapporto specifico sulle madri; povertà, discriminazioni, marginalità economica, migrazioni e guerre si accaniscono contro di loro. Con la Gpa, con il suo giro d’affari stimato tra i 23 e i 32 miliardi di dollari, le madri surrogate sperimentano molte forme di violenza e discriminazione, tra cui sfruttamento, manipolazione psicologica e dipendenza. Se il bambino non corrisponde a ciò che era stato pattuito, i contratti tra i genitori committenti e la donna che porta avanti la gravidanza possono prevedere l’aborto forzato. Esiste poi il trauma da separazione forzata del neonato subito dopo la nascita.
L’Italia protagonista all’Onu
A promuovere il confronto è stata la delegazione italiana, impegnata da tempo nel denunciare i rischi legati alla maternità surrogata. Nel corso dell’incontro è emersa la volontà di arrivare a una dichiarazione politica condivisa che ribadisca principi fondamentali: la dignità della persona, la tutela delle donne e la protezione dei bambini. Una linea che si inserisce perfettamente nell’azione portata avanti dall’esecutivo Meloni, che ha fatto della difesa della natalità, della famiglia e dell’infanzia uno dei cardini della propria agenda politica.
Roccella: «Serve una risposta internazionale»
«La Dichiarazione – ha rilanciato il ministro per la famiglia Eugenia Roccella nell’incontro di presentazione di lunedì 22 giugno – riafferma principi già sanciti dagli strumenti fondamentali del diritto internazionale dei diritti umani. La Dichiarazione ora viene sottoposta al vaglio della diplomazia internazionale: il primo obiettivo è l’adozione di una moratoria internazionale sulla Gpa, ma l’orizzonte è lo sviluppo di un quadro giuridico internazionale per abolirla in tutto il mondo. «Collaboriamo – ha continuato il ministro italiano – per garantire che le donne siano protette dallo sfruttamento, che i bambini siano tutelati dalla mercificazione e che la dignità umana rimanga al centro di ogni politica che perseguiamo». «La dignità umana fondamentale non può dipendere dai confini geografici», ha concluso Roccella.