Cobolli in finale con Zverev
Roland Garros, niente derby italiano: Arnaldi si ritira, il medico spiega cosa può essere successo
Il fisiatra: "Quasi 20 ore in campo: ecco perché il fisico può diventare più vulnerabile ai virus"
Matteo Arnaldi si ritira dal Roland Garros e Flavio Cobolli vola in finale senza giocare. Il 25enne ligure è stato costretto a ritirarsi a causa di un virus influenzale accusato nelle ultime ore. La notizia è arrivata a pochi minuti dall’inizio della partita, fissata per le ore 19. Cobolli raggiunge così Zverev nella finale del Roland Garros, che si svolgerà domenica 7 giugno sul Philippe-Chatrier e da lunedì prossimo esordirà nella top ten del ranking Atp. Cosa può avere provocato i disturbi di Arnaldi?
Arnaldi si ritira, ipotesi virus: parla il medico-fisiatra
“Ha battuto ogni record di ore giocate per arrivare a una semifinale Slam nella storia e gli sforzi fisici massimali rendono più vulnerabili alle infezioni. Un picco di ormoni dello stress, un calo delle difese immunitarie e un ridotto apporto di ossigeno all’intestino”: ecco cosa può essere successo all’atleta secondo l’analisi di Andrea Bernetti. “Il ritiro di Matteo Arnaldi a un passo dalla semifinale del Roland Garros lascia l’amaro in bocca agli appassionati, e a chi aspettava il primo derby italiano della storia in semifinale a livello Slam. Oltre alla sfortuna di un evento del genere a un passo da una partita storica, quello che è capitato al tennista ligure fornisce degli interessanti spunti di riflessione”: così spiega il medico-fisiatra, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’UniSalento e segretario generale della Simfer (Società italiana di medicina fisica e riabilitativa).
Il ritiro di Arnaldi, il fisiatra: “Ha portato l’organismo al limite”
“Arnaldi – spiega l’esperto all’Adnkronos Salute – non ha semplicemente giocato tanto, ma ha battuto ogni record di ore giocate per arrivare ad una semifinale Slam nella storia: 19 ore e 42 minuti di gioco effettivo. Questo non è infatti solo il primato del torneo parigino; ma rappresenta il record assoluto in tutti i tornei del Grande Slam da quando esiste il cronometraggio ufficiale. Aver accumulato un simile minutaggio significa aver portato l’organismo al limite”. E “la letteratura scientifica spiega molto bene la suscettibilità alle infezioni gastroenteriche in condizioni di sforzi fisici”, sottolinea Bernetti, commentando l’ipotesi che sia stato un virus a mettere Ko l’atleta. In conferenza stampa all’Open di Francia, infatti, Arnaldi ha descritto i sintomi che lo hanno costretto al ritiro: vomito ripetuto dalla scorsa notte e un malessere che “non migliorava. Non potevo mangiare” e “ogni volta che mi alzavo mi sentivo male. Credo sia una sorta di virus perché sentivo freddo. Penso di aver avuto febbre durante il giorno”.
Il picco di ormoni dello stress
“A causa dello sforzo massimale – illustra il medico-fisiatra – si verifica un picco di ormoni dello stress. E una drastica riduzione transitoria dei linfociti e delle immunoglobuline di tipo A: (molto importanti nella protezione delle pareti intestinali dalle aggressioni virali). Creando quindi una finestra temporale in cui l’atleta è paradossalmente molto più vulnerabile alle infezioni rispetto a una persona sedentaria. A questa temporanea riduzione delle difese immunitarie, si unisce una riduzione dell’apporto di ossigeno all’intestino; in quanto il sangue viene preferenzialmente dirottato verso la muscolatura durante lo sforzo: con un danno delle complesse giunzioni proteiche che ‘sigillano’ la parete intestinale aumentandone la permeabilità. Di conseguenza batteri, tossine e virus hanno maggiore facilità ad attraversare la mucosa, innescando potenziali infezioni gastroenteriche”.
Come prevenire questi disturbi
“Per prevenire o mitigare questa drammatica cascata di eventi – suggerisce Bernetti – in primo luogo è fondamentale un protocollo di idratazione e reintegro glucidico: poiché la disidratazione amplifica questa situazione. Inoltre, l’assunzione preventiva di L-glutammina risulta essenziale, essendo questo amminoacido molto importante per le cellule intestinali, ed è capace di ridurre l’aumento della permeabilità intestinale indotta dall’esercizio estremo. A onor del vero – osserva lo specialista – è difficile dire cosa, e se, si sarebbe potuto fare di diverso. Il caso Arnaldi è infatti un caso unico, era dal 1992 che un atleta non giocava così tanto in un torneo Slam e stiamo parlando di un’era tennistica e della medicina estremamente distante da oggi, il suo fisico è stato veramente portato al limite. Speriamo che possa recuperare presto e andare in fondo ai prossimi tornei”, conclude Bernetti.