Funzionario infedele nei guai
Per anni avrebbe “riciclato” le marche da bollo dei defunti applicando quelle usate: scoperta la truffa da 28mila euro
Il presunto funzionario infedele per anni avrebbe sottratto sistematicamente marche da bollo destinate alle pratiche funerarie, approfittando del proprio ruolo all'interno del Comune di Como
Per anni avrebbe sottratto sistematicamente marche da bollo destinate alle pratiche funerarie, approfittando del proprio ruolo all’interno del Comune di Como. Un dipendente pubblico di 56 anni, funzionario dell’Ufficio di Stato Civile, è finito al centro di una complessa indagine della Guardia di Finanza. Che ha portato alla contestazione di diversi reati, tra cui peculato, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici; soppressione e distruzione di atti veri e falsificazione di valori di bollo. Secondo la Procura di Como, l’uomo avrebbe sottratto nel corso degli ultimi quattro anni circa 1.700 marche da bollo da 16 euro ciascuna, provocando un danno economico stimato in 27.904 euro.
L’indagine partita da una segnalazione interna
L’inchiesta è nata grazie alla segnalazione di un dipendente comunale che aveva evidenziato alcune anomalie nelle procedure amministrative dell’Ufficio Morti dello Stato Civile di Como. Da quel momento il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza ha avviato una lunga attività investigativa, svolta in collaborazione con la stessa amministrazione comunale. I primi accertamenti hanno riguardato le pratiche di cremazione e dispersione delle ceneri gestite dall’ufficio comunale e dall’Ufficio Decessi dell’ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia. Gli approfondimenti hanno portato al sequestro di oltre 4.900 fascicoli relativi a decessi avvenuti tra il 2022 e il 2025, per un totale di circa 15mila documenti esaminati. Nel corso delle indagini sono stati inoltre ascoltati titolari di imprese funebri, dipendenti comunali e altri soggetti coinvolti nelle procedure amministrative.
Come funzionava il presunto sistema
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il funzionario si sarebbe fatto consegnare dalle imprese di onoranze funebri le marche da bollo necessarie per completare le pratiche amministrative. Talvolta chiedendone addirittura un numero superiore rispetto a quello richiesto dalla normativa. Le marche da bollo, però, non sarebbero state applicate sui documenti ufficiali. Al contrario, il dipendente se ne sarebbe appropriato, utilizzando poi diversi stratagemmi per mascherare l’ammanco e rendere apparentemente regolari i fascicoli.
Marche riutilizzate fino a tre volte
Le verifiche della Guardia di Finanza avrebbero fatto emergere un sistema particolarmente elaborato. In numerosi fascicoli sono state trovate marche da bollo già utilizzate in precedenza e successivamente rimosse da altre pratiche. In alcuni casi gli stessi valori bollati sarebbero stati impiegati due o addirittura tre volte per documenti relativi a persone diverse. Gli investigatori avrebbero inoltre accertato la modifica manuale dei numeri seriali e delle date riportate sulle marche da bollo, alterati con una penna per rendere più difficile l’individuazione delle irregolarità. In altri fascicoli, al posto degli originali, sarebbero state inserite semplici fotocopie delle marche da bollo.
Perquisizioni, sequestro e misura cautelare
Nel corso delle indagini la Guardia di Finanza ha eseguito una perquisizione nei confronti dell’indagato; e disposto un sequestro preventivo finalizzato alla futura confisca di 27.904 euro: somma corrispondente al presunto profitto dei reati contestati. Per il funzionario è stata inoltre applicata una misura cautelare personale che per un periodo gli ha imposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Nei giorni scorsi è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto che precede l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.
Le accuse della Procura
La posizione del dipendente comunale è ora al vaglio della magistratura. Le contestazioni formulate dagli inquirenti sono particolarmente gravi e comprendono il peculato, reato che punisce il pubblico ufficiale che si appropria di denaro o beni di cui ha la disponibilità per ragioni d’ufficio. A queste si aggiungono le accuse di falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, soppressione e distruzione di atti veri e falsificazione di valori di bollo. L’inchiesta rappresenta uno dei più rilevanti casi di presunte irregolarità amministrative emersi negli ultimi anni nel Comasco. E ha portato alla luce un sistema che, secondo gli investigatori, sarebbe andato avanti indisturbato per circa quattro anni.