Il convegno alla Camera
Stop all’immigrazione irregolare: FdI presenta i numeri del governo Meloni su rimpatri e sbarchi
Nei primi cinque mesi del 2026, rispetto allo stesso periodo del 2022, si sono registrati il 43% in meno di sbarchi. Inoltre, nel 2024 e 2025, c'è stato un decremento di arrivo al 57% rispetto al 2023. Non meno importanti i dati sull'Albania che dimostrano come l'80% degli irregolari nel Cpr di Gjader abbia commesso gravi reati
Politica - di Gabriele Caramelli - 3 Giugno 2026 alle 19:04
Nel 2022 il governo Meloni ha ereditato una situazione catastrofica, con un grande aumento dei flussi migratori illegali, ma negli ultimi anni la situazione è cambiata radicalmente grazie a un impegno sul blocco dell’immigrazione clandestina. I risultati sono stati presentati da Fratelli d’Italia in una conferenza con Galeazzo Bignami, Francesco Filini, Giovanni Donzelli, Sara Kelany e Lucio Malan. Nei primi cinque mesi del 2026, rispetto allo stesso periodo di 4 anni fa, c’è stato un decremento di sbarchi a meno 43%. Inoltre, tra il 2024 e il 2025 c’è stato il 57% in meno di arrivi rispetto al 2023 e meno 36% rispetto alle statistiche del 2022.
Stop all’immigrazione irregolare, Bignami: «Il nostro programma offre coerenza
«L’illustrazione dimostra come tutto il processo sul tema delle migrazioni abbia dato una risposta in linea con quelle che erano le premesse del nostro programma elettorale – ha spiegato Bignami -. Se qualcuno andrà a verificare, troverà una piena coerenza». Poi ha ricordato l’importanza del potenziamento dei Cpr «nate con la legge Turco-Napolitano, che non sono due esponenti dell’attuale esecutivo, ma su cui si fondano le politiche di rimpatrio. Fa sorridere chi parla di 164 milioni di euro spesi nell’Albania, che è diventato un modello europeo, e magari sperperava nell’accoglienza 4 miliardi e 800mila euro». Inoltre, come ha rammentato il capogruppo alla Camera, «nell’esecutivo guidato da Gentiloni nel 2017 l’accoglienza indiscriminata era quantificata in un costo di 5 miliardi di euro all’anno».
Malan: «La migrazione deve avvenire nell’ambito della legalità»
«La migrazione deve avvenire nell’ambito della legalità e non dev’essere lasciata nelle mani di criminali», ha affermato Malan, per poi aggiungere che «l’azione svolta dal governo a livello europeo ha avuto una serie di effetti, alcuni emersi in questi giorni come l’accordo sui rimpatri». La politica delle porte aperte e la redistribuzione dei migranti di cui parlava la sinistra ha avuto «risultati minimali e dunque bisogna intervenire sulla difesa dei confini nel nome della legalità. L’accoglienza non può che avvenire in una possibilità di integrazione, ma bisogna che si rispettino delle regole. Se qualcuno passa davanti a coloro che rispettano la procedure, è evidente che l’accettazione diventa complessa da applicare». Il capogruppo dei senatori di FdI ha spiegato che, con le norme di contrasto al fondamentalismo islamico, il governo vuole «prevenire ciò che succede in alcuni Paesi, dove non vige più la legge principale e simile alla nostra».
Lucio Malan ha sottolineato anche l’importanza del Piano Mattei, per trovare un punto d’incontro sui Paesi africani da cui proviene la maggioranza dei migranti. Non è di secondo piano anche il recente trattato con la Romania, firmato da Giorgia Meloni e dal premier Marcel Ciolacu, che «consente ai romeni condannati in via definitiva nel nostro Paese di scontare la pena nel loro Paese.
Donzelli: «Con noi meno sbarchi, più rimpatri e meno morti in mare»
A parlare del traffico di esseri umani è stato Giovanni Donzelli, che ha sottolineato: «Lo scafista non sceglie chi ha le condizioni economiche più drammatiche o le persone che possono inserirsi, ma chi paga di più. Ciò che facciamo, ossia spostare i flussi irregolari a quelli regolari, è un tentativo di gestire un fenomeno complesso, che prima del governo Meloni non veniva regolarizzato». Inoltre, «se dovessimo tornare alle politiche precedenti non solo svanirebbe tutto ciò che è stato fatto in questi anni, ma metteremmo a rischio non soltanto l’Italia ma anche le porte d’Europa. I dati dimostrano che la rotta intrapresa sta funzionando: meno sbarchi, più rimpatri e meno morti in mare. È la prova che governare il fenomeno è più efficace e più giusto che subirlo».
Filini: «L’immigrazione irregolare è un problema e va perseguita»
Come ha spiegato Filini, «per noi l’immigrazione irregolare rappresenta un problema e va perseguita, perché è un reato. A Parigi, dopo la vittoria del Psg in Champions league abbiamo assistito a macchine incendiate, diversi feriti e anche un morto. Non vogliamo che si ripeta quel paradigma e il governo Meloni sta portando un nuovo modello di gestione migratoria anche in Europa». Ci avevano detto che l’Unione sull’immigrazione non sarebbe stata a sentire nessuno – ha concluso il deputato di FdI – e invece oggi siamo qui a certificare che ha adottato il modello Italia per la gestione dei flussi migratori e per il contenimento dell’immigrazione clandestina».
Kelany: «Abbiamo ribaltato il programma decennale di politiche immigrazioniste»
Nel 2025 c’è stato il 50% in più di rimpatri rispetto al 2022, mentre da gennaio ad aprile 2026 si sono verificati 2967 espulsioni (forzati e volontari ndr). È stata Sara Kelany a spiegare come questo incremento di allontanamenti sia stato possibile, grazie a un impegno politico capillare: «Abbiamo ribaltato il programma decennale di politiche immigrazioniste della sinistra, insopportabili per chiunque in quattro mosse: controllo dei confini, tutela dei confini esterni, lotta senza quartiere ai trafficanti di esseri umani e anche grazie al partenariato Italia-Albania». A proposito dell’ultima collaborazione, secondo i dati forniti nel corso della convegno, l’80% dei migranti trasferiti nel Cpr di Gjader ha gravi precedenti penali, tra cui violenza sessuale, rapine particolarmente efferate e traffico di droga.
In sostanza, «i dati confermano l’efficacia dell’azione del Governo: nei primi cinque mesi del 2026 gli sbarchi sono diminuiti del 43% rispetto allo stesso periodo del 2022 – praticamente dimezzati quindi rispetto a quando era in carica il governo Draghi – e quasi dell’80% rispetto allo stesso periodo del 2023. In parallelo i rimpatri sono aumentati del 50% rispetto al 2022. Sale anche il tasso di rimpatrio che nei primi mesi del 2026 supera quota 30%