Spari sulla folla e due morti
Rappresaglia contro le donne in Afghanistan: decine di arresti con la scusa del velo indossato male
Il regime islamico nega il deciso di due persone, che è stato garantito dai media e anche da fonti ospedaliere. Anche gli uomini si sono uniti alla protesta, chiedendo libertà, lavoro e istruzione, anziché repressione. Anche loro sono stati presi di mira
Esteri - di Gabriele Caramelli - 11 Giugno 2026 alle 17:02
È bastato un hijab leggermente fuori posto, un gesto del tutto involontario, perché martedì scorso la città afghana di Herat si trasformasse in un campo di battaglia. In una mattina qualunque, tra il frastuono dei mercati e i bisbigli dei passanti, la polizia morale talebana è arrivata sulle strade come un fulmine a ciel sereno, distruggendo la precaria normalità del centro abitato e arrestando svariate donne con la scusa di non indossare adeguatamente l’abbigliamento islamico
Il governo ha definito l’intervento come una «esigenza divina», che ha portato a un fiume di rabbia e paura, da cui è scaturito un lago di sangue, proteste e repressione. l’Afghanistan è diventato una prigione a cielo aperto per le donne, criminalizzate anche per una sottigliezza. Le strade hanno visto gli scontri tra civili e forze militari talebane, che hanno scatenato una caccia alle streghe. Tante donne sono state arrestate in massa, mentre le proteste dei familiari sono state represse con la violenza: al momento si stimano già due morti.
Rappresaglia contro le donne in Afghanistan: decine di arresti con la scusa del velo indossato male
Gli agenti del Ministero per la Propagazione della Virtù e la Prevenzione del Vizio, primo fattore scatenante dell’ira dei cittadini, hanno iniziato a fermare auto e mezzi, arrestando decine di donne con l’accusa di aver indossato l’hijab in modo «improprio». Secondo le famiglie locali, non si è trattato soltanto di un sopruso legale, ma di una lacerazione profonda all’onore parentale: in una società come quella afghana, il «maneggiamento» forzato di madri e figlie da parte di uomini estranei viene considerato come un’offesa intollerabile alla dignità.Secondo varie testimonianze raccolte dai media locali, le donne finite in manette erano in realtà erano completamente coperte. La reazione è stata fulminea: con gruppi WhatsApp clandestini, i civili si sono organizzati per difendere le proprie sorelle e figlie, scegliendo di combattere senza timore il divieto di assembramento.