Violenza sui prof
Scuola, Valditara: “Oggi c’è un grave cortocircuito educativo. Bisogna anche saper dire no”
“Dobbiamo prendere atto di un cambiamento profondo. La parola dell’adulto è stata sostituita», avverte il ministro. “Non si ha più rispetto per l’autorità”
«I giovani non sono più abituati a ricevere dei “no”». È qui, più che nelle tracce della prima prova o nella nuova griglia dell’orale, che Giuseppe Valditara colloca il vero esame della scuola italiana. Mentre oltre 527mila studenti si preparano alla maturità 2026, il ministro dell’Istruzione e del Merito sposta il discorso dal calendario degli scritti alla tenuta dell’autorità educativa. La violenza contro i professori, dice in una intervista a Libero Quotidiano, non è una sequenza di episodi isolati, ma «il riflesso di una crisi più ampia, valoriale, identitaria, che investe il rapporto tra le giovani generazioni e il mondo degli adulti».
Il cortocircuito
Il ministro individua il punto di rottura nel cedimento degli adulti. «Per troppo tempo si è guardato con sospetto a qualsiasi forma di autorità», afferma. «La figura del “maestro”, nella sua dimensione verticale, si è dissolta. Oggi tutto è orizzontale». Il rispetto non è più una parola d’ordine nelle classi moderne. Come spiega Valditara, «si è diffusa l’idea che educare significasse esclusivamente comprendere, giustificare, evitare il conflitto».
«La famiglia ha un ruolo decisivo. Anche questa istituzione è stata volutamente delegittimata ma nessuna istituzione potrà mai sostituirla completamente». Ma c’è un però: «Troppi genitori oggi si comportano come sindacalisti dei propri figli». Difendono, contestano, impugnano voti, negano l’evidenza. Il risultato, secondo il ministro, è un messaggio devastante per i ragazzi: le regole valgono per gli altri, non per te. «Questo è un cortocircuito educativo gravissimo». E quando la scuola diventa il primo luogo in cui arriva un limite, quel limite può trasformarsi in urto, rifiuto, aggressione.
Social e identità
Nel ragionamento di Valditara le piattaforme digitali non sono un dettaglio tecnologico, ma un nuovo ambiente educativo. «Dobbiamo prendere atto di un cambiamento profondo. La parola dell’adulto è stata sostituita dalla parola dei social», avverte. L’identità dei ragazzi, prima costruita tra famiglia, scuola e comunità, oggi passa da piattaforme che «premiano la visibilità immediata, il narcisismo, l’esaltazione dell’io, l’esibizione di sé, la spettacolarizzazione h24». Per questo il ministro considera non più rinviabile il tema dei limiti digitali, compresa la proposta di vietare l’uso dei social ai minori di 16 anni. «La proposta di legge pone una questione reale e non più rinviabile».
Il discorso si allarga poi all’integrazione. «In tutti questi anni si è andati solo in un senso, verso l’inclusione a tutti i costi. E oggi ci troviamo a farne i conti», dice Valditara. E chiede una proposta più esigente: integrazione significa reciprocità, adesione a valori non negoziabili, rispetto della dignità della persona, della laicità dello Stato e della Costituzione. Qui l’affondo è culturale prima che amministrativo: un Occidente che non sa più dire chi è non può pretendere di integrare chi arriva da altrove. Molti episodi di cronaca vedono come protagonisti i cosiddetti “italiani di seconda generazione”.
«Le nuove indicazioni nazionali rafforzano la cultura della regola e il senso della nostra identità. E questo non per nostalgia, quanto perché un ragazzo che non conosce da dove viene non sa dove andare, e un Paese che non trasmette la propria identità non può pretendere che qualcuno si integri», spiega. «Le norme, come quelle che abbiamo introdotto sulla condotta, sono certamente necessarie, ma devono essere accompagnate da una famiglia presente, una comunità educante e una società capace di trasmettere valori. La scuola deve saper innanzitutto individuare e valorizzare i talenti di ogni giovane, deve saper coinvolgere e motivare ogni studente. Ecco perché ho insistito tanto sulla personalizzazione della didattica. Dobbiamo avere il coraggio di educare. Che significa prima di tutto avere rispetto di sé e degli altri».
Maturità, condotta e regole
Le novità dell’esame vanno lette dentro questa cornice. La maturità torna a chiamarsi così, l’orale diventa più strutturato, le commissioni scendono a cinque membri, il colloquio parte dal percorso personale dello studente e prosegue con discipline, Pcto, educazione civica e prove scritte. La “scena muta” non sarà più tollerata: chi si presenta e rifiuta pretestuosamente di sostenere il colloquio viene bocciato.
Anche la condotta pesa di più. Con il 6 si dovrà discutere un elaborato critico in materia di cittadinanza attiva e solidale; con il 5 non si viene ammessi. Il voto finale resta in centesimi, ma la stretta sui bonus restringe gli spazi di indulgenza: fino a tre punti solo per chi arriva almeno a 90.